Invecchiano e sono sempre meno, ma hanno più pazienti. La questione dei medici di famiglia è una delle più spinose della sanità. La professione è sotto stress e ne è la prova il caso di Maddalena Carta, la dottoressa della provincia di Dorgali (Nuoro) morta a 38 anni per una malattia infettiva che avrebbe sottovalutato per non assentarsi dal lavoro. “Siamo quotidianamente sottoposti a pressioni pesantissime”, dicono dal sindacato Fimmg. Di certo, la quantità di persone da assistere è aumentata considerevolmente.
Sempre più assistiti
La convenzione dei medici di medicina generale, così si chiamano formalmente quelli di famiglia, prevede che ogni professionista assista 1.500 persone. In casi particolari si può arrivare a 1.800, ma a volte, a causa magari di situazioni temporanee, si può anche salire più in alto. Già l’impegno medio dei medici fa capire come stanno cambiando le cose. Secondo i dati del ministero alla Salute, nel 2013 la media di assistiti per ogni professionista era di 1…
Invecchiano e sono sempre meno, ma hanno più pazienti. La questione dei medici di famiglia è una delle più spinose della sanità. La professione è sotto stress e ne è la prova il caso di Maddalena Carta, la dottoressa della provincia di Dorgali (Nuoro) morta a 38 anni per una malattia infettiva che avrebbe sottovalutato per non assentarsi dal lavoro. “Siamo quotidianamente sottoposti a pressioni pesantissime”, dicono dal sindacato Fimmg. Di certo, la quantità di persone da assistere è aumentata considerevolmente.
Sempre più assistiti
La convenzione dei medici di medicina generale, così si chiamano formalmente quelli di famiglia, prevede che ogni professionista assista 1.500 persone. In casi particolari si può arrivare a 1.800, ma a volte, a causa magari di situazioni temporanee, si può anche salire più in alto. Già l’impegno medio dei medici fa capire come stanno cambiando le cose. Secondo i dati del ministero alla Salute, nel 2013 la media di assistiti per ogni professionista era di 1.160 e nel 2023 era salita a 1.335. E il 51% dei professionisti seguiva più di 1.500 persone. In Lombardia la media è di 1.547, contro i 1.323 del 2013, in Veneto 1.534 contro 1.297. In Sardegna, dove lavorava la dottoressa che ha perso la vita, si è passati da 1.117 a 1.487. Anche nelle province autonome di Trento e Bolzano si superano i 1.500.
Oltre 5 mila medici in meno
In generale, ovunque le cose sono difficili, perché c’è un calo dei professionisti. Sempre secondo il ministero alla Salute, i medici di famiglia nel 2013 erano 45 mila, nel 2023 sono scesi a 38 mila. Un numero che è di certo sceso ulteriormente nell’ultimo anno e mezzo. A calcolare le carenze è la Fondazione Gimbe, che utilizza i dati Sisac, la struttura che rappresenta la parte pubblica quando si rinnovano le convenzioni di questi professionisti. Ebbene, mancherebbero circa 5.500 professionisti, dei quali oltre 1.500 in Lombardia, quasi 800 in Veneto, 650 in Campania, 530 in Emilia-Romagna, 430 in Piemonte e 350 in Toscana. Proprio per far fronte alle carenze si è previsto di permette a chi lo vuole, se la Asl è d’accordo, di restare al lavoro non fino a 70, come previsto oggi, ma fino a 73 anni.
Professionisti sempre più anziani
I medici di famiglia sono meno e anche anziani. Il 68% di loro si è laureato almeno 27 anni fa, cioè ha dai 55 anni in su. Una percentuale che negli anni recenti è stata anche più alta perché c’è stata la “gobba pensionistica”, e infatti il numero di dottori è sceso. Del resto secondo Eurostat, i dottori italiani sono i più “vecchi” d’Europa. Quelli con più di 65 anni sono il 26,7%. Al secondo posto ci sono Ungheria ed Estonia che però si fermano al 22%. La Germania, invece, ha la quota di camici bianchi tra 55 e 64 anni più alta.
Si teme che le cose peggiorino, visto che negli ultimi anni il numero di coloro che si sono iscritti ai corsi regionali triennali post laurea per diventare medico di famiglia è stato inferiore ai posti disponibili. L’anno scorso su 2.623 borse di studio disponibili ne sono state assegnate 2.240. Succede un po’ come per certe specialità in crisi, come il pronto soccorso e l’anestesia e rianimazione. Il sindacato ha fatto anche una campagna pubblicitaria per attirare iscrizioni.
Il sindacato: “Per molti una quotidianità durissima”
Dalla Fimmg parlano di “un dolore profondo, una morte che deve far riflettere sui carichi di lavoro richiesti ai medici di medicina generale, ancor più in territori nei quali le carenze sono enormi e l'assistenza ricade interamente sui medici di famiglia”. Il segretario Silvestro Scotti aggiunge: “Chi definisce i medici di medicina generale “fannulloni” dovrebbe avere il pudore di chiedere scusa e poi tacere di fronte a questa tragedia. La collega è morta dopo aver anteposto i pazienti alla propria salute, reggendo sulle proprie spalle un carico insopportabile: questo è il contrario dell'inerzia, è lavoro oltre ogni limite, pagato a prezzo altissimo”. Dal sindacato aggiungono che “la realtà che la dottoressa Carta ha vissuto, con orari estenuanti, carichi ingestibili, responsabilità moltiplicate dalle carenze, è il terreno su cui matura una quotidianità durissima, che può arrivare fino agli estremi di tragedie come questa”.
La riforma sempre rinviata
Da anni si parla di una riforma per cambiare lo status dei medici di famiglia che non sarebbero più convenzionati ma dipendenti della Asl. Ci hanno provato un po’ tutti gli ultimi governi e quello in carica non fa eccezione. In realtà dovrebbe andare in porto il cambiamento della formazione, che diventerebbe universitaria come per tutte le specializzazioni mediche, ma per il resto è tutto fermo. I dottori, almeno la gran parte di loro a partire dai sindacati, sono i primi a non voler cambiare.