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Anche la preside e i compagni alla fiaccolata per Paolo Mendico. Il padre: “Non c’è consolazione”

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Mille persone in piazza per l’adolescente suicida dopo vari episodi di bullismo. Il vescovo: “Stiamo vicini ai ragazzi”
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SANTI COSMA E DAMIANO (Latina) – Il paese, la comunità come la chiama la famiglia del ragazzo suicida, ha capito. Davanti alla stazione dei carabinieri, punto di raccolta per la fiaccolata, si presentano, uscendo dalle case, arrivando in auto, in mille. Finalmente, dopo cinque anni di tormento subito da Paolo, dopo la sua fine in camera da letto la mattina del primo giorno di scuola, che per lui non c’è stato. Dopo un funerale vissuto nella lancinante solitudine dei cari più stretti. Santi Cosma e Damiano si presenta con la candela in mano, è come se il paese chiedesse scusa a un adolescente di neppure quindici anni, i capelli lunghi e biondi, l’amore per la pesca, ma solo con il padre. Quel ragazzo non ne poteva più di sentire quegli sciocchi appellativi: “Paoletta”, “Nino D’Angelo”.

Paolo Mendico, 14 anni 

La fiaccolata

Si parte dal piazzale di Via Randaccio e si sale, verso il Santuario …

SANTI COSMA E DAMIANO (Latina) – Il paese, la comunità come la chiama la famiglia del ragazzo suicida, ha capito. Davanti alla stazione dei carabinieri, punto di raccolta per la fiaccolata, si presentano, uscendo dalle case, arrivando in auto, in mille. Finalmente, dopo cinque anni di tormento subito da Paolo, dopo la sua fine in camera da letto la mattina del primo giorno di scuola, che per lui non c’è stato. Dopo un funerale vissuto nella lancinante solitudine dei cari più stretti. Santi Cosma e Damiano si presenta con la candela in mano, è come se il paese chiedesse scusa a un adolescente di neppure quindici anni, i capelli lunghi e biondi, l’amore per la pesca, ma solo con il padre. Quel ragazzo non ne poteva più di sentire quegli sciocchi appellativi: “Paoletta”, “Nino D’Angelo”.

Paolo Mendico, 14 anni 

La fiaccolata

Si parte dal piazzale di Via Randaccio e si sale, verso il Santuario dei Santi, a passo lento. Tanti adulti, qualche anziano di questo comune di settemila abitanti allungato sulla statale sette bis. Questa volta sì, ci sono anche ragazze e ragazzi di quell’età, di quella scuola succursale, Pacinotti, anche della sua classe. «Sono stato con Paolo fino a giugno, in prima superiore, poi mi hanno bocciato», dice un coetaneo robusto. «Sono qui per lui, e anche gli altri sei sono venuti a salutare un amico».

Nessun conforto

I racconti di questi giorni parlano di un adolescente, Paolo Mendico, isolato nella sua aula di studio, undici studenti in tutto. Bullizzato da quattro compagni, ora accusati dalla procura di stalking. Difeso solo da uno, quando l’adolescente che suonava basso e batteria è stato messo al muro senza un motivo. La cicatrice non potrà essere richiusa, però: «Sono in molti i cittadini, lo vedo», dice il padre, Giuseppe, in tenuta estiva, come in tutti i momenti pubblici di questi giorni, «ma nulla potrà portarci conforto». La madre, Simonetta La Marra, è confusa, travolta. Piange ad ogni saluto, poi si ricompone, e torna a piangere.

Si passa davanti alla casa del ragazzo, di papà, mamma e della sorella Stella. La famiglia è più grande, erano cinque fratelli, ma tre sono usciti da Santa Cosma. Al loro balcone lo striscione, “Stop al bullismo”. Paolo, hanno compreso i suoi, si è tolto la vita al risveglio, giovedì 11 settembre.

La sofferenza silenziosa

«La sera prima», racconta Ivan, il fratello che ha scritto alla premier Meloni prima dell’ispezione disposta dal ministro Valditara, «ha fatto il pane, ha fatto i biscotti. Mi hanno raccontato che sembrava felice, e voglioso di iniziare l’anno scolastico, la sua seconda. Solo Paolo, nel suo mistero, può sapere quale tormento lo abbia assalito la mattina, prima di colazione. Posso immaginare dopo cinque anni di prese in giro, umiliazioni».

Una curva a destra, stretta, il corteo passa davanti al municipio, ci sono il sindaco Franco Taddeo e il parroco, Don Fabio Gallozzi. È venuta anche la preside, Gina Antonetti. Lei ha tenuto il punto: «Paolo a noi non ha chiesto aiuto». Adesso assicura: «I ragazzi della scuola sono nel corteo, ma stasera non faremo l’appello».

Il bullismo dilagante

Ecco Piazza Rossi, in alto sul mare di Minturno e Scauri. Ecco l’arcivescovo di Gaeta, Luigi Vari. Parlerà solo lui, e ringrazierà per la resipiscenza della comunità: «Grazie per questa presenza vera, commossa, grande. Grazie anche per le lacrime dei compagni. Perdonateci ragazzi se vi abbiamo considerato in blocco colpevoli, ci siamo dimenticati, e vi siete dimenticati anche voi, che può bastare una parola per togliere un buco dal cuore di un amico». La gente è sulle scale della chiesa, e l’Ave Maria la recitano tutti. La sorella Aurora stringe papà. Pasquale, il fratello più grande, resta dietro lo striscione che è salito con il corteo. Ivan, una sorta di capofamiglia sul campo, libera la sua dolce calma e dice: «Questo paese ha sempre praticato il bullismo. Io ho fatto qui la terza media ed è stato terribile. Mi sono salvato ascoltando Renato Zero, cercando la poesia nei suoi testi. Paolo l’ho visto il 19 luglio, sereno, ma so che è stato perseguitato da quando aveva dieci anni. Da ragazzi diversi, ma sempre nello stesso modo. Ho visto la preside in piazza, ma lei stava alla sede centrale. È possibile che la vicepreside non le abbia raccontato niente, per togliersi un problema. In questa storia c’è stata molta incapacità e molta svogliatezza».

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