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Egitto, l’audace furto del bracciale del faraone: fuso per intascare appena 3.400 euro

La maschera funeraria di Amenemope 

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Al Museo del Cairo, il gioiello di tremila anni fa aveva un valore inestimabile: apparteneva ad Amenemope ed era in partenza per una mostra a Roma. La banda pensava che fosse più sicuro distruggerlo, ma una telecamera di sorveglianza ha ripreso uno dei vari passaggi di mano. E in quattro sono stati arrestati
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Per gli antichi egizi il corpo degli dei era fatto di oro, e quindi non aveva prezzo. Una banda di ladri del Cairo di oggi si è invece accontentata di poco. Ha rubato un bracciale appartenente al faraone Amenemope e l’ha fuso in cambio del prezzo del metallo.

Un gioiello di 3mila anni si è ridotto a 3.400 euro. Un mazzo di banconote consunte passato di mano sul bancone di un’oreficeria del Cairo, ripreso da una telecamera di sorveglianza, è tutto ciò che resta oggi del bracciale fatto con la carne degli dei.

Era il 9 settembre quando una restauratrice del prestigioso museo del Cairo ha furtivamente aperto la cassaforte di ferro dove sono conservati i pezzi in manutenzione. Il bracciale di Amenemope in realtà non aveva problemi di conservazione. Doveva solo essere preparato per il suo viaggio verso Roma, dove a fine ottobre aprirà la mostra “I tesori dei faraoni”. L’allestimento alle Scuderie del Quirinale prometteva di esibire “130 capolavori in prestito dai più illustri musei eg…

Per gli antichi egizi il corpo degli dei era fatto di oro, e quindi non aveva prezzo. Una banda di ladri del Cairo di oggi si è invece accontentata di poco. Ha rubato un bracciale appartenente al faraone Amenemope e l’ha fuso in cambio del prezzo del metallo.

Un gioiello di 3mila anni si è ridotto a 3.400 euro. Un mazzo di banconote consunte passato di mano sul bancone di un’oreficeria del Cairo, ripreso da una telecamera di sorveglianza, è tutto ciò che resta oggi del bracciale fatto con la carne degli dei.

Era il 9 settembre quando una restauratrice del prestigioso museo del Cairo ha furtivamente aperto la cassaforte di ferro dove sono conservati i pezzi in manutenzione. Il bracciale di Amenemope in realtà non aveva problemi di conservazione. Doveva solo essere preparato per il suo viaggio verso Roma, dove a fine ottobre aprirà la mostra “I tesori dei faraoni”. L’allestimento alle Scuderie del Quirinale prometteva di esibire “130 capolavori in prestito dai più illustri musei egiziani”. Ora i capolavori sono scesi a 129.

Quel giorno, in un laboratorio di restauro senza neanche una telecamera di sorveglianza, la restauratrice ha nascosto il bracciale in un sacchetto di stoffa grigia e l’ha portato al suq di Sayyda Zeynab, il più popolare fra i turisti che visitano il Cairo. Un mercante d’argento di sua conoscenza ha preso in consegna il reperto e l’ha portato da un suo collega specializzato in oro. Lui a sua volta, in una sorta di fiera dell’est che è stata ricostruita dalla polizia egiziana, l’ha ceduto a un operaio impiegato in un laboratorio del mercato di El Sagha: meno famoso fra i turisti, ma assai noto agli egiziani per la sua specializzazione in oreficeria.

Una foto del ministero del Turismo e delle Antichità egiziano 

Qui il bracciale che era stato al polso del faraone è stato fuso, trasformato in altri gioielli che chissà chi da oggi potrà indossare. Anche se il reperto era realizzato con una lega d’oro speciale, molto resistente alle deformazioni, è irrealistico pensare di poter rintracciare il metallo di Amenemope. Anche del lapislazzuli che ornava il gioiello, originario dell’Afghanistan, si sono perse completamente le tracce.

Il video di una telecamera di sorveglianza ha ripreso il passaggio del bracciale fra due intermediari, in cambio di un fascio di banconote. Il ministero dell’interno egiziano, nel pubblicare la notizia dell’arresto dei quattro sospettati, ha diffuso anche il filmato.

La vendetta nei confronti dei trafugatori non verrà dal faraone, ma probabilmente sarà lo stesso molto dura. La legge egiziana, secondo quanto spiegato dalla tv al-Jazira, prevede 7 anni di carcere e 35mila euro di multa per chi danneggia un reperto archeologico. La distruzione o la vendita all’estero sono puniti invece con l’ergastolo. Per evitare rischi e in virtù delle quotazioni dell’oro oggi molto alte, i trafugatori hanno pensato che fosse più sicuro fondere il reperto.

Le punizioni severe non sono sufficienti a scoraggiare i ladri e il museo del Cairo – che da novembre dovrebbe trasferirsi dalla sua sede storica a piazza Tahrir al nuovo palazzo realizzato vicino alle piramidi – è finito più volte sotto accusa per la mancanza di sistemi di sicurezza.

Ad agosto un medico egiziano è stato arrestato all’aeroporto di New York con 600 reperti storici. Il loro valore è stato stimato in 82mila dollari. Essendo già atterrato negli Stati Uniti, il contrabbandiere è stato punito con sei mesi di prigione.

L’anno scorso due uomini sono stati scoperti mentre riemergevano dalle acque della baia di Abu Qir, vicino ad Alessandria, dove avevano ripescato svariati pezzi archeologici già promessi ai loro acquirenti.

Il bracciale di Amenemope non era apprezzato tanto per la tua bellezza: aveva un disegno molto semplice e stilizzato. Faceva però parte di una collezione importante, quella scavata nella parte orientale del delta del Nilo, a Tanis, da un’équipe di archeologi francesi degli anni ’40.

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