Estrarre un bicchiere d’acqua dall’aria di uno dei deserti più aridi del mondo, la Death Valley, è in effetti un’impresa da Nobel. Omar Yaghi, fresco vincitore del premio per la Chimica del 2025, è partito per una spedizione con i suoi studenti nel punto più caldo e secco, Furnace Creek, nel 2023, scegliendo proprio il mese di agosto, con la temperatura sulla roccia che ha raggiunto i 60 gradi.
Yaghi e tre ragazzi del suo laboratorio portavano in uno zaino l’apparecchio che gli avrebbe permesso di approvvigionarsi, almeno in parte, dell’acqua da bere.
Il cilindro, grande come un piccolo telescopio, era il frutto di anni di studio. Una cartuccia al suo interno conteneva il materiale premiato oggi con il Nobel: chiamato in gergo Mof (framework metallo-organico) era studiato in modo da avere una superficie molto porosa all’interno, con fori di circa un nanometro circondati da una struttura cristallina.
L’idea era che l’acqua presente nell’aria, per quanto scarsa, entrasse nei fori e vi restasse intrappolata di notte. Di giorno, a temperature più alte, sarebbe stata rilasciata dalla cartuccia di Mof, si sarebbe condensata lungo le pareti raffreddate dell’apparecchio e sarebbe stata raccolta per essere bevuta.
“Abbiamo impiegato un anno a preparare l’esperimento” spiega Woochul Song, lo studente che ha lavorato con Yaghi a Berkeley, in California, e oggi è tornato nella sua Corea per insegnare alla Pohang University of Science e Technology. “Sotto la guida del professore abbiamo sintetizzato il Mof e costruito l’apparecchio raccoglitore. Prima l’abbiamo testato in laboratorio, poi nelle condizioni assai più dure della Death Valley”.
Lasciato tutta la notte accanto alle tende, raffreddato dall’energia di una cella solare durante il giorno, l’apparecchio ha raccolto 285 grammi di acqua per ogni chilo di Mof utilizzato. Per ora giusto un bicchiere, perfettamente potabile grazie alla purezza dell’acqua raccolta, ma secondo i dati pubblicati dagli avventurosi scienziati nel 2023 su Nature Waters si tratta di un’efficienza doppia rispetto ai metodi usati prima per estrarre l’umidità dall’aria. E solo sfruttando l’energia solare. “Un apparecchio così può rendere autosufficiente una persona nel deserto”, aveva commentato il Nobel tornato dalla spedizione. “Le circostanze in cui il professore è cresciuto lo hanno reso ovviamente attento al problema dell’acqua” commenta Song.
Yaghi è nato in Giordania, nel deserto attorno ad Amman, nel 1965. Sesto di dieci figli, ha vissuto con genitori e fratelli in un’unica stanza, accanto alla stalla degli animali allevati dalla famiglia. A casa non c’era elettricità, c’era acqua solo poche ore alla settimana, padre e madre sapevano a malapena leggere.
Eppure il papà, un uomo severo e attento all’educazione dei figli, ha voluto che Omar a 15 anni partisse per gli Stati Uniti per studiare. “Le sue esperienze durante l’infanzia lo hanno reso attento al problema dell’acqua e dell’ambiente” conferma Song.
“Prima di partire per la Death Valley – confessa – ero piuttosto scettico. Ero stato nominato capo del progetto. Nonostante questo non credevo che avrebbe funzionato in un ambiente così difficile. Invece si è comportato meravigliosamente. Segno che la scienza fatta in modo rigoroso può aprire strade utili a risolvere i problemi dell’ambiente e della società”.