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Barcolana, Wendy Schmidt: “Dobbiamo proteggere i mari dallo sfruttamento. Credo nei giovani”

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Tre anni dopo la vittoria alla regata, la filantropa e velista, moglie dell'ex Ceo di Google, torna a Trieste per supportare progetti di educazione, soprattutto contro il deep mining, la futura esplorazione mineraria degli oceani che molte amministrazioni - Stati Uniti su tutti - vorrebbero perpetuare
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"Se vogliamo davvero proteggere gli oceani e proteggerci allora dobbiamo capire cosa accade al loro interno, nelle profondità, e non pensare a prendere dagli oceani tutto quello che ci serve. Questo i giovani l'hanno capito, ma i governi no". Wendy Schmidt è radiosa per essere in quella che chiama la "sua" Trieste, ma al tempo stesso combattiva nell'opporsi a ciò che la preoccupa di più: il deep mining, la futura esplorazione mineraria degli oceani che molte amministrazioni - Stati Uniti su tutti - vorrebbero perpetuare.

Chi è Wendy Schmidt

Filantropa, velista e imprenditrice innamorata del mare, la moglie dell'ex CEO di Google Eric Schmidt in questi giorni è a Trieste per la Barcolana dove domenica ci sarà la regata finale. Oggi ha 70 anni e tre anni fa - prima donna di sempre a riuscire nell'impresa - ha vinto la storica regata dando vita a un legame diventato solidissimo con il Friuli Venezia Giulia.

L’impegno per l’ambiente

Tanto che oggi, se è qui in Italia, non è per gareggiare …

"Se vogliamo davvero proteggere gli oceani e proteggerci allora dobbiamo capire cosa accade al loro interno, nelle profondità, e non pensare a prendere dagli oceani tutto quello che ci serve. Questo i giovani l'hanno capito, ma i governi no". Wendy Schmidt è radiosa per essere in quella che chiama la "sua" Trieste, ma al tempo stesso combattiva nell'opporsi a ciò che la preoccupa di più: il deep mining, la futura esplorazione mineraria degli oceani che molte amministrazioni - Stati Uniti su tutti - vorrebbero perpetuare.

Chi è Wendy Schmidt

Filantropa, velista e imprenditrice innamorata del mare, la moglie dell'ex CEO di Google Eric Schmidt in questi giorni è a Trieste per la Barcolana dove domenica ci sarà la regata finale. Oggi ha 70 anni e tre anni fa - prima donna di sempre a riuscire nell'impresa - ha vinto la storica regata dando vita a un legame diventato solidissimo con il Friuli Venezia Giulia.

L’impegno per l’ambiente

Tanto che oggi, se è qui in Italia, non è per gareggiare ma per sostenere - anche economicamente - i progetti dedicati all'educazione del mare, soprattutto quelli rivolti ai più giovani, rapiti dalle magnifiche immagini dei video del suo Ocean Schmidt Institute - istituto che sta rivoluzionando la scoperta dei mari - che sono stati proiettati sulla facciata del Municipio in Piazza Unità d'Italia. "Qualcosa di straordinario - dice a Repubblica - perché ci aiuta a vedere cosa c'è là sotto e come dobbiamo batterci per conservarlo".

Che effetto le fa tornare a Trieste tre anni dopo la storica vittoria della Barcolana con il suo Deep Blue Racing team?

"Amo venire qui e verrò ogni anno che potrò. Mi sento molto in contatto con le persone di Trieste che sono così legate, proprio come me, al mare. Qui si sta facendo un meraviglioso lavoro nell'educazione del mare: costruiamo percorsi per la sua difesa, parliamo con le organizzazioni locali e insieme agli organizzatori della Barcolana portiamo avanti progetti di educazione marina: abbiamo portato materiale per i ragazzi, li coinvolgiamo, e grazie alla video proiezione tentiamo di aumentare la responsabilità che tutti, indipendentemente da dove vivono, dovrebbero avere nei confronti degli oceani".

Da una quindicina d'anni lei si è innamorata perdutamente della vela. Come può questo sport aiutare la conservazione degli oceani?

"La vela è un vettore naturale degli oceani, uno sport che è totalmente connesso al mare e le persone la amano proprio per questo: perchè la vela è mare e il mare è tutto ciò che ci supporta. Dal mare viene il nostro cibo, il nostro respiro, ogni cosa. Dobbiamo capire che gli oceani supportano la nostra e la vita delle creature da milioni di anni e dobbiamo proteggerlo affinché svolga ancora il suo lavoro. Ma per proteggerlo dobbiamo studiarlo, sapere cosa avviene nelle sue profondità e anche mostrarlo alle persone per dire a tutti "benvenuti sulla Terra", perché se siamo qui è proprio per quel che accade all'interno degli abissi. Solo ora stiamo arrivando a scoprire davvero cosa c'è laggiù e dobbiamo continuare a farlo".

Oggi i mari soffrono di surriscaldamento globale, acidificazione, sovrapesca, inquinamento da plastica, perdita di biodiversità e molto altro. Cosa può salvarli?

