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Cinque piccoli borghi sfidano i giganti del vento: “Giù le mani dalla valle”

Il progetto prevede impianti alti 200 metri e larghi 160. La rabbia del Friuli: “Saranno come due statue della libertà”
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Pulfero (Udine) – Neanche i barbari hanno osato tanto, eppure da queste parti tra Goti, Marcomanni e Unni ne hanno viste di tutti i colori. Si stava così bene, nelle valli del Natisone, adesso sono tutti angosciati per un megaprogetto di pale eoliche che distruggerà il paesaggio bellissimo, sbancherà la montagna proprio su un tratto del Cammino Celeste, che unisce Aquileia al monte Lussari, un percorso della cristianità lungo 200 chilometri. In più, avvelenerà anche gli animi per i prossimi 30 anni, tanta è la durata dell’impianto. Se le cose vanno «come non devono andare, queste pale mostruose le vedranno anche da Trieste», dice il sindaco di Pulfero, Camillo Melissa. Intanto apre il portone del municipio. Consiglio di guerra. Qualcosa bisognerà pur fare, «per fermare gli ecomostri».

Cinque borghi contro le pale

Con lui, la collega di Cividale del Friuli, Daniela Bernardi, Enrico Basaldella di Moimacco e Cesare Pinatto di San Pietro al Natisone. E il sindaco di Torreano, Francesco Pa…

Pulfero (Udine) – Neanche i barbari hanno osato tanto, eppure da queste parti tra Goti, Marcomanni e Unni ne hanno viste di tutti i colori. Si stava così bene, nelle valli del Natisone, adesso sono tutti angosciati per un megaprogetto di pale eoliche che distruggerà il paesaggio bellissimo, sbancherà la montagna proprio su un tratto del Cammino Celeste, che unisce Aquileia al monte Lussari, un percorso della cristianità lungo 200 chilometri. In più, avvelenerà anche gli animi per i prossimi 30 anni, tanta è la durata dell’impianto. Se le cose vanno «come non devono andare, queste pale mostruose le vedranno anche da Trieste», dice il sindaco di Pulfero, Camillo Melissa. Intanto apre il portone del municipio. Consiglio di guerra. Qualcosa bisognerà pur fare, «per fermare gli ecomostri».

Cinque borghi contro le pale

Con lui, la collega di Cividale del Friuli, Daniela Bernardi, Enrico Basaldella di Moimacco e Cesare Pinatto di San Pietro al Natisone. E il sindaco di Torreano, Francesco Pascolini, capofila della protesta. Bastano, 5 sindaci di Comuni piccoli, a bloccare il progetto Pulfar della Ponente Green Power, srl di Milano? Hanno dalla loro il popolo. Ah sì, e la Comunità di montagna, gli allevatori, i coltivatori, le associazioni ambientaliste, e tutti quanti negli anni hanno creduto in uno sviluppo sostenibile della zona. Turismo slow, escursioni a piedi e in canoa, in bike, e-bike, e castelli, memorie della Grande Guerra, e buon cibo e buon bere, vacanze per famiglie anche con bambini, tra prati perfetti, boschi di castagni e frassini (e tra poco comincia il foliage). Ecco, tutto questo ben di Dio «rovinato da 4 pale alte 200 metri e larghe 160, proprio sul crinale del monte Craguenza».

Poi, basta entrare nella grotta famosa, San Giovanni d’Antro, con l’incredibile altare barocco (in una caverna dove viveva l’Ursus spelaeus), i segni lasciati dai Romani e dai Templari, i meandri carsici con l’acqua che forma stalattiti gocciolanti, i laghetti e il cammino scivoloso lungo 5 chilometri, e proprio qui sotto Mauro Pierig spiega che «una delle pale la pianterebbero proprio qui sopra. Penso che crollerebbe tutto». Nel frattempo si fa marcia indietro, battendo su varie sporgenze la testa foderata dal caschetto. Un posto fantastico, non soffrendo di claustrofobia. Pierig è presidente dell’associazione Tarcetta, che ha riaperto con successo la Grotta e l’anno scorso ha contato 6mila visitatori, per lo più stranieri. «La pala eolica prevista qui sopra mette a rischio la tenuta del sito. Dovrebbero scavare per 40 metri, e lo spessore è di ottanta…». Intanto controlla i vetrini anti-terremoto, ben fissati alle pareti.

