Papa Leone su Gaza: “Palestinesi costretti a lasciare la propria terra, condizioni inaccettabili”
di Iacopo ScaramuzziPapa Leone XIV esprime la propria “vicinanza al popolo palestinese a Gaza che continua a vivere nella paura e a sopravvivere in condizioni inaccettabili, costretto con la forza a spostarsi ancora una volta dalle proprie terre” e fa l’ennesimo appello al cessate-il-fuoco e alla ricerca di una “soluzione diplomatica negoziata”.
“Soluzione diplomatica”
“Esprimo la mia profonda vicinanza al popolo palestinese a Gaza che continua a vivere nella paura e a sopravvivere in condizioni inaccettabili, costretto con la forza a spostarsi ancora una volta dalle proprie terre”, ha detto Prevost. “Davanti al Signore Onnipotente che ha comandato ‘non ucciderai’ e al cospetto dell’intera storia umana, ogni persona ha sempre una dignità inviolabile da rispettare e custodire. Rinnovo l’appello al cessate-il-fuoco, al rilascio degli ostaggi, alla soluzione diplomatica negoziata e al rispetto integrale del diritto umanitario internazionale. Invito tutti a unirsi alla mia accorata preghiera – ha detto il Pa…
Papa Leone XIV esprime la propria “vicinanza al popolo palestinese a Gaza che continua a vivere nella paura e a sopravvivere in condizioni inaccettabili, costretto con la forza a spostarsi ancora una volta dalle proprie terre” e fa l’ennesimo appello al cessate-il-fuoco e alla ricerca di una “soluzione diplomatica negoziata”.
“Soluzione diplomatica”
“Esprimo la mia profonda vicinanza al popolo palestinese a Gaza che continua a vivere nella paura e a sopravvivere in condizioni inaccettabili, costretto con la forza a spostarsi ancora una volta dalle proprie terre”, ha detto Prevost. “Davanti al Signore Onnipotente che ha comandato ‘non ucciderai’ e al cospetto dell’intera storia umana, ogni persona ha sempre una dignità inviolabile da rispettare e custodire. Rinnovo l’appello al cessate-il-fuoco, al rilascio degli ostaggi, alla soluzione diplomatica negoziata e al rispetto integrale del diritto umanitario internazionale. Invito tutti a unirsi alla mia accorata preghiera – ha detto il Papa – affinché sorga presto un’alba di pace e di giustizia”.
Con i parenti dei prigionieri ucraini
Leone XIV ha ricevuto una delegazione di familiari dei prigionieri di guerra ucraini e dei dispersi. L'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Andrii Yurash ha così descritto l'incontro odierno con il Papa: "Un'altra fonte di ispirazione e di speranza: durante l'udienza generale di questa mattina Papa Leone XIV ha incontrato un gruppo di donne ucraine, i cui cari, figli, fratelli, padri, si trovano ora in prigionia russa. Ringraziando per i numerosi doni ricevuti dalle donne ucraine, il Santo Padre, come sempre, ha espresso il suo cordiale sostegno e ha benedetto gli ucraini che soffrono per gli orrori indicibili della guerra".
Onomastico papale
Oggi, ricorrenza di san Roberto Bellarmino, è l’onomastico del Papa, al secolo Robert Francis Prevost. Tra i fedeli che hanno saluto il Papa in piazza San Pietro nel corso del suo giro in papamobile all’inizio dell’udienza, un bambino teneva un cartello augurale, “buon onomastico”, e auguri gli sono stati rivolti dai diversi speaker in lingua. In Vaticano il giorno dell’onomastico del Pontefice è festivo. Il Papa ha ringraziato tutti per gli auguri a conclusione dell’udienza.
“Imparare ad attendere”
Nella catechesi, che ha dedicato al racconto evangelico della deposizione di Gesù nel sepolcro, il Papa ha sottolineato che “Gesù, sepolto nella terra, è il volto mite di un Dio che non occupa tutto lo spazio. È il Dio che lascia fare, che attende, che si ritira per lasciare a noi la libertà. È il Dio che si fida, anche quando tutto sembra finito. E noi, in quel sabato sospeso, impariamo che non dobbiamo avere fretta di risorgere: prima occorre restare, accogliere il silenzio, lasciarci abbracciare dal limite. A volte cerchiamo risposte rapide, soluzioni immediate. Ma Dio lavora nel profondo, nel tempo lento della fiducia”. In questo senso, “noi facciamo fatica a fermarci e a riposare. Viviamo come se la vita non fosse mai abbastanza. Corriamo per produrre, per dimostrare, per non perdere terreno. Ma il Vangelo ci insegna che saperci fermare è un gesto di fiducia che dobbiamo imparare a compiere. Il Sabato Santo ci invita a scoprire che la vita non dipende sempre da ciò che facciamo, ma anche da come sappiamo congedarci da quanto abbiamo potuto fare”.