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La manifestazione a Roma pro Gaza: studenti e operai tra rabbia e orgoglio. “Noi qui perché è giusto”

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In gioco non c’è solo il sostegno ai cittadini italiani della Flotilla. C’è il riscatto dell’umanità: senza pace non ci sono diritti, tutele o lavoro di qualità
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Alle 5 di pomeriggio, un attimo prima che la manifestazione si sciolga a Porta Maggiore dopo otto lunghissime ore di corteo e altrettante di sciopero, dal carro che a Roma ha guidato la protesta Maya Issa, leader degli studenti palestinesi, grida: «Vi è piaciuto? Lo rifacciamo. Dobbiamo essere un milione».

(ansa)

La “Futura umanità”

Erano 300mila in piazza ieri (80mila per la questura): giovani tantissimi, lavoratori di più. Un serpentone rumoroso, pacifico e arrabbiato, per Gaza e la Flotilla. Infermieri, docenti, operai, precari, partite Iva, ferrovieri, autotrasportatori, ministeriali, attori, informatici, dipendenti di Bankitalia, liceali, ricercatori. Citando L’internazionale, si chiamano così: «Futura umanità». Con le braccia incrociate e la città tagliata in due, i bus fermi e l’autostrada invasa. Il terzo giorno di fila di proteste. E non è finita.

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Alle 5 di pomeriggio, un attimo prima che la manifestazione si sciolga a Porta Maggiore dopo otto lunghissime ore di corteo e altrettante di sciopero, dal carro che a Roma ha guidato la protesta Maya Issa, leader degli studenti palestinesi, grida: «Vi è piaciuto? Lo rifacciamo. Dobbiamo essere un milione».

(ansa)

La “Futura umanità”

Erano 300mila in piazza ieri (80mila per la questura): giovani tantissimi, lavoratori di più. Un serpentone rumoroso, pacifico e arrabbiato, per Gaza e la Flotilla. Infermieri, docenti, operai, precari, partite Iva, ferrovieri, autotrasportatori, ministeriali, attori, informatici, dipendenti di Bankitalia, liceali, ricercatori. Citando L’internazionale, si chiamano così: «Futura umanità». Con le braccia incrociate e la città tagliata in due, i bus fermi e l’autostrada invasa. Il terzo giorno di fila di proteste. E non è finita.

(agf)

E per primi i docenti

Alle otto di mattina in piazza Vittorio sono i docenti ad arrivare per primi. «Il compito che ci ha affidato lo Stato è quello di educare cittadine e cittadini consapevoli, che rispettino il diritto nazionale e internazionale», spiega una prof del liceo Enriques di Ostia. «Per essere adulti credibili siamo obbligati a essere qui e a richiamare anche il nostro governo al rispetto delle regole».

Sono duri i cori contro l’esecutivo italiano, contro Meloni e Salvini più di tutti: «Complici», «assassini», «psicopatici». Al ministero dei Trasporti dagli zaini degli studenti volano una trentina di uova che si schiantano sui blindati. Dal megafono in testa si celebra la resistenza palestinese, qualcuno chiede: «Ancora col 7 ottobre?». Risponde il carro Cgil: condanna di Hamas e richiesta di liberare gli ostaggi.

(agf)

“Il riscatto dell’umanità”

Si cammina ancora e non c’è minaccia di sanzione che tenga né dubbio sulla convocazione di questo sciopero lontano dalle vertenze contrattuali. «È giusto lo sciopero dei lavoratori», dice Dario Piccoli, pettorina rossa tra gli operai edili. «In gioco non c’è solo il sostegno ai cittadini italiani della Flotilla. C’è il riscatto dell’umanità: senza pace non ci sono diritti, tutele o lavoro di qualità per nessuno, in nessuna parte del mondo». La pensano così anche gli autorganizzati di Aci informatica: «Quel che accade a Gaza fa parte di politiche globali di impoverimento delle popolazioni».

(agf)

"Due anni di impotenza”

Sotto lo striscione delle Camere del lavoro autonomo e precario Emanuele De Luca ragiona: «Dopo due anni d’impotenza, ognuno vuole fare la sua parte e bloccare le attività produttive è un modo di partecipare. La richiesta di fermare l’economia di guerra, di chiedere soldi per il welfare, la sanità, i salari anziché per le armi si sta allargano a macchia d’olio». Poco più dietro, Dario Mastrantonio, team leader di una azienda di telecomunicazioni, aggiunge: «Sulla Flotilla c’erano lavoratori. Noi vogliamo far capire da che parte siamo: la parte degli esseri umani, contro i disumani».

(ansa)

Gli studenti: “Siamo stanchi, siamo arrabbiati”

Arrivano a rivoli, come affluenti di un unico fiume, gli studenti. Bloccano i bus (su via Nomentana il 90 leva il numero e scrive Gaza), parlano la loro lingua: «Siamo stanchi, siamo arrabbiati. L’ipocrisia del governo ci fa schifo», dice Giulia del Pacinotti-Archimede. Cantano, giocano con le parole: «Angurie sì, Meloni no». Il coro contagia i lavoratori, la protesta unisce le generazioni come ha unito i sindacati. Nello spezzone dei pensionati Mario Di Luzio si accalora: «Come si fa a non manifestare di fronte a un massacro? Mentre il governo senza umanità sfugge alle responsabilità, attacca chi sciopera e si arrende davanti a Israele, noi siamo persone responsabili». Se si chiede delle parole di Meloni che ha bollato lo sciopero come un «weekend lungo», Valeria Mizzao, sindacalista Filt e dipendente di una multinazionale, risponde così: «Tentano di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Noi lavoriamo 7 giorni su 7, 24 ore al giorno. Oggi ci fermiamo perché per la Palestina sono finite le parole, servono i fatti. Se il governo è immobile, tocca a noi».

La bandiera palestinese sull’A24

Il resto è cronaca: alle due la tangenziale è «marea umana». Quando un manifestante sale sventolando la bandiera palestinese sul ponte segnaletico all’imbocco dell’A24 che porterebbe a L’Aquila scatta il segnale: «Blocchiamo l’autostrada». La questura lascia sfilare. Nel sottopasso c’è solo il rimbombo delle voci che gridano, delle mani che battono: «Free free Palestine, boycott Israel». C’è un’immagine che dà l’idea: per la seconda volta dall’inizio della marcia la testa e la coda del serpentone s’incontrano, si doppiano, è così lungo che non si sa dove inizi e dove finisca. Lo spezzone studentesco s’allontana: il tempo di occupare Giurisprudenza alla Sapienza, dopo Lettere e Scienze Politiche. Si dorme qui, aspettando oggi il corteo nazionale da porta San Paolo, quello del «saremo un milione». Sarà un’altra storia.

(agf)

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