“Protestiamo per la nostra sopravvivenza”

All’uscita, ecco in lontananza Castelmonte, e una natura selvaggia, di burroni e canyon verdissimi, appena velati da una nebbia. Il sindaco Melissa — che governa un paese con 54 frazioni, come succede in montagna — spiega che «questa zona era interdetta fino alla caduta del Muro di Berlino. Servitù militare, non si poteva costruire niente. Questo ha provocato un massiccio esodo di abitanti verso la pianura, o l’estero. Ma l’ha preservata intatta», più o meno come al tempo dei Romani. Chi è rimasto, è campato con poco. I giovani invece ci credono, e una è Fiorella Causero, veterinaria e titolare di azienda agricola, piccolo allevamento bio di bovini: «Io sono nell’area che sarebbe più colpita. La strada per arrivare all’impianto passerebbe tra la mia stalla e un cimitero. Protestiamo per la nostra sopravvivenza», infatti è portavoce del Comitato Proteggiamo il Craguenza. Antonio Banchig ha un albergo diffuso in vecchie case di pietra, «la “mia” pala ce l’avrei a 650 metri da casa. I turisti, tedeschi e olandesi, non verrebbero più, perché qui cercano il silenzio, il paesaggio incontaminato».

Come due statue della libertà

Il silenzio andrebbe a farsi benedire, perché quattro pale così farebbero un gran rumore, e di giorno, e di notte. «Sarebbero alte come due statue della libertà, o due Pirelloni. Però in alto, molto visibili. Poi è prevista la zona di stoccaggio, e il cavidotto. Si distruggerebbero le radure, che per noi sono preziose, ma non sono tutelate al di sotto dei 1.600 metri. E dovrebbero sbancare la montagna per alcuni chilometri, costruendo una specie di tangenziale al posto di sentieri e strade agricole, con centinaia di camion su e giù per mesi», dice il sindaco Pascolini.

E come sempre succede, affiora il lato grottesco della vicenda: «Manca la materia prima. Il vento. C’è la bora, che però arriva fino a 160 chilometri orari. Troppo forte, danneggerebbe l’impianto», spiega Michele Coren, che si è anche «appellato alla legge di tutela della minoranza slovena, che tutela non solo noi, ma il nostro territorio». Poi, si sono appellati all’arcivescovo di Udine, ché protegga il percorso delle 44 chiese votive del Natisone.

L’impatto ambientale

E la Regione Friuli-Venezia Giulia, governata dal leghista Fedriga? Il progetto (da 65 milioni) fa gola perché avrebbe una potenza di ben 28,8 megawatt. La Regione è molto ben disposta al green deal, e vorrebbe raggiungere la decarbonizzazione non entro il 2050, ma addirittura entro il 2045. Fabio Scoccimarro, assessore all’Ambiente, ha appena dichiarato di non essere favorevole «al grande eolico, ma al piccolo e al micro eolico». Poi però ci sono le leggi comunitarie da rispettare, ha aggiunto.

Due giorni fa un decreto della Regione ha deciso che «la ditta proponente» deve dimostrare entro 6 mesi che non impatterà su due aree tutelate, cioè la zona speciale di conservazione del monte Mia, e la zona di protezione speciale dell’avifauna “Forra del Pradolino”. Sito Natura 2000, che è la rete europea per la conservazione della biodiversità. Quindi, la battaglia è appena iniziata, e alla pugna si aggiungono i “Custodi delle Valli”, oltre a Legambiente, liste civiche, consiglieri regionali dalla Lega al Pd, e anche l’associazione “Sopra il Craguenza, solo le stelle”, altroché pale eoliche. Solo stelle, in questo cielo friulano.

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