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L’appello del docente abruzzese dalla cella in Albania: “Non abbandonatemi”

Michele D'Angelo con Vanessa Castelli 

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Michele D’Angelo, prof di biologia, è in carcere da agosto dopo un incidente stradale: “Cerco di rimanere lucido, ma sto male”
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La prossima settimana saranno due mesi di detenzione. E la speranza di tornare presto in Italia cede alla paura dell’ignoto in un iter giudiziario di cui fa fatica a capire la severità. Anche perché le interlocuzioni con l’Ambasciata italiana e con la Farnesina, gli appelli rivolti al presidente Mattarella e alla premier Meloni dalla sua compagna Vanessa Castelli, anche lei docente a L’Aquila, e dalla comunità accademica, sono rimasti senza risposta.

Ecco perché dal carcere albanese di Fier, il professore Michele D’Angelo, stimato docente di Biologia all’universita de L’Aquila arrestato l’8 agosto dopo un incidente stradale in cui ha perso la vita un ragazzo di sedici anni, ha accettato di rispondere alle domande di Repubblica.

Professor…

La prossima settimana saranno due mesi di detenzione. E la speranza di tornare presto in Italia cede alla paura dell’ignoto in un iter giudiziario di cui fa fatica a capire la severità. Anche perché le interlocuzioni con l’Ambasciata italiana e con la Farnesina, gli appelli rivolti al presidente Mattarella e alla premier Meloni dalla sua compagna Vanessa Castelli, anche lei docente a L’Aquila, e dalla comunità accademica, sono rimasti senza risposta.

Ecco perché dal carcere albanese di Fier, il professore Michele D’Angelo, stimato docente di Biologia all’universita de L’Aquila arrestato l’8 agosto dopo un incidente stradale in cui ha perso la vita un ragazzo di sedici anni, ha accettato di rispondere alle domande di Repubblica.

Professore D’Angelo, lei è in carcere per la sola accusa di violazione del codice stradale. Cosa chiede alle autorità italiane?

«Chiedo che venga garantito il rispetto dei miei diritti fondamentali e che si mantenga un canale aperto di comunicazione tra le autorità italiane e quelle albanesi. Non cerco privilegi ma solo che mi venga assicurato un processo equo, trasparente e rispettoso. Confido nel legame storico e nella fratellanza tra Italia ed Albania che si sono sempre sostenute nei momenti difficili. La mia speranza è che l’Italia continui a seguire il mio caso con attenzione, sensibilità e spirito di giustizia».

Come sta dopo due mesi?

«Non bene. Sto cercando di affrontare questa esperienza con forza e dignità. Non è semplice, anche perché prima dell’arresto stavo seguendo un ciclo di visite specialistiche per una condizione clinica che richiede continuità e il monitoraggio da parte dello specialista che mi segue da mesi. La sospensione di questo percorso ha avuto ripercussioni sia sulla mia salute fisica che sul mio equilibrio psicologico».

Quali sono le sue condizioni di detenzione?

«Cerco di mantenere la lucidità e il rispetto per le regole del luogo in cui mi trovo. Il mio pensiero costante va alla mia compagna, alla mia famiglia, ai miei studenti, ai miei colleghi e a chi mi è vicino in questo momento difficile».

Tre giorni dopo l’incidente è morto un ragazzo che si trovava sull’altra auto coinvolta nell’incidente, ma le viene contestata la violazione del codice di circolazione e non l’omicidio stradale. Come è possibile che con una tale accusa lei sia ancora detenuto? Ritiene di avere delle responsabilità nell’incidente?

«Questo incidente ha segnato profondamente la mia vita. Sulle responsabilità confido nel lavoro della magistratura e sono disponibile a collaborare pienamente per chiarire ogni aspetto, con trasparenza e senso di responsabilità. So che tra gli elementi al vaglio c’è anche la velocità dell’altro veicolo e ritengo giusto che ogni dettaglio venga analizzato con rigore e imparzialità».

Vuole dire qualcosa ai genitori del ragazzo purtroppo morto in seguito all’impatto?

«Comprendo bene che nulla possa lenire il loro dolore ma desidero esprimere il mio rispetto e la mia vicinanza. Ogni giorno penso alla tragedia che ha colpito quella famiglia e provo un dolore sincero per la perdita che hanno subìto».

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