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Emanuele Ragnedda, il rampollo della dinasty sarda che girava con la pistola in tasca

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Suo nonno aveva fondato la storica cantina Capichera, lui si vantava di aver prodotto un vino da 1.800 euro a bottiglia
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Il vignaiolo filosofo ha trasformato la sua tenuta di lusso, simbolo dell’eccellenza enologica, nel cimitero di Cinzia Pinna. Il golden boy di Gallura, lo scapolo d’oro che aveva sempre il tavolo migliore ( e neanche a dirlo le bottiglie più costose) nei locali della Costa Smeralda, braccato dalla paura, ha concluso sugli scogli la sua fuga in gommone cercando rifugio nella casa di mamma e papà.

Da testimonial dell’eccellenza sarda ad assassino. Reo confesso. Prima ha balbettato una improbabile quanto contraddittoria versione di versione di legittima difesa. Poi ha capito che era meglio parlare. «Più che pentito, come si evince dalla sua piena collaborazione con la Procura», sottolinea l’avvocato Luca Montella. E così la brillante parabola di Emanuele Ragnedda, 41enne erede di una dinastia imprenditoriale di tutto rispetto, ideatore dell’etichetta di lusso del Vermentino sardo, è andata a schiantarsi in una cella del carcere di Nuchis. Di certo, d’ora in avanti, la sua cifra non sarà…

Il vignaiolo filosofo ha trasformato la sua tenuta di lusso, simbolo dell’eccellenza enologica, nel cimitero di Cinzia Pinna. Il golden boy di Gallura, lo scapolo d’oro che aveva sempre il tavolo migliore ( e neanche a dirlo le bottiglie più costose) nei locali della Costa Smeralda, braccato dalla paura, ha concluso sugli scogli la sua fuga in gommone cercando rifugio nella casa di mamma e papà.

Da testimonial dell’eccellenza sarda ad assassino. Reo confesso. Prima ha balbettato una improbabile quanto contraddittoria versione di versione di legittima difesa. Poi ha capito che era meglio parlare. «Più che pentito, come si evince dalla sua piena collaborazione con la Procura», sottolinea l’avvocato Luca Montella. E così la brillante parabola di Emanuele Ragnedda, 41enne erede di una dinastia imprenditoriale di tutto rispetto, ideatore dell’etichetta di lusso del Vermentino sardo, è andata a schiantarsi in una cella del carcere di Nuchis. Di certo, d’ora in avanti, la sua cifra non sarà più quella del produttore raffinatissimo di quelle 1000 bottiglie di “Disco volante” andate esaurite sul mercato di collezionisti ed intenditori all’astronomico prezzo di 1800 euro, il vino bianco più caro d’Italia, il gioiello della cantina Concaentosa, tra Palau ed Arzachena, affacciata sul mare de La Maddalena.

Le notti brave nei locali di lusso

«Un viveur immaturo e viziato, un figlio di papà ormai cresciuto, ore piccole nei locali di lusso, abituato a comprarsi tutto quello che voleva, uno a cui però negli ultimi tempi “si era rotto il giocattolo”», raccontano ora negli ambienti che frequentava. Sicuramente uno che teneva in casa o andava in giro con una pistola, quella con cui due settimane fa ha ucciso la donna che aveva caricato in macchina all’uscita di un locale e aveva portato nella sua casa di Concaentosa.

Un profilo inquietante e controverso quello di questo femminicida della high society sarda, reo confesso di un delitto atroce che per quattordici giorni ha lasciato il corpo della sua vittima abbandonato tra i cespugli della sua azienda vinicola continuando la sua vita di sempre, fino al patetico tentativo di fuga in gommone.

Che rapporto ci fosse tra Ragnedda e Cinzia Pinna lo appureranno le indagini della Procura di Tempio Pausania. Una relazione importante che si era conclusa da qualche tempo, poi nessuna storia seria nella vita dell’imprenditore che pure, cripticamente, all’amore non mancava di fare riferimento nell’ostentare l’approccio “filosofico” con la sua attività di produttore di vini di eccelsa qualità.

La filosofia dietro i suoi vini

«Spero che Shar vi piaccia - diceva nel presentare una delle sue bottiglie preferite - Spero che vi spinga a guardare lontano, che vi faccia innamorare e sognare, che vi aiuti a fare la scelta giusta… e quella sbagliata. Spero che vi spinga a viaggiare, che vi aiuti a capire chi volete diventare. Spero che vi faccia combattere per ciò che è giusto….. perché il successo è la miglior rivalsa. Spero che vi faccia riflettere sul passato e che vi faccia chiudere gli occhi e sorridere… immaginando il Futuro».

Parole che oggi, davanti al corpo senza vita di Cinzia Pinna abbandonato tra i cespugli, provocano orrore e sconcerto.

Cosa abbia trasformato l’imprenditore di successo in un femminicida, macchiando per sempre il nome di una delle famiglie più in vista della Gallura, è tutto ancora da ricostruire.

La dinastia dei Ragnedda

Padre, nonno, zii con una storia e un ruolo di primo piano nella loro terra, Emanuele Ragnedda negli ultimi anni aveva fatto di tutto per creare una cosa tutta sua, un imprinting diverso dalla cantina Capichera, fondata da suo nonno Francesco e portata avanti da suo padre Mario in cui pure aveva mosso i suoi primi passi nel mondo del vino, prima come operaio fino a responsabile del mercato estero, un percorso sul terreno come si conviene a tutti i rampolli di dinastie che provano a perpetuare nomi e affari di generazione in generazione. Studi a Milano e Londra, esperienze lavorative in Argentina e Stati Uniti, quando nel 2022 la famiglia Ragnedda vende la tenuta Capichena all’imprenditore milanese Carlo Bonomi, Emanuele è già una star del firmamento enologico. Nella sua Concaentosa, costruita dal 2016 su un terreno ereditato dal nonno materno Andrea Giagheddu, produce le 1.000 bottiglie di Vermentino “Disco Volante”, nome preso da una grande pietra millenaria nel vigneto.

Un vino icona per un imprenditore ambizioso a cui stava stretto l’appellativo di rampollo della famiglia Ragnedda: il nonno fondatore della cantina Capichena, lo zio Sebastiano, re del mattone della Costa Smeralda ai tempi dell’Aga Khan, l’altro zio Alberto sindaco di Arzachena. E lui Emanuele, ora femminicida, la violenza di una notte che si porta via la vita di una giovane donna, e lo sprofonda nel buio di una cella di un carcere sardo.

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