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Meloni telefona alla madre di Trentini: “Massimo impegno per esito positivo”

(ansa)

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Lo riferisce la presidente del Consiglio in una nota
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ROMA – Dopo 314 giorni di prigionia in un carcere venezuelano la premier Giorgia Meloni ha chiamato la mamma di Alberto Trentini, il cooperante italiano rinchiuso dal governo Maduro senza alcuna ragione in una prigione a trenta chilometri da Caracas. La presidente del Consiglio, fa sapere Palazzo Chigi, «ha rinnovato la propria personale vicinanza e quella del governo alla famiglia dell’operatore umanitario italiano», confermando alla signora Armanda «la grande attenzione con cui il governo segue la vicenda e il suo massimo impegno, attraverso tutte le strade praticabili, per un esito positivo».

Da Parrella a De Giovanni, gli appelli per la libertà di Alberto Trentini

Martedì c’era già stata una piccola svolta. Trentini ha potuto vedere per la prima volta, nella sua cella del carcere di El Rodeo I, quello per i prigionieri politico, un rappresentante del nostro Paese. Il governo Maduro ha infatti autorizzato la visita dell’ambasciatore italiano Giovanni de Vito. Poche parole, qualche …

ROMA – Dopo 314 giorni di prigionia in un carcere venezuelano la premier Giorgia Meloni ha chiamato la mamma di Alberto Trentini, il cooperante italiano rinchiuso dal governo Maduro senza alcuna ragione in una prigione a trenta chilometri da Caracas. La presidente del Consiglio, fa sapere Palazzo Chigi, «ha rinnovato la propria personale vicinanza e quella del governo alla famiglia dell’operatore umanitario italiano», confermando alla signora Armanda «la grande attenzione con cui il governo segue la vicenda e il suo massimo impegno, attraverso tutte le strade praticabili, per un esito positivo».

Da Parrella a De Giovanni, gli appelli per la libertà di Alberto Trentini

Martedì c’era già stata una piccola svolta. Trentini ha potuto vedere per la prima volta, nella sua cella del carcere di El Rodeo I, quello per i prigionieri politico, un rappresentante del nostro Paese. Il governo Maduro ha infatti autorizzato la visita dell’ambasciatore italiano Giovanni de Vito. Poche parole, qualche rassicurazione sul loro stato di salute e sulle condizioni di detenzione – «i due italiani detenuti in Venezuela sono stati trovati in buone condizioni, anche se un po’ dimagriti» aveva spiegato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Un segnale distensivo importante. A cui è seguito uno dell’Italia: sin dalle ore immediatamente successive all’arresto, il Venezuela aveva chiesto un contatto diretto con il nostro governo.

Un segno di riconoscimento che l’Italia, però, faceva fatica a dare. Con l’arrivo del governo Trump, che ha avuto una serie di aperture verso Maduro, il clima è cambiato. E così dopo la visita dell’ambasciatore, il vice ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, ha avuto una conversazione telefonica con la sua omologa venezuelana, Andrea Corao. «Cirielli ha trasmesso i ringraziamenti del governo italiano per la visita consolare che l’Incaricato d’Affari a Caracas ha potuto effettuare a nostri connazionali (oltre a Trentini ha incontrato un altro italiano rinchiuso in Venezuala, Mario Burlò, ndr)», aveva fatto sapere la Farnesina.

Seppur con cautela, effettivamente, filtra ottimismo da chi ha lavorato al dossier in questi mesi. Gli uomini dell’Aise. Ma soprattutto il sottosegretario Alfredo Mantovano che si sta muovendo in un campo minato, cercando sponde in Venezuela e provando anche a rassicurare i genitori di Alberto che, con il loro avvocato Alessandra Ballerini, hanno chiesto a più riprese uno sforzo al governo.

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