"La scoperta. Per me la scoperta è alla base di tutto: non possiamo dire alla gente di avere paura o preoccuparsi per quanto avviene nei mari se prima non mostriamo a tutti cosa c'è e perchè i mari sono così importanti. Per proteggere la Terra dobbiamo scoprire tutti i meccanismi e soprattutto ogni dettaglio dell'interazione fra oceano e atmosfera. Più scopriamo e indaghiamo, più comprendiamo i collegamenti: è ovvio che la vita come la conosciamo proviene dal mare ed è dunque ovvio che dobbiamo preservarlo".

Fra i tanti allarmi ce n'è uno che la preoccupa di più?

"Fra tutti i problemi quello che mi preoccupa di più è il deep sea mining, l'esplorazione mineraria profonda che molti Paesi (Stati Uniti di Donald Trump in testa, ndr) vogliono portare avanti. Ma come possiamo pensare di estrarre risorse dal mare se non conosciamo nemmeno davvero cosa accade laggiù?. Una follia. Già oltre i cento piedi la luce comincia a scarseggiare ed è difficile vedere con i propri occhi. Noi però, con Ocean Schimdt Institute, abbiamo creato un programma che tramite robot e telecamere ci porta a scoprire cosa avviene negli abissi (anche a quasi 4500 metri di profondità, ndr). Laggiù, con una pressione gigantesca, come avere sette jumbo sulla testa, c'è una vita vibrante, biodiversità e poi ci sono i noduli polimetallici, quelli a cui guarda l'estrazione mineraria. Quei noduli producono ossigeno anche dove non c'è luce: producono ossigeno da milioni di anni, perché dovremmo interrompere questo meccanismo ed estrarli per i nostri interessi? Dobbiamo fermarci e smetterla di pensare al deep mining. Al contrario, bisogna continuare a spendere soldi per la ricerca".

La spaventano dunque le attuali politiche negazioniste e antiscientifiche di Donald Trump?

"Le rispondo così: io penso che quello in cui noi dobbiamo credere e investire è la scienza. Ecco".

Di recente è successo qualcosa di unico. In una spedizione del Conicet, l'istituto di tecnologia e ricerca argentino, a bordo delle navi della Ocean Schmidt sono stati esplorati gli abissi e tutto è stato trasmesso live: ci sono state milioni di visualizzazioni, la gente seguiva in diretta la scienza persino di notte.

"Qualcosa di incredibile, emozionante. Supportiamo queste spedizioni da 10 anni ma forse per la prima volta c'è stata una risposta del genere: milioni di persone che non solo hanno guardato, condiviso, scoperto o di bambini che si sono innamorati del mare, ma anche milioni di persone che in qualche modo - supportando la nostra ricerca - hanno protestato contro il governo Milei che invece vuole togliere fondi e risorse alla scienza. La risposta è chiarissima: la gente vuole sapere cosa accade nei fragili mari e vuole proteggerli".

Quale scoperta, delle tante che avete fatto, la emoziona di più?

"Sono tutte interessanti, ogni singola volta scopriamo qualcosa di unico. Ma devo dire che due anni fa è successo qualcosa di meraviglioso: ero al pc e seguivo la diretta di una esplorazione in Costa Rica quando è stata trovata in profondità una nursery di polpi, qualcosa di mai visto e osservato da nessuno prima d'ora soprattutto a quelle profondità. Il nostro Rov e i robot mostravano le madri prendersi cura dei piccoli: è stato meraviglioso, emozionante, un combattimento per la vita e un momento di grazia e vulnerabilità al contempo, qualcosa che non dimenticherò mai".

Qualcosa di più affascinante persino dello spazio?

"Le dirò, guardiamo sempre alle stelle ma tutto ciò di cui abbiamo bisogno è qui, nell'oceano. Lì è una sfida continua: pressioni, onde, correnti, salinità, ossigeno. Oggi abbiamo la tecnologia per conoscere quello che conosciamo ancor meno dello spazio: gli abissi. Intendiamo investire in questo e mostrarlo alle persone: se vedono l'oceano, se capiscono che la vita viene da lì, allora tutti insieme ci impegneremo per conservarlo. E questo c'è chi lo ha già capito".

Chi?

"I giovani!. Anche oggi in occasione della Barcolana ho parlato con tanti studenti, fra i 16 anni e 19 anni, venuti qui da ogni parte del mondo, dal Messico all'Iraq e mi hanno davvero conquistato. Sa perché? Perché loro sono affascinati e interessati a capire come risolvere i problemi, dal granchio blu alle varie specie aliene, dall'inquinamento da plastica sino alla sovrapesca, non in un modo come lo affronterebbe la politica, ma in un modo connesso. I governi ragionano per interessi dei Paesi, invece i giovani, che sono il futuro, parlano di ecosistemi mondiali, di umanità, di protezione globale delle comunità indigene e lo fanno in una maniera unica: ricordando che proteggere l'oceano e la Terra è un problema di tutti e non di un singolo stato".

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