Rigopiano, parte il processo d’appello bis per dieci imputati. Ed è già prescrizione per quattro
di Romina MarcecaSi riparte dall’appello bis per accertare tutte le responsabilità sulla tragedia di Rigopiano, l'hotel in Abruzzo travolto il 18 gennaio del 2017 da una valanga sotto la quale morirono 29 dei 41 tra ospiti e dipendenti del resort. È iniziato stamattina, alla Corte d’appello di Perugia, il processo richiesto dalla Cassazione lo scorso dicembre, nella sentenza che ha accolto parzialmente l'impianto accusatorio della procura generale. Ma per quattro degli imputati è già prescritto il reato di omicidio colposo. In aula i familiari delle vittime indossano quasi tutti magliette con le immagini dei loro parenti morti. L’udienza è stata rinviata al 17 novembre, giornata in cui ci sarà la requisitoria del sostituto procuratore generale Paolo Berlucchi. Ma già dalle prime battute, la Corte ha dato un indirizzo preciso al processo. Nella sua relazione, che ha ricostruito i fatti e l'iter giudiziario, ha infatti confermato che “questo giudizio sarà applicativo del principio di responsabilità deli…
Si riparte dall’appello bis per accertare tutte le responsabilità sulla tragedia di Rigopiano, l'hotel in Abruzzo travolto il 18 gennaio del 2017 da una valanga sotto la quale morirono 29 dei 41 tra ospiti e dipendenti del resort. È iniziato stamattina, alla Corte d’appello di Perugia, il processo richiesto dalla Cassazione lo scorso dicembre, nella sentenza che ha accolto parzialmente l'impianto accusatorio della procura generale. Ma per quattro degli imputati è già prescritto il reato di omicidio colposo. In aula i familiari delle vittime indossano quasi tutti magliette con le immagini dei loro parenti morti. L’udienza è stata rinviata al 17 novembre, giornata in cui ci sarà la requisitoria del sostituto procuratore generale Paolo Berlucchi. Ma già dalle prime battute, la Corte ha dato un indirizzo preciso al processo. Nella sua relazione, che ha ricostruito i fatti e l'iter giudiziario, ha infatti confermato che “questo giudizio sarà applicativo del principio di responsabilità delineato dalla Cassazione”.
Chi rischia la condanna e chi no
Gli imputati per disastro colposo, omicidio e lesioni colpose sono Carlo Giovani, Carlo Visca, Sabatino Belmaggio, Vincenzo Antenucci, Emidio Primavera e Pierluigi Caputi, tutti funzionari della Regione Abruzzo. Per loro, se saranno dichiarati colpevoli, si va verso una condanna. Diversa è la posizione per gli altri quattro a giudizio per omicidio colposo, reato già prescritto. Si tratta dell'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli, e i due funzionari della Provincia di Pescara Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio.
Reboa: "La Regione risarcisca le famiglie con 50 milioni”
Fuori dal tribunale di Perugia, al termine dell’udienza l’avvocato Romolo Reboa, ha ribadito la richiesta avanzata già due anni fa alla Regione Abruzzo: oltre 6 milioni di euro per le quattro famiglie che assiste. Che diventano 50 milioni per tutte e 29 le vittime. "La sentenza della Corte di Cassazione costituisce, in sede civile, giudicato esterno per la Regione Abruzzo, peraltro presente nel procedimento penale con i propri difensori: ciò indipendentemente dall'eventuale responsabilità penale dei suoi dirigenti imputati a Perugia". E ha invitato "il presidente Marco Marsilio, che ha avuto il merito di far approvare la 'Carta valanghe' dopo quasi trent'anni dalla legge istitutiva, a prendere atto della decisione della suprema Corte e predisporre gli atti propedeutici ad assolvere l'obbligo della Regione Abruzzo a procedere nei risarcimenti”.
