Gli avvocati del cardinale Angelo Becciu e di altri tre imputati condannati in primo grado nel processo sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra hanno chiesto la ricusazione del promotore di giustizia, o procuratore, Alessandro Diddi, nel processo di appello che si è aperto oggi. La decisione è ora nelle mani della corte di Cassazione vaticana presieduta dal cardinale Kevin Farrell e composta dai cardinali Zuppi, Lojudice e Gambetti.
Istanza di ricusazione
A inizio dell’udienza gli avvocati di Becciu e dei finanzieri Enrico Crasso e Raffaele Mincione e di Fabrizio Tirabassi, dipendente della Segreteria di Stato – tutti imputati presenti in aula – hanno presentato istanza di ricusazione nei confronti di Diddi, e la corte, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, ha ammesso l’istanza. “La corte”, ha detto, “riconosce ammissibile l’istanza e ordina alla cancelleria che, decorso il termine di tre giorni previsto dal codice di procedura penale, trasmetta la p…
Gli avvocati del cardinale Angelo Becciu e di altri tre imputati condannati in primo grado nel processo sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra hanno chiesto la ricusazione del promotore di giustizia, o procuratore, Alessandro Diddi, nel processo di appello che si è aperto oggi. La decisione è ora nelle mani della corte di Cassazione vaticana presieduta dal cardinale Kevin Farrell e composta dai cardinali Zuppi, Lojudice e Gambetti.
Istanza di ricusazione
A inizio dell’udienza gli avvocati di Becciu e dei finanzieri Enrico Crasso e Raffaele Mincione e di Fabrizio Tirabassi, dipendente della Segreteria di Stato – tutti imputati presenti in aula – hanno presentato istanza di ricusazione nei confronti di Diddi, e la corte, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, ha ammesso l’istanza. “La corte”, ha detto, “riconosce ammissibile l’istanza e ordina alla cancelleria che, decorso il termine di tre giorni previsto dal codice di procedura penale, trasmetta la presente ordinanza e le eventuali risposte del promotore di giustizia alla corte di cassazione dello Stato”.
Le chat incriminate
Al cuore dell’istanza di ricusazione sono i messaggi whattsapp scambiati tra Diddi e Genoveffa Ciferri o tra quest’ultima e Francesca Immacolata Chaouqui, testimoni al processo di primo grado, dai quali emerge, secondo gli avvocati, che “durante la fase delle indagini relative al presente procedimento, dopo il primo interrogatorio di Mons. Alberto Perlasca (collaboratore di Becciu nella compravendita del palazzo di Londra, ndr.) del 29 aprile 2020 e durante il processo dinanzi al Tribunale, è stata compiuta un’attività volta a dirigere e influenzare Mons. Perlasca, dapprima quale indagato e successivamente quale teste dell’Accusa, affinché rendesse dichiarazioni contro S.E.R. Cardinale Angelo Becciu e gli altri odierni indagati, con la promessa/prospettazione che solo in tal modo non avrebbe subito il processo e la sua posizione sarebbe stata archiviata (come poi effettivamente è avvenuto)”. Secondo gli avvocati, di conseguenza, “è evidente interesse del Promotore quello di dover tutelare la propria integrità e la propria correttezza nello svolgimento delle indagini del presente processo”.
La Cassazione
La corte di cassazione vaticana è composta dai cardinali Farrel (presidente), Matteo Zuppi, Paolo Augusto Lojudice e Mauro Gambetti, e, da quanto emerso, non ci sono termini temporali per la decisione che il supremo tribunale dovrà prendere.
“Finalmente mi difendo”
Alessandro Diddi, da parte sua, ha preannunciato che presenterà alla cassazione le sue controdeduzioni: “Finalmente ho la possibilità difendermi da una serie di illazioni sul mio conto”, ha detto, “ringrazio le difese per questa iniziativa: voglio sfruttare i termini previsti da codice, per poter esprimere tutte le mie considerazioni in maniera serena, in modo da sciogliere i dubbi che in questi mesi sono stati sollevati sulle indagini”. Il procuratore ha precisato di rappresentare l’accusa “per legge e non per mio desiderio” e, seguendo le previsioni del codice, ha deciso di “allontanarsi dall’udienza”, uscendo dall’aula, “perché non ci sono attività urgenti da compiere”, e ha reso noto di avere già predisposto che “tutti i componenti dell’ufficio sono delegati” a rappresentare la pubblica accusa in sua assenza.
Riepilogo del primo grado
Il giudice Massimo Masella Ducci Teri ha ricapitolato le decisioni del processo di primo grado, i capi di imputazione contestati dall’accusa e quelli riconosciuti dalla sentenza del tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone nel dicembre del 2023. Il cardinale Becciu fu condannato per peculato e truffa aggravata, con lui furono condannati altri otto imputati. Il presidente della corte d’appello ha reso noto che oltre al ricorso di tutti gli imputati (tranne di monsignor Mauro Carlino, unico imputato assolto), dello stesso ufficio del promotore di giustizia, nonché dello Ior (le altre parti civili, Apsa e Segreteria di Stato, non hanno fatto appello), alla corte sono state presentate dalle difese anche impugnazioni relative ai quattro rescritti firmati da papa Francesco nella fase iniziale delle indagini, disposizioni che “avrebbero concesso ampi poteri all’ufficio dell’accusa, riguardo alle indagini, alla raccolta delle prove, agli accertamenti tecnici con conseguenti violazioni del principio di parità delle parti nel processo e altre garanzie previste dai principi del cosiddetto giusto processo”; e sono state contestate altre ordinanze del tribunale di primo grado come quella relativa al “deposito parziale” da parte della pubblica accusa “di documenti per lo più in larga parte incompleti e con la presenza di numerosi omissis”.