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Paolo Mendico, la dirigente della scuola sott’accusa: “Mi chiamano assassina ma non mi dimetto”

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Gina Antonetti guida l’istituto dove i bulli avrebbero perseguitato il ragazzo suicida a 14 anni: “Sono diventata responsabile di cose che non ho visto”. Le chat con i compagni all’esame del Ris. Il procuratore Fucci: “Guardiamo anche dentro il contesto familiare”. Archiviata la prima denuncia dei genitori: “Siamo indignati”
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Dalla morte di Paolo Mendico sono trascorsi una decina di giorni, nella sua scuola superiore a Santi Cosma e Damiano (provincia di Latina) la tensione è palpabile. Si attende l’esito dell’ispezione ministeriale per sospetti atti di bullismo non contrastati a dovere. I genitori chiedono che i compagni del ragazzino di 14 anni, che ha deciso di farla finita all’alba del primo giorno di scuola, vengano tutelati, seguiti dagli psicologi, così le mamme vanno a prenderli all’uscita.

La dirigente scolastica: “Non mi dimetto, resto al fianco dei ragazzi”

Al timone dell’istituto Pacinotti, che ha la sede centrale a Fondi, resta la dirigente Gina Antonetti. Salda sulle sue posizioni, non arretra sulla difesa dell’istituto: “In questa settimana mi è stato scritto di tutto. Sono stata additata come un’assassina, in alcuni messaggi mi si augura la fine di Paolo o la augurano ai miei figli. Sono diventata responsabile di cose che non ho visto”. A scatenare la furia, soprattutto sui social, sono sta…

Dalla morte di Paolo Mendico sono trascorsi una decina di giorni, nella sua scuola superiore a Santi Cosma e Damiano (provincia di Latina) la tensione è palpabile. Si attende l’esito dell’ispezione ministeriale per sospetti atti di bullismo non contrastati a dovere. I genitori chiedono che i compagni del ragazzino di 14 anni, che ha deciso di farla finita all’alba del primo giorno di scuola, vengano tutelati, seguiti dagli psicologi, così le mamme vanno a prenderli all’uscita.

La dirigente scolastica: “Non mi dimetto, resto al fianco dei ragazzi”

Al timone dell’istituto Pacinotti, che ha la sede centrale a Fondi, resta la dirigente Gina Antonetti. Salda sulle sue posizioni, non arretra sulla difesa dell’istituto: “In questa settimana mi è stato scritto di tutto. Sono stata additata come un’assassina, in alcuni messaggi mi si augura la fine di Paolo o la augurano ai miei figli. Sono diventata responsabile di cose che non ho visto”. A scatenare la furia, soprattutto sui social, sono state le dichiarazioni della dirigente che ha sostenuto che “Paolo non aveva chiesto aiuto” e che non era stata rilevata alcuna situazione pericolosa per la vita dello studente. “Ribadisco che le cose sono andate così, anche se attirerò su di me altro odio. Mi chiedono di dimettermi ma io resto qui – dice Gina Antonetti, da 13 anni dirigente scolastica - andrò avanti con la mia missione. Se mi dimettessi sarebbe come fuggire e abbandonare i ragazzi. Chi ha sbagliato è giusto che paghi, lo scoprirà la procura. Ma è anche giusto tutelare chi non c'entra nulla con questa storia”.

Archiviata la prima denuncia

Intanto il primo boccone amaro per i genitori di Paolo, chiamato dai bulli di scuola “Paoletta”, “femminuccia” e “Nino D’Angelo” per la sua capigliatura bionda e lunga, arriva da una verifica fatta da Repubblica sulla prima denuncia per maltrattamenti che i genitori presentarono ai carabinieri nel 2022 contro una maestra e una professoressa dell’istituto comprensivo frequentato da Paolo, e poi approdata alla procura di Cassino. La maestra venne accusata di avere incitato alla rissa tutta la classe contro Paolo mentre lui cercava di difendersi da un compagno che voleva ferirlo con un attrezzo in plastica. La professoressa, invece, che era stata insegnante del ragazzo in prima media, avrebbe preso in giro Paolo per i suoi ritardi davanti alla classe. La denuncia è stata archiviata perché il tribunale ha ritenuto che non c'erano, tecnicamente, gli estremi per dimostrare i "maltrattamenti", reato che richiede “una continuità di condotta”. Quelli che ha segnalato la famiglia erano singoli episodi. “Siamo indignati, Paolo è morto. C’era da fare qualcosa prima”, dice Ivan Roberto, il fratello maggiore di Paolo.

Gli accertamenti del Ris sul telefonino di Paolo

Si sono chiusi nel silenzio, invece, i genitori del giovane dopo l’ultima convocazione dei carabinieri. Perché adesso l’indagine è entrata nella fase più delicata. Il cellulare e la consolle Xbox del ragazzino sono già sotto esame dei carabinieri del Ris che dentro i due dispositivi cercano le persecuzioni nei confronti di Paolo. Chat, messaggi, discussioni nei gruppi in cui Paolo potrebbe essere finito in un vortice di insulti che lo hanno sopraffatto. Gli inquirenti avrebbero già individuato "alcuni elementi di interesse" nella chat con alcuni ragazzini che conoscevano Paolo e che ora potrebbero essere convocati dalla procura dei minorenni di Roma.

Il procuratore Fucci: “Guardiamo in tutte le direzioni, anche in famiglia”

La procura dei minorenni è in stretto contatto con quella di Cassino che ha aperto sin da subito un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, con riunioni di coordinamento quotidiane. Mentre l’analisi delle chat va avanti, la procura coordinata dal capo Carlo Fucci, ha stilato un calendario per sentire la dirigente dell’istituto e le professoresse. “L’inchiesta è complessa e a tutto campo – dice a Repubblica il capo della procura, Carlo Fucci - Capiremo alla fine se ci sono esiti di natura penale o sociologica. È gioco forza che guardiamo dentro tutti i contesti, compreso quello familiare”.

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