La prevenzione disattesa
L'elemento nuovo, per questo appello bis chiesto dai giudici di Cassazione, ma in realtà subito segnalato dalla procura durante le indagini sulla tragedia, è quello della prevenzione disattesa. Secondo gli Ermellini, i funzionari regionali avrebbero dovuto applicare la legge che li obbliga a redigere la carta che localizza il pericolo di valanghe. Un documento che, sostengono i giudici, avrebbe potuto scongiurare sicuramente la tragedia. L’hotel, infatti, sarebbe stato con ogni probabilità chiuso durante i mesi invernali.
I parenti delle vittime: “Finalmente”
“Noi abbiamo grandi aspettative perché tutto il nostro lavoro era orientato a far emergere le responsabilità più gravi – dice l’avvocato Massimiliano Gabrielli, legale di due delle famiglie delle vittime – oltre a quelle degli enti territoriali, che ricadevano sui dirigenti regionali che avevano competenza per la redazione della carta valanghe e quindi sulla tutela della sicurezza dei cittadini. D’altronde quanto scritto nella relazione dalla Cassazione è una gabbia dalla quale, difficilmente, i dirigenti regionali potranno fuggire”. Al termine della lettura della sentenza di Cassazione, i parenti delle vittime avevano mostrato soddisfazione per il nuovo appello. “Sono usciti i veri responsabili finalmente”, aveva detto Egidio Bonifazi, padre del receptionist Emanuele. Frasi che sono il preludio di una partecipazione molto sentita da parte delle famiglie anche su questo ennesimo giudizio. “Sono finalmente lacrime di gioia perché per il disastro colposo non rischiamo la prescrizione, il prefetto ne esce con una condanna lieve ma rimane per tutti noi un grande bugiardo”, erano state queste le parole di Gianluca Tanda fuori dall’aula, fratello di Marco morto a 25 anni. Che oggi ha aggiunto, a fine processo: “Fin dall'inizio abbiamo puntato sulla Regione perché era la grande assente in questo processo, abbiamo sempre sostenuto questa tesi. Ci sono voluti anni ma poi finalmente la Cassazione ha disposto questo processo. Secondo noi oggettivamente hanno avuto delle responsabilità".
Perché la richiesta di un nuovo processo
Tutto ruota attorno all’applicazione della carta valanghe. Secondo i giudici di Cassazione, l'hotel sarebbe potuto essere classificato come struttura a rischio valanghe. Questo avrebbe comportato il divieto di accesso oppure, come è scritto nelle motivazioni della sentenza di terzo grado “ne avrebbe imposto un uso disciplinato, limitato, per esempio, alle stagioni non invernali". "Era tal conclusione possibile? – si chiedono i giudici – Tale conclusione era possibile e anche dovuta". Da qui la rimodulazione della sentenza di secondo grado con la richiesta di un nuovo processo, in particolare, per i sei dirigenti della Regione Abruzzo, assolti nei precedenti gradi di giudizio.
Le condanne
Riguardo agli altri imputati, la Cassazione nel dicembre scorso ha confermato l'assoluzione dell'ex prefetto Francesco Provolo e di un dirigente della prefettura, Leonardo Bianco, dall'accusa di depistaggio. Per Provolo era stata confermata la condanna per i delitti di omissione di atti d'ufficio e falso ideologico: un anno e 8 mesi, in via di prescrizione. Sono state anche confermate le condanne per l'ex gestore dell'hotel e per il geometra che aveva redatto la relazione allegata al permesso per la ristrutturazione dell'albergo stesso per i reati di falsità ideologica.
Cosa successe quella mattina
L’hotel Rigopiano a Farindola, in provincia di Pescara, venne travolto la mattina del 18 gennaio 2017 da una valanga. A innescarla erano state le intense nevicate degli ultimi giorni. Nelle ore precedenti erano state anche registrate delle scosse di terremoto che però non avevano alcun nesso causale con la valanga. L'albergo andò distrutto, i soccorsi arrivarono dopo molte ore a causa della difficoltà di raggiungere il luogo. Alcuni sopravvissuti hanno aspettato anche 58 ore sotto le macerie mangiando ghiaccio, tre bambini erano riusciti a raggiungere un angolo dell’hotel dove hanno trovato cioccolata. La struttura venne spostata, dopo l’impatto della valanga, di circa dieci metri verso valle rispetto alla posizione originaria.