GERUSALEMME – Migliaia di tonnellate di aiuti alimentari fatte arrivare a Gaza e distribuite non solo ai cristiani, ma a centinaia di famiglie musulmane. Una luce accesa h24 che ha consentito di tenere la piccola comunità cristiana della Striscia più al sicuro possibile nel mezzo della guerra. E, ancora più importante: il segnale di speranza lanciato con le visite del cardinale Pizzaballa nella Striscia durante alcuni dei momenti più duri della guerra. Se si vuole capire il ruolo centrale che il Patriarcato latino di Gerusalemme sta giocando in queste ore nella crisi della Flotilla, è agli ultimi due anni che bisogna guardare.
In questi mesi, di fronte a una situazione sempre più polarizzata, poche istituzioni sono riuscite a far sentir…
GERUSALEMME – Migliaia di tonnellate di aiuti alimentari fatte arrivare a Gaza e distribuite non solo ai cristiani, ma a centinaia di famiglie musulmane. Una luce accesa h24 che ha consentito di tenere la piccola comunità cristiana della Striscia più al sicuro possibile nel mezzo della guerra. E, ancora più importante: il segnale di speranza lanciato con le visite del cardinale Pizzaballa nella Striscia durante alcuni dei momenti più duri della guerra. Se si vuole capire il ruolo centrale che il Patriarcato latino di Gerusalemme sta giocando in queste ore nella crisi della Flotilla, è agli ultimi due anni che bisogna guardare.
In questi mesi, di fronte a una situazione sempre più polarizzata, poche istituzioni sono riuscite a far sentire la propria voce sul campo come il Patriarcato, che ha acquisito un peso specifico ben superiore ai numeri della piccola comunità cattolica di Terra Santa. Nelle prime ore dopo il 7 ottobre 2023, Pizzaballa si è offerto come ostaggio ad Hamas in cambio dei bambini israeliani rapiti: risposta non pervenuta, ma sia in Israele che nella Striscia le parole del cardinale sono state notate, con rispetto. Non basta: lontano dai riflettori, la squadra del Patriarcato ha tenuto sempre aperto il dialogo con il Cogat — la parte dell’esercito israeliano che si occupa dei Territori palestinesi e dunque degli aiuti umanitari a Gaza — e, contemporaneamente, con ciò che restava delle autorità civili di Gaza. Ci è voluto del tempo, ma i risultati sono arrivati: dalla Pasqua del 2024, quando i primi camion di aiuti umanitari hanno raggiunto la parrocchia il flusso degli aiuti, per quanto incostante, non si è mai fermato. In silenzio, con discrezione, dribblando le domande dei giornalisti e le trappole della politica, migliaia di tonnellate di cibo — frutta e verdura fresca, per lo più mele e patate che sono poco deperibili, ma anche e soprattutto cibo in scatola, barrette energetiche e (quando si è potuto) anche cioccolata per i bambini — hanno raggiunto la popolazione affamata di Gaza sui camion con le insegne del Patriarcato. Sette i viaggi fra dicembre 2024 e settembre 2025.
Uno sforzo costato sei milioni di dollari, recuperati grazie a una raccolta fondi a cui hanno partecipato 800 fra diocesi e privati nel mondo e che ha portato benefici enormi: i pacchi sono arrivati ad interi quartieri di Gaza city, quelli più vicini alla parrocchia, i cui abitanti si sono messi in fila ogni volta che è arrivato un camion. «Dividiamo tutto con tutti, all’insegna della carità cristiana. Lo abbiamo fatto dal primo giorno e lo faremo sempre», è una delle frasi che ripete costantemente padre Gabriel Romanelli, il parroco della Sacra Famiglia. Ma non è solo questo: la conoscenza del territorio e delle sue dinamiche accumulata in anni e anni di presenza a Gaza, ha fatto sì che i camion del Patriarcato (a differenza di altri) siano sempre riusciti a passare senza essere presi di mira da predoni. E che Israele non abbia mai potuto dire — come invece ha fatto in altri casi — che degli aiuti beneficiasse Hamas. In queste ore nell’imponente edificio a metà strada fra il Jaffa gate e il New gate che ospita il Patriarcato latino le bocche sono cucite, più del solito. «Al centro della nostra azione c’è una cosa sola: la dignità dell’uomo. Di tutti gli uomini, non solo dei cristiani, questo ormai lo sanno tutti», è l’unica frase che si riesce a scucire ai diretti interessati. E la Flotilla? «Abbiamo dato la nostra disponibilità. Noi ci siamo. Di più non possiamo fare». Ieri il Vaticano ha fatto sapere che il Papa è costantemente informato.