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Chiara Petrolini: “Non ho fatto del male ai miei bambini. Ho desiderato la seconda gravidanza”

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Repubblica è entrata in possesso della consulenza di un pool di esperti che ha analizzato per mesi la giovane accusata di avere ucciso i suoi due neonati. Ecco cosa ha raccontato agli psichiatri
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“Le gravidanze non me le aspettavo, né la prima né la seconda. Però la seconda l’ho un po’ anche cercata perché la prima era andata male”. Sono le parole di Chiara Petrolini, la ventiduenne accusata di avere ucciso i due neonati partoriti tra il 2023 e il 2024 e di averli sotterrati nel giardino della villa di famiglia a Vignale di Traversetolo (Parma).

Parole finite in una consulenza richiesta dalla procura a un pool di sei psicologi e psichiatri, che è entrato nella mente di Chiara Petrolini per comprendere perché a 21 anni ha ucciso i figli portati in grembo e partoriti in segreto nella sua cameretta. Esperti del Racis, il reparto analisi criminologiche dei carabinieri, hanno analizzato le dinamiche dei due omicidi, rimesso uno dietro l’altro i dettagli e i rilievi di quell’agosto del 2024. A guidare la sezione Psicologia investigativa è il colonnello Anna Bonifazi che, in aula, nell’ultima udienza del processo a carico della giovane, ha anticipato l’analisi su Chiara Petrolini: “R…

“Le gravidanze non me le aspettavo, né la prima né la seconda. Però la seconda l’ho un po’ anche cercata perché la prima era andata male”. Sono le parole di Chiara Petrolini, la ventiduenne accusata di avere ucciso i due neonati partoriti tra il 2023 e il 2024 e di averli sotterrati nel giardino della villa di famiglia a Vignale di Traversetolo (Parma).

Parole finite in una consulenza richiesta dalla procura a un pool di sei psicologi e psichiatri, che è entrato nella mente di Chiara Petrolini per comprendere perché a 21 anni ha ucciso i figli portati in grembo e partoriti in segreto nella sua cameretta. Esperti del Racis, il reparto analisi criminologiche dei carabinieri, hanno analizzato le dinamiche dei due omicidi, rimesso uno dietro l’altro i dettagli e i rilievi di quell’agosto del 2024. A guidare la sezione Psicologia investigativa è il colonnello Anna Bonifazi che, in aula, nell’ultima udienza del processo a carico della giovane, ha anticipato l’analisi su Chiara Petrolini: “Riesce a sopportare a gestire anche eventi e momenti estremamente d’impatto dal punto di vista emotivo e fisico: questo è tipico di un comportamento seriale". Per poi aggiungere sui delitti: “Una escalation che nasce già dall’immaginazione”.

"Mi ero riavvicinata a Samuel per avere una seconda gravidanza”

Ma ecco cosa ha dichiarato la giovane nei tre colloqui con due psichiatri di Bologna e Genova, Mario Amore e Domenico Belardi, inseriti nella consulenza di 40 pagine di cui Repubblica è venuta in possesso. La ragazza spiega che il primo figlio partorito l’ha seppellito in giardino “per sentirlo vicino” perché era una parte che “non se ne sarebbe mai andata da me”. Sul parto ha ribadito che secondo lei “era morto”. Mentre per la seconda gravidanza ha ammesso di essersi riavvicinata a Samuel “perché volevo che la seconda gravidanza andasse bene”. Ma di non avere rivelato il suo stato a nessuno per “paura” e “solitudine”. Anche se poi aggiunge che sperava che Samuel si accorgesse di qualcosa “gli avevo dato l’input…avevo la pancia”.

Il luogo del ritrovamento dei due neonati, contrassegnato in giallo 

I corpi seppelliti: “Non c’è nulla di sbagliato”

Ricostruzioni che gli esperti hanno incrociato con i dati investigativi. Quando le si chiede la causa della morte del secondo bambino lei ammette: “La causa è stato il taglio del cordone ma io non ero informata, non avevo chiesto a nessuno”. In maniera sorprendente, poi dichiara: “Non ho mai avuto la percezione di fare qualcosa di sbagliato seppellendo i corpi dei bambini”. E quando le si chiede perché non ha chiamato il 118 per soccorrere i neonati, lei risponde: “Non ci ho pensato”. Dopo la seconda gravidanza e il secondo bambino sotterrato, un punto sul quale gli esperti ritornano più volte, lei conclude dicendo: “Continuavo a pensare di partorire bambini morti e che questo fosse il mio destino. Spero ancora di diventare mamma ma ho paura che ricapiti la stessa cosa”.

