Tra addetti ai lavori, colleghi e non solo, c'è già chi lo chiama «Il doppio passo». Il sabato di Silvia Salis, sindaca che tutti (troppi?) continuano a tirare per la giacchetta con vista sulla scena politica nazionale che verrà, è parso del resto il (doppio) investimento perfetto sul futuro, a prescindere da quale sarà.
Prima a Roma, al convegno di Avs della mattina, seduta tra i leader Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli a mandare un messaggio (anche) ai rossoverdi di casa, un modo per compattare la maggioranza a priori in vista delle decisioni delicate del futuro più prossimo della giunta.
Poi l'atteso bagno di folla sul palco della Leopolda, la tre giorni simbolo dell'era renziana del Paese, quartier generale di Italia Viva e sin dall'origine per Salis una questione di famiglia (c'era la firma del marito della sindaca, Fausto Brizzi, sulle edizioni dell'ascesa del primo Matteo Renzi). Da dove, pur chiedendo tempo «perché sono la sindaca di Genova e devo lavorare per la mia città», …
Tra addetti ai lavori, colleghi e non solo, c'è già chi lo chiama «Il doppio passo». Il sabato di Silvia Salis, sindaca che tutti (troppi?) continuano a tirare per la giacchetta con vista sulla scena politica nazionale che verrà, è parso del resto il (doppio) investimento perfetto sul futuro, a prescindere da quale sarà.
Prima a Roma, al convegno di Avs della mattina, seduta tra i leader Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli a mandare un messaggio (anche) ai rossoverdi di casa, un modo per compattare la maggioranza a priori in vista delle decisioni delicate del futuro più prossimo della giunta.
Poi l'atteso bagno di folla sul palco della Leopolda, la tre giorni simbolo dell'era renziana del Paese, quartier generale di Italia Viva e sin dall'origine per Salis una questione di famiglia (c'era la firma del marito della sindaca, Fausto Brizzi, sulle edizioni dell'ascesa del primo Matteo Renzi). Da dove, pur chiedendo tempo «perché sono la sindaca di Genova e devo lavorare per la mia città», ha lanciato la suggestione che vale una scommessa. «Credo che in Italia serva un ministero del Futuro».
Ospite del tavolo che ha riunito i principali sindaci del Paese (tra questi anche Roberto Gualtieri da Roma e Gaetano Manfredi da Napoli), Salis del resto era attesa come la vera notizia della giornata fiorentina. Complice, inevitabile, la nuova investitura del padrone di casa, il Renzi che in questi giorni ha rifatto il suo come il nome più papabile per una corsa di primarie per decidere la guida del centrosinistra che verrà, espressione ideale dell'anima riformista centrista di una ipotetica futura coalizione.
La sindaca si sa difendere (anche per questo, si nota, avrebbe rinunciato ad addirittura aprirla, la Leopolda 2025), ma non disdegna rilanciare. Ecco il perché di una proposta che non poteva non fare titolo («Serve un ministero che si occupi in modo trasversale di tutto quello che sta succedendo nel Paese »), e i rimandi continui a «una politica che ha la malattia del taglio del nastro», persino delle sfide dell'Ai: «La sfida più grande e la più potente che abbiamo di fronte, qualcosa della quale noi non riusciamo a capire le potenzialità ma su cui noi sindaci abbiamo la responsabilità: dobbiamo usare la digitalizzazione per avvicinare le persone agli strumenti di democrazia».
«Per immaginare il futuro servono scelte coraggiose, servono scelte che riguardano energia, transizione ecologica, tutela dell'industria, sono scelte che tutti noi facciamo nella nostra vita, ogni giorno – è il Salis pensiero portato sul palco della stazione fiorentina – E che fa poi la politica nazionale. Il ministero del Futuro non deve essere astratto, ma collaborare con il lavoro degli altri ministeri. Credo che la politica debba impegnarsi un pò di più in questo, non cercare l'applauso di oggi ma capire se poi, nella storia, quel gesto sarà applaudito». Tutto molto in stile renziano, come del resto in mattinata è stato applauditissimo dalla platea rossoverde il suo intervento alla Scout center di Roma.
Se non arrivassero in automatico le rassicurazioni di rito («Io sono sindaca, devo fare la sindaca, non voglio che nessuno mi metta più in contrapposizione con Elly Schlein», il suo messaggio di pochi giorni fa), praticamente una puntata sul centrosinistra che verrà. «Il campo progressista unito ha conquistato Genova dopo due mandati del centrodestra, l'unione è la forza. È stata la forza del nostro progetto e l'unione è la forza della classe dirigente del campo progressista che la destra non ha. Bisogna concentrarsi su quello che ci unisce: a Genova ha funzionato molto bene, per cui lo consiglio». Un consiglio per il futuro, da capire diretto a chi, a quale leader o piuttosto se per sé.