Cronaca

Addio ai veggie burger. La Ue: i nomi della carne solo ai prodotti animali

Addio ai veggie burger. La Ue: i nomi della carne solo ai prodotti animali
Il voto del Parlamento europeo: no anche alle bistecche sintetiche. Il ristoratore: i consumatori capivano benissimo

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Non sarà più sufficiente dire che è fatto con fave e fagioli, quinoa e semi di lino, spinaci e tofu per chiarire che si tratta di un prodotto vegetariano o vegano: la dizione hamburger non potrà essere in alcun modo accostata a preparazioni che non contengano la carne. A stabilirlo è stato il Parlamento europeo, che ieri in seduta plenaria ha approvato, con 355 voti a favore, 247 contrari e 30 astenuti, un emendamento della revisione del regolamento sull’organizzazione comune dei mercati agricoli.

Fine della salsiccia vegetariana

Nel testo si citano anche, dichiarando tra l’altro che l’elenco non è esaustivo, altri esempi di termini da destinare esclusivamente e alimenti di origine animale: bistecche, scaloppine, burger, salsicce, tuorlo e albume d’uovo. Inoltre le denominazioni non possono essere usate per i prodotti derivati da coltura cellulare. Fine quindi della salsiccia vegetariana, ma anche delle cosiddette bistecche di carne sintetica (ancora non autorizzata nel mercato unico europeo). Nel 2020 il Parlamento aveva preso una decisione di segno opposto, bocciando una proposta simile a quella passata ieri. La norma non entrerà in vigore subito. Ci vuole un passaggio al tavolo negoziale tra Parlamento, Consiglio e Commissione e poi ci sarà la negoziazione con i singoli Stati membri.

(afp)

La richiesta di Coldiretti

La novità riguarderà prima di tutto i numerosissimi prodotti confezionati disponibili sul mercato e che pur essendo a base vegetale hanno un nome che rimanda alla carne. Andrà cambiata l’etichetta, anche se gli ingredienti resteranno gli stessi. La modifica del regolamento era stata richiesta tra l’altro da Coldiretti. Il presidente Ettore Prandini commenta: «L’introduzione rapida di norme per tutelare le denominazioni dei prodotti a base di carne e contrastare il “meat sounding” proteggerà i consumatori da pratiche ingannevoli e rafforzerà il settore zootecnico europeo».

L’etichetta di origine

Sempre ieri l’aula ha introdotto anche l’apertura all’etichetta d’origine su tutti i cibi e la preferenza dei prodotti di origine comunitaria e locale in mense e appalti pubblici. I parlamentari italiani dei Lega, Forza Italia e Fdi hanno sostenuto il provvedimento, i Cinque Stelle e Avs hanno votato contro, il Pd si è diviso, sono arrivati 13 sì e 6 no.

“Il problema non esiste”

Secondo Edoardo Valsecchi, il titolare di “Linfa” di Milano, tra i migliori ristoranti vegani d’Italia, si dà «una risposta sbagliata a un problema che non esiste. I consumatori capiscono cosa stanno comprando quando leggono “burger 100% vegetale”. Penso alla ripercussione sulle aziende: significherebbe dover rifare etichette, packaging, siti web, campagne pubblicitarie, manuali interni».

“Confusione per i consumatori”

Le imprese del cosiddetto settore plant-based, «già impegnate in un mercato competitivo, si troverebbero a sostenere costi ingenti di rebranding, con il rischio di confondere i consumatori più che di chiarire. Anziché aiutare chi investe in sostenibilità si rischia di punirlo. È frustrante. Noi ogni giorno dimostriamo che si può mangiare benissimo anche senza derivati animali: dovremmo competere su qualità, sapore, salubrità, non sulla semantica». La chiusura è con una battuta: «Chissà se ora cambieranno nome alla colomba pasquale, che non è certo un volatile».

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