Il sindaco di Betlemme dal Papa: “L’ho invitato in Palestina, mi ha detto che ha Gaza nel cuore”
di Iacopo ScaramuzziIl sindaco di Betlemme, Maher Nicola Canawati, ha invitato il Papa a visitare sia la città dove secondo i Vangeli è nato Gesù sia la Striscia di Gaza. Nel corso del breve incontro che ha avuto con Leone XIV, a margine dell’udienza generale in piazza San Pietro, il primo cittadino ha mostrato al Papa la mappa della cittadina della Cisgiordania, circondata da insediamenti di coloni israeliani e bloccata da barriere e check-point, e gli ha fatto presente che dall’inizio della guerra l’economia locale, dipendente dai pellegrinaggi, è rovinata. “Il Papa”, racconta in questa intervista il sindaco di Betlemme, che per legge è cristiano, “mi ha detto: ‘Il mio cuore è a Gaza’”.
“La prima lettera che ho scritto quando sono stato eletto sindaco di Betlemme, lo scorso 12 maggio, è stata una lettera per il Papa. Mi hanno risposto che potevo venire all’udienza generale per vedere il Papa. Gli ho parlato di Betlemme e della necessità di preservare le pietre vive della città, che sono i cristiani, e …
Il sindaco di Betlemme, Maher Nicola Canawati, ha invitato il Papa a visitare sia la città dove secondo i Vangeli è nato Gesù sia la Striscia di Gaza. Nel corso del breve incontro che ha avuto con Leone XIV, a margine dell’udienza generale in piazza San Pietro, il primo cittadino ha mostrato al Papa la mappa della cittadina della Cisgiordania, circondata da insediamenti di coloni israeliani e bloccata da barriere e check-point, e gli ha fatto presente che dall’inizio della guerra l’economia locale, dipendente dai pellegrinaggi, è rovinata. “Il Papa”, racconta in questa intervista il sindaco di Betlemme, che per legge è cristiano, “mi ha detto: ‘Il mio cuore è a Gaza’”.
“La prima lettera che ho scritto quando sono stato eletto sindaco di Betlemme, lo scorso 12 maggio, è stata una lettera per il Papa. Mi hanno risposto che potevo venire all’udienza generale per vedere il Papa. Gli ho parlato di Betlemme e della necessità di preservare le pietre vive della città, che sono i cristiani, e gli ho parlato di Gaza e l’ho invitato a Gaza”.
È fiducioso che venga prima o poi?
“Continueremo a chiederglielo, continueremo a invitarlo”.
Cosa ha detto al Papa?
“Gli ho chiesto che intervenga a favore di Betlemme. Gli ho mostrato la mappa di Betlemme, le colonie soffocanti che circondano Betlemme, i cancelli che separano Betlemme da Betlemme e Betlemme da Gerusalemme. Solo a Betlemme ci sono 134 barriere, check-point, cancelli. All’udienza generale non c’è molto tempo, gli ho detto, ‘Santo Padre dobbiamo parlare più a lungo’, e lui ha acconsentito, per cui tornerò molto presto, così che possiamo sederci e parlare di cosa si può fare per Betlemme e per la Palestina”.
Come è messa l’economia di Betlemme?
“L’ottanta per cento del reddito di Betlemme è legata al turismo, e ora il turismo è distrutto, poi c’è il settore privato, che è anche distrutto, e infine i lavoratori a cui ora è vietato accedere al loro lavoro in Israele. Intanto organizzazioni che aiutano i palestinesi come Unrwa vengono attaccate dagli israeliani”.
I cristiani se ne vanno?
“Molti se ne sono andati dal 7 ottobre 2023. Il primo anno se ne sono andati 1.012 persone, oggi ancora di più. A Betlemme c’era una popolazione di 36mila persone, oggi ci sono meno di 32mila persone, abbiamo perso 4mila persona, il 20 per cento. Sono cristiani con una buona formazione, hanno spesso famigliari fuori dalla Palestina e vanno via per non tornare. Se perdiamo la speranza non rimarremo a Betlemme. Ma questa è casa nostra, la nostra storia, il nostro paese, la nostra terra, la nostra Chiesa, e non vogliamo che a un certo punto questa Chiesa diventi un museo”.