I rilievi col luminol nel bagno 

L’abuso e il sogno della carrozzina

E’ nel secondo colloquio che la giovane racconta di un abuso sessuale subito nel 2021 e che, riportano gli psichiatri “l’ha segnata tanto nel rapporto con gli altri perché si è sentita tradita da un amico”. L’immagine che consegna agli psichiatri è quella di un sogno in cui si vede “mentre spingo una carrozzina con due bambini”. Un sogno mancato, secondo lei, da una parte per una sua responsabilità ma dall’altra no perché non ritiene “di aver fatto del male a questi bambini”. Racconta che “i primi mesi della seconda gravidanza mi sentivo felice” ma vedeva questa cosa “come mia, non doveva essere contaminata” dal mondo che circondava il bambino. E quel neonato che tra le sue braccia era vivo “volevo chiamarlo Leonardo, ricordo il suo sguardo”. Ma anche in quel caso non ha chiamato i soccorsi e nemmeno i suoi genitori. “Sono svenuta dopo aver tagliato il cordone, ero debole. Quando mi sono risvegliata il bambino aveva gli occhi chiusi”.

L'asciugamano in cui è stato avvolto il secondo neonato 

“Temo il carcere, voglio due figli”

Sulle due buche, scavate a mani nude e superficiali, ripete: “perché io non pensavo di aver fatto nulla di male…di sbagliato”. I colloqui risalgono a pochi mesi dopo la scoperta dei due corpi dei neonati, la consulenza tecnica è stata presentata nello scorso dicembre. In quel periodo, come dichiara Chiara Petrolini, la giovane era già ai domiciliari ma “temo il carcere, vorrei rimanere a casa”. E continua a fantasticare sul suo futuro in cui si vede “una maestra con due figli”. Fino alla parte, nel terzo e ultimo colloquio, in cui dice: “Non sono una killer, non ho fatto una cosa cattiva”. I carabinieri del Racis hanno analizzato la dinamica dei crimini, nella relazione inseriscono le foto che Chiara non vuol vedere: quelle del corpo del secondo neonato, l’asciugamano giallo in cui il piccolo era stato avvolto, il punto in cui sono stati ritrovati i due cadaveri proprio sotto la finestra della sua camera, i rilievi col luminol nella tavernetta diventata la sua cameretta e il luogo dei suoi segreti.

Gli esperti: “È lucida, potrebbe rifarlo se non l’ha già fatto”

Tra gli scenari ipotizzati sulla genesi dei due omicidi, gli esperti del Racis scrivono che “potrebbe essere attribuibile a un evento negativo del passato, un trauma non superato” che ha dato il via agli atti violenti con una motivazione che lei stessa “non ha saputo ben spiegare, decifrare emotivamente e, soprattutto arginare”. Chiara Petrolini ha sempre sostenuto di avere temuto “il giudizio dei miei genitori e del paese” ma non l’ha temuto rispetto ai due omicidi. Che, rilevano gli esperti, esegue con le stesse identiche dinamiche – dalle gravidanze ai seppellimenti - dove si riscontra una “serialità”. Il periodo di stasi tra un parto e l’altro, definito dagli psicologi e dagli psichiatri “raffreddamento”, Chiara Petrolini ha avuto modo di "alleviare la tensione accumulata dall’attività criminale”. Il comportamento della giovane è contraddistinto, per gli esperti, da fasi ben concatenate, coerenti tra loro e che lasciano trasparire “una fredda e lucida intenzione di arrivare all’esito finale” senza un freno o ripensamento, “nonostante le condizioni lo permettessero”. Per questo, Chiara Petrolini, secondo il pool di esperti, “non si può escludere che avrebbe potuto, se non scoperta, commettere analoghi delitti in seguito ovvero ne abbia commessi altri simili in passato”.

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