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Figlio di due mamme, la Cedu: “Levare quella intenzionale dal certificato nascita non vìola diritti”

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La Corte europea ha emesso una sentenza sul caso di un bimbo nato nel 2018 dall’unione di due donne
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La Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una sentenza destinata a far discutere. In un pronunciamento ha stabilito che annullare dal certificato di nascita di un bambino nato dall’unione tra due donne i dati della mamma intenzionale, non vìola i diritti legati alla sua vita privata e familiare.

Il ricorso della mamma biologica

Il caso riguarda un cittadino italiano nato nel 2018 da una coppia omosessuale mediante procreazione assistita effettuata all’estero. La Cedu, per proteggere la sua identità, lo chiama “X”. La mamma biologica del bimbo aveva presentato ricorso alla Corte dopo l’annullamento della registrazione dei dati della sua seconda madre, quella intenzionale, dal certificato di nascita del piccolo. In questo modo la mamma non biologica si era ritrovata di fatto, dal punto di vista giuridico, non più mamma di suo figlio.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una sentenza destinata a far discutere. In un pronunciamento ha stabilito che annullare dal certificato di nascita di un bambino nato dall’unione tra due donne i dati della mamma intenzionale, non vìola i diritti legati alla sua vita privata e familiare.

Il ricorso della mamma biologica

Il caso riguarda un cittadino italiano nato nel 2018 da una coppia omosessuale mediante procreazione assistita effettuata all’estero. La Cedu, per proteggere la sua identità, lo chiama “X”. La mamma biologica del bimbo aveva presentato ricorso alla Corte dopo l’annullamento della registrazione dei dati della sua seconda madre, quella intenzionale, dal certificato di nascita del piccolo. In questo modo la mamma non biologica si era ritrovata di fatto, dal punto di vista giuridico, non più mamma di suo figlio.

L’articolo 8 della Convenzione

Per questo la donna che ha partorito “X” aveva invocato l'articolo 8 della Convenzione dei diritti dell’uomo, lamentando una violazione della sua vita privata e familiare a causa della perdita, cinque anni dopo la sua nascita, del rapporto giuridico di filiazione che il piccolo condivideva con la sua seconda madre intenzionale.

"Ricorrere all’adozione”

Secondo la Cedu però questa violazione del diritto alla vita privata e familiare non sussiste. La mamma non intenzionale potrebbe ricorrere, per i giudici, all'adozione per far riconoscere il suo legame con il bambino.

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