Ilaria Salis, il 23 si vota sull’immunità parlamentare: “Grave se si cedesse alla vendetta di Orban”
di Viola GiannoliL’immunità parlamentare, sì o no. Sono giorni cruciali per Ilaria Salis, eurodeputata eletta con Avs dopo la lunga prigionia in Ungheria dove, pende su di lei un processo per lesioni nel quale rischia fino a 24 anni di carcere.
Una settimana e poi tra le 10 e le 13 di martedì 23 settembre la commissione Juri (Affari legali) del parlamento europeo dovrà esprimersi sulla sua immunità parlamentare. Un primo voto a cui seguirà, in caso di parere favorevole alla revoca dell’immunità, quello della prima plenaria utile dell’Europarlamento fissata al momento per il 7 ottobre.
Sarà a quel punto un giudizio definitivo per Salis. Gli unici due scenari all’orizzonte sono la revoca totale dell’immunità, con la decadenza dunque dalla carica di eurodeputata e la ripresa del processo a Budapest sospeso dalla sua elezione, oppure la conferma dell’immunità parlamentare.
Il destino politico e personale di Salis si gioca su un pugno di voti, sarà necessaria una maggioranza di centrodestra. Dalla sua par…
L’immunità parlamentare, sì o no. Sono giorni cruciali per Ilaria Salis, eurodeputata eletta con Avs dopo la lunga prigionia in Ungheria dove, pende su di lei un processo per lesioni nel quale rischia fino a 24 anni di carcere.
Una settimana e poi tra le 10 e le 13 di martedì 23 settembre la commissione Juri (Affari legali) del parlamento europeo dovrà esprimersi sulla sua immunità parlamentare. Un primo voto a cui seguirà, in caso di parere favorevole alla revoca dell’immunità, quello della prima plenaria utile dell’Europarlamento fissata al momento per il 7 ottobre.
Sarà a quel punto un giudizio definitivo per Salis. Gli unici due scenari all’orizzonte sono la revoca totale dell’immunità, con la decadenza dunque dalla carica di eurodeputata e la ripresa del processo a Budapest sospeso dalla sua elezione, oppure la conferma dell’immunità parlamentare.
Il destino politico e personale di Salis si gioca su un pugno di voti, sarà necessaria una maggioranza di centrodestra. Dalla sua parte sono schierati i socialisti, i Verdi, The Left. Dall’altra i conservatori, i patrioti, i popolari. Di questi, dai quali in sostanza dipende l’esito del voto, fa parte il relatore del provvedimento, lo spagnolo Adrián Vázquez Lázara, intenzionato a chiedere la revoca dell’immunità perché i fatti di cui Salis è accusata – il presunto pestaggio di tre neonazisti l’11 febbraio 2023 a Budapest durante il cosiddetto Giorno dell’onore che richiama in Ungheria migliaia di nostalgici delle SS – sono avvenuti prima della sua elezione a Strasburgo.
Elezione (e candidatura da parte di Avs) maturata proprio per tirarla fuori dalle condizioni di detenzione «disumane» che per 15 mesi ha vissuto e denunciato.
La decisione sull’immunità di Salis sarebbe dovuta arrivare prima dell’estate. Ma il 4 giugno scorso, durante una riunione a porte chiuse, gli eurodeputati di sinistra, verdi, socialisti e i liberali non avevano ritenuto le risposte del procuratore ungherese sufficienti a procedere con la revoca. Diversi eurodeputati avevano inoltre sollevato dubbi sulla possibilità di garantire in Ungheria un processo equo, citando a supporto alcuni post social del portavoce di Viktor Orban, Zoltan Kovacs, che mostrano un'immagine generata con l'intelligenza artificiale raffigurante Salis dietro le sbarre.
La stessa eurodeputata in un video-appello ai suoi colleghi dell’Europarlamento aveva chiesto di votare contro la revoca dell’immunità, un voto – sosteneva – non solo determinante a livello personale, ma tutto politico, «che riguarda l’Europa e la democrazia».
Ora aggiunge: «Ribadisco la mia fiducia nei colleghi chiamati a pronunciarsi in commissione. Sarebbe estremamente grave e irrazionale se la commissione e il Parlamento europeo si piegassero alle pulsioni vendicative di Orban e di un governo illiberale e anti-europeista che, come lo stesso Parlamento ha più volte certificato, ha progressivamente smantellato lo Stato di diritto e le garanzie democratiche in Ungheria».
«Confido – aggiunge - che le pressioni dell'estrema destra sui settori più moderati non abbiano successo e che prevalgano le forze democratiche. La revoca della mia immunità non significherebbe affatto sottopormi a giustizia, ma consegnarmi a un processo-farsa orchestrato dal potere politico di un paese autocratico dai tratti sempre più fascisti e oppressivi, dove a un'oppositrice politica è evidentemente negata ogni possibilità di giusto processo».