Papa Leone ha chiesto che si fermino la punizione collettiva, l’uso indiscriminato della forza e lo spostamento forzato della popolazione a Gaza, telefona alla parrocchia, come faceva Francesco, ha parlato al presidente israeliano Isaac Herzog della Striscia e della Cisgiordania: cosa ne pensa?
“Quello che sta succedendo a Gaza è chiaro e nessuno lo può giustificare. E’ una punizione collettiva, 70mila persone uccise, di questi 20mila bambini: non possono essere Hamas, non possono essere terroristi, non possono essere armati. Non è una guerra, una delle più grandi potenze militari del mondo sta attaccando civili inermi. E capisco che ci siano anche persone cattive ma questo non ti dà il diritto di uccidere tutte queste persone innocenti. Ho visto che hanno colpito anche alcune delle imbarcazioni della Sumud Flotilla, e io voglio ringraziare le 28mila persone di 44 paesi che hanno sostenuto questa iniziativa. Noi vogliamo che finisca questa guerra catastrofica, che finisca questo genocidio”.
Nella sua prima intervista papa Leone ha detto che “in questo momento” la Santa Sede non usa il termine genocidio, ma è un termine che “sempre più persone” usano, anche in Israele.
“Persone diverse usano parole diverse in modo diverso. Non voglio farne una grande questione. Lui mi ha detto: ‘Il mio cuore è a Gaza’. Io penso che la parola che andrebbe usata è ancora più grande di genocidio, è una parola che dobbiamo ancora creare per descrivere quello che sta accadendo. E io penso che lui abbia lo stesso sentimento quando vede quello che sta succedendo”.
La presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni ha detto che l’Italia può riconoscere lo Stato palestinese a due condizioni, che vengano restituiti gli ostaggi israeliani e che Hamas sia esclusa dal futuro governo di Gaza. Cosa ne pensa?
“E’ quello che anche noi vogliamo ma sono due cose diverse. Siamo d’accordo che non vogliamo terroristi, siamo d’accordo che i civili non si toccano, ma questo non impedisce di riconoscere lo Stato di Palestina adesso”.
La Santa Sede ha già riconosciuto lo Stato di Palestina dieci anni fa.
“Riconoscere la Palestina come Stato è la cosa giusta da fare, è una cosa naturale, è solo l’inizio per il popolo palestinese e per la regione”.
Cosa può fare il Papa per Betlemme secondo lei?
“Dobbiamo promuovere il turismo, 26 milioni di persone visitano quest’anno Roma per il Giubileo, noi a Betlemme abbiamo avuto solo 100mila visitatori in due anni. La gente pensa che venire in Terra Santa non sia sicuro ma in realtà è sicuro. Dobbiamo riportare turisti e pellegrini a Betlemme e così riporteremo la speranza, e il Papa ci può aiutare a non bloccare il percorso da Gerusalemme a Betlemme, a tenere Betlemme accessibile, non chiuderla. Potrebbe dire, “non toccate Betlemme”. I luoghi santi sono aperti, gli alberghi sono aperti, i negozi sono aperti, e stiamo aspettando i pellegrini. Senza di loro non possiamo andare avanti”.
Cosa ha pensato delle manifestazioni in tutta Italia che, al netto di qualche violenza minore, hanno mostrato una grande mobilitazione a favore di Gaza?
“C’ero anche io, ero a Milano. Noi siamo contrari alla violenza. Questo tipo di manifestazioni ci dà speranza che non siamo dimenticati. E questo è quanto ho detto anche al Papa: ci sentiamo dimenticati in Palestina, abbiamo bisogno che il Papa ci sostenga, e dica per esempio: verrò in Terra Santa, verrò a Gaza, verrò a Betlemme”.