Paola Marella se n’è andata un anno fa, in punta di piedi, a causa di un adenocarcinoma metastatico al pancreas dopo cicli di chemioterapie che le avevano regalato dei cortissimi capelli argentati ma levato i suoi iconici ciuffi bianchi, radioterapie, viaggi intercontinentali per cure sperimentali. Architetta, designer, conduttrice, in tv riarredava case da sogno e stravolgeva guardaroba. In qualche modo ha continuato a esserci, non solo per chi le viveva accanto. «Non sono giorni facili — dice al telefono il marito Domenico Traversa — ma purtroppo il calendario non si può cambiare».
Com’è stato quest’anno senza Paola?
«C’è così tanto silenzio da far rumore. Paola era leggera e al tempo stesso ingombrante in casa. Aveva grazia e luce, era una forza della natura: attenta, rigorosa, un inge…
Paola Marella se n’è andata un anno fa, in punta di piedi, a causa di un adenocarcinoma metastatico al pancreas dopo cicli di chemioterapie che le avevano regalato dei cortissimi capelli argentati ma levato i suoi iconici ciuffi bianchi, radioterapie, viaggi intercontinentali per cure sperimentali. Architetta, designer, conduttrice, in tv riarredava case da sogno e stravolgeva guardaroba. In qualche modo ha continuato a esserci, non solo per chi le viveva accanto. «Non sono giorni facili — dice al telefono il marito Domenico Traversa — ma purtroppo il calendario non si può cambiare».
Com’è stato quest’anno senza Paola?
«C’è così tanto silenzio da far rumore. Paola era leggera e al tempo stesso ingombrante in casa. Aveva grazia e luce, era una forza della natura: attenta, rigorosa, un ingegnere mancato. Ascoltava e dava coraggio. Quel suo entusiasmo non voglio che si spenga».
Ha tenuto vivo il suo account Instagram che è diventato “Insieme per Paola”: migliaia di cuori, centinaia di commenti.
«Non me l’aspettavo. È come se la gente non volesse abbandonare questa donna che è stata un’amica, una confidente, un’ancora».
Ha pubblicato foto inedite di sua moglie rasata dopo la chemio, video dal suo posto del cuore: Formentera. Per lei cosa significa farla rivivere lì?
«Ogni volta è una lamata al cuore. E devo farlo in punta di penna, Paola non me lo perdonerebbe! Non voleva essere invadente, eccessiva. Credo sia nel cuore di tanti perché era normale, con i suoi problemi, la sua disponibilità, la sua prudenza. Se la sua voce serve ad aiutare altri malati oncologici, mi schermo il cuore e lo faccio. Ora però la pagina Instagram cambierà, parleremo più della Fondazione che porta il suo nome con il suo stile».
Com’è nata la Fondazione Paola Marella?
«In un impeto di follia mio e di mio figlio. Sono stato trascinato a forza nel mondo dei malati oncologici, ho conosciuto le tempeste che sconvolgono la vita di chi per caso e malauguratamente viene colpito dal tumore al pancreas e dei loro familiari e ho scoperto che c’è bisogno di tanto aiuto. Noi abbiamo trovato specialisti unici per competenza e umanità. Senza vergogna dico anche che siamo stati fortunati perché agiati. Ma quando Paola è mancata ci siamo detti: sono tutti in questa situazione? Accanto a noi abbiamo visto dolore e disperazione. Ora vogliamo dare ad altri le stesse possibilità che abbiamo avuto per farli stare il meno male possibile».
Qual è il primo progetto?
«Partirà il 16 dicembre: dieci corsi di formazione, a cominciare dal San Raffaele di Milano, per oncologi, primari, specialisti che impareranno a gestire al meglio questa malattia fatta di una quotidianità dura e bisognosa dell’intervento di tanti professionisti diversi, dalla nutrizione alla terapia del dolore. L’obiettivo è creare una rete che a macchia d’olio trasmetta le conoscenze acquisite, discuta in team dei casi più complicati: nessun paziente una volta tornato a casa dev’essere abbandonato».
In molti le chiedono degli abiti di Paola, dei suoi gioielli.
«Andranno all’asta per la Fondazione, stiamo solo capendo come. Il guardaroba è sterminato, Paola non vestiva quasi mai haute couture, cercava marchi particolari di seconda linea. A volte in strada mi dicono: “Questo è di Paola, ce l’ho per ricordo”. È stranissimo: mia moglie era tutto, ma non una star».
Aveva un sogno?
«Solo quello di esserci ai trent’anni di nostro figlio. Non ci è riuscita».
Quando ha scoperto la malattia, come è andata?
«Aveva già avuto un tumore al seno, ma sapeva che era risolvibile. Si era operata, aveva lavorato con le sacche del drenaggio attaccate. Nella vita aveva tentato di fare l’avvocato ma non le era piaciuto, così era diventata architetto, in famiglia però la volevano medico. Per questo quando a dicembre 2021 le è stato diagnosticato un tumore al pancreas è stata una mazzata: sapeva come sarebbe finita».
Come ha affrontato la malattia?
«Il nostro motto era guadagnare tempo, sperando che la ricerca facesse il resto. Ho lasciato tutto per starle accanto, per cercare terapie ovunque. Lei ha continuato a lavorare. Aveva una forza d’animo incredibile. Viveva al telefono per incoraggiare altre persone nonostante lei fosse la più grave. Io provo a fare lo stesso con chi conosco o mi cerca sui social. Paola mi rimproverava, diceva: “Non puoi capire”. E aveva ragione. Ci sono stati momenti durissimi, ma insieme abbiamo anche sorriso».