Il paese di Castelsardo si prepara per dire addio a Cinzia Pinna, venti giorni dopo la sua scomparsa da Palau, l’illusione delle ricerche e l’atroce verità consegnata agli investigatori da Emanuele Ragnedda: «L’ho uccisa io a colpi di pistola». Al funerale, oggi alle 16, nella cattedrale della cittadina di seimila anime sulla costa sassarese, non ci sarà Nicolina Giagheddu, la mamma dell’assassino reo confesso.
In un’intervista a Repubblica ha espresso il desiderio di incontrare la madre di Cinzia Pinna e di prendere parte alle esequie. La famiglia della donna, uccisa con tre colpi di pistola al viso, ha vissuto il suo dolore in uno stretto riserbo sin dal primo momento. Evitando i giornalisti e le domande. «È il nostro funerale, non lo riteniamo opportuno», fanno sapere ora dalla famiglia Pinna. Senza però chiudere la porta a un eventuale incontro in futuro: «Ci saranno tempi e modi in un momento successivo». «Li capisco — dice Nicolina Giagheddu — chi mi conosce sa che sono sincera»…
Il paese di Castelsardo si prepara per dire addio a Cinzia Pinna, venti giorni dopo la sua scomparsa da Palau, l’illusione delle ricerche e l’atroce verità consegnata agli investigatori da Emanuele Ragnedda: «L’ho uccisa io a colpi di pistola». Al funerale, oggi alle 16, nella cattedrale della cittadina di seimila anime sulla costa sassarese, non ci sarà Nicolina Giagheddu, la mamma dell’assassino reo confesso.
In un’intervista a Repubblica ha espresso il desiderio di incontrare la madre di Cinzia Pinna e di prendere parte alle esequie. La famiglia della donna, uccisa con tre colpi di pistola al viso, ha vissuto il suo dolore in uno stretto riserbo sin dal primo momento. Evitando i giornalisti e le domande. «È il nostro funerale, non lo riteniamo opportuno», fanno sapere ora dalla famiglia Pinna. Senza però chiudere la porta a un eventuale incontro in futuro: «Ci saranno tempi e modi in un momento successivo». «Li capisco — dice Nicolina Giagheddu — chi mi conosce sa che sono sincera».
Tre giorni fa, la mamma del femminicida ha deciso di presentarsi davanti alla tenuta di Conca Entosa, a Arzachena, il luogo del delitto. Lì dentro, tra i vigneti della famiglia che ha prodotto uno dei vini più costosi al mondo, era stato gettato il corpo di Cinzia Pinna. Coperto da sterpaglie e seminudo, abbandonato per 12 giorni. «Sono andata lì per pregare — ha detto la Giagheddu — . Non posso perdonare mio figlio. Ha tolto la vita a un’altra figlia. Il mio cuore si è spezzato il giorno in cui ha confessato di essere un assassino, la mia vita ormai è finita. Penso al dolore di sua madre».
Le parole della madre di Ragnedda sono arrivate in un giorno molto delicato per le indagini, quando i medici legali hanno messo nero su bianco come è morta la vittima. «Chiedo perdono a sua mamma, come a Cinzia e a tutta la sua famiglia. Cercherò di incontrarla. E se me ne daranno l’opportunità, vorrei partecipare al funerale», è stato l’appello rivolto ai familiari della donna uccisa. Per adesso la famiglia vuole vivere nella riservatezza il suo dolore, è troppo presto per un confronto che di certo sarà doloroso. «Per la signora Giagheddu — dice un parente dei Pinna — ci sono parole belle da parte nostra. Le sue dichiarazioni sembrano vere, quelle di una donna che ha sofferto molto».
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