Di nuovo scintille tra Israele e la Santa Sede. Se all’epoca di papa Francesco le incomprensioni si sono andate moltiplicando, con Leone gli screzi rimangono per lo più sotto il pelo dell’acqua ma all’improvviso affiorano in superficie. Motivo, questa volta, un’intervista concessa dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin all’Osservatore Romano in occasione dell’anniversario del 7 ottobre. L’ambasciata israeliana presso la Santa Sede non ha gradito le critiche all’intervento militare nella Striscia di Gaza. Interpellato dai cronisti, papa Prevost ha puntualizzato che «il cardinale ha espresso molto bene l’opinione della Santa Sede».
La “carneficina” di Gaza
Nella sua intervista di lunedì, Parolin spaziava su tutti i temi d’attualità mediorientale, dall’attacco «disumano» di Hamas due anni fa alla necessità di liberare gli ostaggi israeliani, ma metteva in fila anche le critiche alla «carneficina» in corso a Gaza. Con un occhio al piano di Trump, il segretario di Stato vaticano …
Di nuovo scintille tra Israele e la Santa Sede. Se all’epoca di papa Francesco le incomprensioni si sono andate moltiplicando, con Leone gli screzi rimangono per lo più sotto il pelo dell’acqua ma all’improvviso affiorano in superficie. Motivo, questa volta, un’intervista concessa dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin all’Osservatore Romano in occasione dell’anniversario del 7 ottobre. L’ambasciata israeliana presso la Santa Sede non ha gradito le critiche all’intervento militare nella Striscia di Gaza. Interpellato dai cronisti, papa Prevost ha puntualizzato che «il cardinale ha espresso molto bene l’opinione della Santa Sede».
La “carneficina” di Gaza
Nella sua intervista di lunedì, Parolin spaziava su tutti i temi d’attualità mediorientale, dall’attacco «disumano» di Hamas due anni fa alla necessità di liberare gli ostaggi israeliani, ma metteva in fila anche le critiche alla «carneficina» in corso a Gaza. Con un occhio al piano di Trump, il segretario di Stato vaticano precisava che è benvenuto «qualunque piano che coinvolga il popolo palestinese nelle decisioni sul proprio futuro».
Le critiche israeliane
Ieri mattina l’ambasciata israeliana presso il Palazzo apostolico ha protestato con un comunicato diramato via social. L’intervista di Parolin, «sebbene sicuramente ben intenzionata – si legge – rischia di minare gli sforzi per porre fine alla guerra a Gaza e contrastare il crescente antisemitismo. Si concentra sulla critica a Israele, trascurando il continuo rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi o di porre fine alla violenza». Secondo la rappresentanza diplomatica di Tel Aviv, il segretario di Stato vaticano è ricorso a una «equivalenza morale non pertinente»: «Ad esempio, l’applicazione del termine “massacro” sia all’attacco genocida di Hamas del 7 ottobre sia al legittimo diritto di Israele all’autodifesa. Non esiste equivalenza morale tra uno Stato democratico che protegge i propri cittadini e un’organizzazione terroristica intenzionata a ucciderli».
“No all’antisemitismo"
In Vaticano è prevalsa la scelta di non controreplicare. Questo genere di reazione è ben nota Oltretevere, meglio non alimentare la polemica. Tanto che quando poche ore dopo papa Leone in persona è intervenuto, salutando i giornalisti che lo attendevano all’uscita della villa di Castel Gandolfo dove ha trascorso una mezza giornata libera, inizialmente ha evitato di tornare sulla questione. Ha detto che quelli trascorsi dal 7 ottobre 2023 «sono stati due anni molto dolorosi», quello è stato un «atto terroristico» e «bisogna pensare a quanto odio esiste nel mondo». «Poi», ha proseguito, «in due anni 67mila palestinesi sono stati uccisi», una realtà che fa «pensare», ha detto, «di quanta violenza e di quanto male è capace l’uomo». Leone ha spiegato che non si possono «accettare gruppi che causano terrorismo, bisogna sempre rifiutare questo stile di odio», e che «questi atti di antisemitismo sono veramente preoccupanti, bisogna sempre annunciare la pace, il rispetto per la dignità di tutte le persone». La Chiesa, ha concluso, è impegnata a favorire la pace e promuovere il dialogo. Al cronista che insiste sulla dichiarazione dell’ambasciata israeliana, il Papa risponde: «Preferisco non commentare adesso, il cardinale ha espresso molto bene l’opinione della Santa Sede». Parole dosate per segnalare il desiderio di non alimentare la polemica, e al contempo coprire politicamente il suo collaboratore e tenere il punto sulle critiche alla guerra in corso a Gaza.
Parole dosate
Questione che, del resto, sta a cuore a Prevost. Come ha mostrato quando chiama la parrocchia di Gaza, come faceva Francesco, quando ha detto che «ufficialmente» la Santa Sede non parla di genocidio, «ma sempre più persone stanno sollevando la questione», anche in Israele , o quando ha detto al presidente israeliano Isaac Herzog di «garantire un futuro al popolo palestinese». Con il suo tono calmo, ma non per questo accondiscendente con le critiche.