Una barca, un’onda, la bandiera tunisina, una freccia, il tricolore italiano. Una sequenza di cinque emoji ed il messaggio arriva dritto scavalcando controlli dei social, investigazioni e superando ogni barriera linguistica.
È un vero e proprio nuovo dizionario semantico, il codice degli scafisti, quello che due ricercatori universitari italiani, Michele Empler, dell’Università della Tuscia, e Livio Calabresi, dell’ateneo di Milano, ritengono di aver decriptato a conclusione del loro progetto coordinato dal professore Alessandro Sterpa dell’Università della Tuscia e finanziato dal Maeci.
Un linguaggio universale
Erano partiti per cercare sulle piattaforme online le fake news che, a loro dire, muoverebbero ingenti flussi migratori dal Sahel verso l’Europa offrendo alle persone il miraggio di un viaggio facile e sicuro, di un lavoro certo e una vita agiata soprattutto in Italia, si sono ritrovati davanti ad un muro inatteso che non riconosceva quelle che erano ritenute le parole chiavi…
Una barca, un’onda, la bandiera tunisina, una freccia, il tricolore italiano. Una sequenza di cinque emoji ed il messaggio arriva dritto scavalcando controlli dei social, investigazioni e superando ogni barriera linguistica.
È un vero e proprio nuovo dizionario semantico, il codice degli scafisti, quello che due ricercatori universitari italiani, Michele Empler, dell’Università della Tuscia, e Livio Calabresi, dell’ateneo di Milano, ritengono di aver decriptato a conclusione del loro progetto coordinato dal professore Alessandro Sterpa dell’Università della Tuscia e finanziato dal Maeci.
Un linguaggio universale
Erano partiti per cercare sulle piattaforme online le fake news che, a loro dire, muoverebbero ingenti flussi migratori dal Sahel verso l’Europa offrendo alle persone il miraggio di un viaggio facile e sicuro, di un lavoro certo e una vita agiata soprattutto in Italia, si sono ritrovati davanti ad un muro inatteso che non riconosceva quelle che erano ritenute le parole chiavi per entrare. E così, facendo ricorso anche all’intelligenza artificiale e ad un algoritmo da loro creato, i due ricercatori alla fine si sono ritrovati dentro ad innumerevoli gruppi social, con milioni di utenti, che comunicavano con un codice misto, fatto di parole multilingue, di hashtag e soprattutto di emoji. “Un linguaggio universale – spiega il professore Empler – capace di essere compreso da tutti e di superare ogni barriera linguistica, visto che , ad esempio, tra le popolazioni del Sahel non tutti parlano l’arabo, ma solo dialetti locali”.
I viaggi di ‘lusso’
Il codice degli scafisti decriptato dai due ricercatori è destinato ad una platea di migranti particolare, quella dei cosiddetti viaggi di lusso, viaggi in motoscafo o in gommoni superveloci, non certo quella delle centinaia di migliaia di persone che si imbarcano ogni giorno dalle coste libiche e che fuggono da guerre, persecuzioni, cambiamenti climatici e non sono mosse dall’esca delle fake news sui social. “Alla fine siamo riusciti a crearci un’identità falsa e a penetrare in questi gruppi – spiega ancora Michele Embler – pensavamo che questo tipo di comunicazione viaggiasse soprattutto su canali riservati su Telegram e invece abbiamo constatato che il social più utilizzato è facebook dove vengono postati anche migliaia di video che riprendono veri e propri influencer della migrazione, ragazzi e ragazze che si mostrano sui gommoni sorridenti e poi davanti al Duomo di Milano o al Colosseo”.
Le emoji
Le emoji dunque: soprattutto le bandiere dei Paesi da cui partire e in cui arrivare, quella dell’Italia sicuramente tra le più diffuse, e poi motoscafi, mare con onde piccole, volti sorridenti e cuori che significano viaggi a lieto fine. E ancora l’emoji del fantasma che garantisce l’invisibilità alle autorità del Paese di sbarco e la fiamma che brucia. “Sostituisce la parola haraga – spiega Embler – che significa bruciare, è una delle più usate, e simboleggia il gesto di bruciare i confini e i propri documenti, cosa che avviene quando si lascia il proprio Paese natìo per affrontare il viaggio verso l’Europa”.