Il dem Scotto sulla Flotilla: “I droni sopra di noi, conosciamo i rischi ma arriveremo a Gaza”
di Alessia Candito“Ci aspettavamo di avere ‘compagnia’, chiamiamola così. Magari non così presto”. Arturo Scotto è uno dei parlamentari del Pd che si è unito alla Global Sumud Flotilla, in queste ore in rotta verso Gaza. Meteo permettendo, ci vorranno ancora sei giorni o più. Sempre che Israele permetta: ieri su X il ministero degli Esteri israeliano è tornato a minacciare gli attivisti, bollando la missione umanitaria come “organizzata da Hamas e destinata a servire Hamas”.
Mentre Scotto parla dal ponte della Karma, una delle barche del progetto Tom di Arci che a disposizione della Flotilla ha messo anche skipper, vice e capomissione, nel cielo volano droni. Seguono le quarantatré barche dirette a Gaza da almeno 36 ore, “è spuntato anche un elicottero”, spiega Scotto. “Si sono fatti vedere per la prima volta mentre ero di turno serale. Alla fine siamo rimasti tutti sul ponte fino alle due. Conosciamo tutti il rischio, continuiamo a pretendere che il governo Meloni dia protezione diplomatica alla Floti…
“Ci aspettavamo di avere ‘compagnia’, chiamiamola così. Magari non così presto”. Arturo Scotto è uno dei parlamentari del Pd che si è unito alla Global Sumud Flotilla, in queste ore in rotta verso Gaza. Meteo permettendo, ci vorranno ancora sei giorni o più. Sempre che Israele permetta: ieri su X il ministero degli Esteri israeliano è tornato a minacciare gli attivisti, bollando la missione umanitaria come “organizzata da Hamas e destinata a servire Hamas”.
Mentre Scotto parla dal ponte della Karma, una delle barche del progetto Tom di Arci che a disposizione della Flotilla ha messo anche skipper, vice e capomissione, nel cielo volano droni. Seguono le quarantatré barche dirette a Gaza da almeno 36 ore, “è spuntato anche un elicottero”, spiega Scotto. “Si sono fatti vedere per la prima volta mentre ero di turno serale. Alla fine siamo rimasti tutti sul ponte fino alle due. Conosciamo tutti il rischio, continuiamo a pretendere che il governo Meloni dia protezione diplomatica alla Flotilla e lavori perché questa consegna di aiuti sia possibile e siamo determinati ad andare avanti. Quello che sta succedendo a Gaza è inaccettabile”.
Come sta andando la navigazione?
“Bene e non era scontato. La parte più complessa paradossalmente è stata l’attesa. Saremmo dovuti salpare il 4 settembre, poi la partenza è stata rimandata più volte. Da Augusta abbiamo preso il largo il 14 ma ci siamo dovuti fermare a Porto Palo, in attesa delle barche in arrivo dalla Tunisia. Siamo in rotta verso Gaza dal 19. Frustrante, ma ci ha dato il tempo anche di prendere le misure”.
Misure per cosa?
“Molti detrattori definiscono questa una crociera ma stare in mare per così tanto tempo, in spazi ristretti, nella maggior parte dei casi fra sconosciuti non è semplice. Noi sulla Karma siamo fortunati perché molti di noi si conoscevano già, quindi si è creata abbastanza facilmente un’alchimia, basata anche su turni e divisioni dei compiti”.
Qual è il suo?
“Il caffè, cucinare meglio di no. E sono anche fiero di essere l’unico a non aver sofferto il mare, sarà l’eredità genetica di mio nonno Arturo Scotto, che da marittimo ha navigato per 40 anni”.
E gli ingredienti di base di questa alchimia?
“Di fondo c’è un sentire comune, una sintonia che si basa su due anni di comune impegno politico per fermare il massacro in corso a Gaza. Arci poi per noi è come una casa e personalmente, stare su una barca che fa parte di un progetto dedicato a Tom Benetollo, storico presidente di Arci, ma anche fra i padri del movimento contro la guerra, per me è importante e significativo”.
Mentre siete in mare l’Italia è attraversata da mobilitazioni.
“E quel calore noi lo sentiamo. Non solo perché abbiamo fatto collegamenti con diverse piazze, come li facciamo quotidianamente con eventi, scuole, comitati, ma anche perché tutto questo fa parte di una medesima mobilitazione che chiede il cessate il fuoco, la fine del genocidio in corso e il ripristino e l’accesso incondizionato degli aiuti umanitari. Le centinaia di migliaia di persone che si sono messe in marcia per chiedere esattamente queste cose meritano rispetto e considerazione che il governo italiano non mostra”.
Adesso che Gaza si avvicina, come ci si sente?
“Gaza per me è sempre stata vicina, ci sono andato più volte fin quando è stato possibile e negli ultimi due anni più volte sono stato a un passo. Lo ero quando ho visitato uno dei kibbutz che è stato colpito il 7 ottobre e lo ero le due volte che sono stato al valico egiziano di Rafah. Si sentivano distintamente i bombardamenti che colpivano la Striscia dove la gente già moriva di fame, mentre dal lato egiziano si incolonnavano camion di aiuti che marcivano in attesa di entrare. Adesso spero di poterla vedere davvero o di vedere quello che è rimasto dopo due anni di massacri”.
Avete più volte chiesto al governo protezione per la Flotilla, ma è stata promessa solo “assistenza consolare”. Ci sono stati passi avanti?
“Abbiamo una continua comunicazione con l’Unità di crisi della Farnesina, che ringraziamo, ma nessuna altra novità. Continuiamo a chiedere al governo di fare come la Spagna, che ha esteso protezione diplomatica sulle sue barche e sui suoi cittadini – significa che colpire loro è come colpire il Paese e le sue istituzioni – e lavori per l’eliminazione del blocco navale illegale secondo la Convenzione di Ginevra e diverse risoluzioni Onu che Israele mantiene davanti alla Striscia da ben prima del 7 ottobre”.
Credete davvero che succeda?
“Lo auspichiamo, non spetta a noi dire cosa faranno. Registriamo che la premier Meloni, pur di fare anticamera davanti allo Studio ovale di Trump, si sta portando fuori dalla tradizione politica italiana, che è sempre stata di ponte e dialogo fra le due sponde del Mediterraneo”.
Guardare all’Italia dal centro di quel mare cambia la prospettiva?
“Si comprende ancor di più che questo è stato storicamente un crocevia fecondo di culture, tradizioni, religioni, e la Global Sumud Flotilla, su cui convivono persone partite dai percorsi più diversi ne è la perfetta rappresentazione. E forse è anche un modo di riappropriarsene e riconnettersi con quella storia, adesso cancellata da chi, come l’Italia, ha trasformato questo mare in un luogo di morte e continua violazione dei diritti umani”.
Global Sumud Flotilla, da oltre 30 ore droni sulle barche