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Commissariate contro i clan, Foggia-Crotone un derby per dare un calcio alle mafie

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Oggi la partita allo stadio Zaccheria. Le due squadre sono state commissariate per un anno dopo le pressioni criminali
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Il calcio non è solo sport, è rito, identità, potere, ed è per questo che le organizzazioni mafiose, quando decidono di entrarci, non lo fanno per tifare. Lo fanno per comandare. Per mettere le mani su un simbolo, su una macchina economica, su un potere che arriva ovunque. Così è accaduto al Foggia e al Crotone: due società con le squadre in serie C finite sotto pressione criminale e ora affidate ai tribunali. Oggi pomeriggio, allo Zaccheria di Foggia, questi due club si affronteranno per la prima volta in una sfida che è anche una prova per lo Stato.

Il primo caso a Foggia

Il primo caso esplode a Foggia. Il 19 maggio la sezione misure di prevenzione del tribunale di Bari, accoglie la richiesta della Direzione nazionale antimafia, della procura di Bari e del Questore, e dispone l’amministrazione giudiziaria del Calcio Foggia. Non per reati commessi dalla dirigenza. Ma per proteggerla. Perché attorno al club, secondo l’accusa, si era stretta una «lunga campagna di intimidazione e viole…

Il calcio non è solo sport, è rito, identità, potere, ed è per questo che le organizzazioni mafiose, quando decidono di entrarci, non lo fanno per tifare. Lo fanno per comandare. Per mettere le mani su un simbolo, su una macchina economica, su un potere che arriva ovunque. Così è accaduto al Foggia e al Crotone: due società con le squadre in serie C finite sotto pressione criminale e ora affidate ai tribunali. Oggi pomeriggio, allo Zaccheria di Foggia, questi due club si affronteranno per la prima volta in una sfida che è anche una prova per lo Stato.

Il primo caso a Foggia

Il primo caso esplode a Foggia. Il 19 maggio la sezione misure di prevenzione del tribunale di Bari, accoglie la richiesta della Direzione nazionale antimafia, della procura di Bari e del Questore, e dispone l’amministrazione giudiziaria del Calcio Foggia. Non per reati commessi dalla dirigenza. Ma per proteggerla. Perché attorno al club, secondo l’accusa, si era stretta una «lunga campagna di intimidazione e violenza», messa in atto da gruppi ultras espressione diretta della “Società Foggiana”, che volevano ottenere la cessione del club a un prezzo inferiore al mercato. «La misura mira da un lato a tutelare la società e dall’altro gli stessi tifosi, di fronte a infiltrazioni provenienti dalla criminalità organizzata, che con la violenza vogliono imporre i loro desideri su tutta l’attività della società calcistica», aveva spiegato il procuratore di Bari Roberto Rossi.

Poi a Crotone

A distanza di poche settimane, anche il Crotone viene raggiunto dalla stessa misura. Il 14 luglio scorso il tribunale di Catanzaro accoglie l’istanza della procura nazionale antimafia, dei pm della Dda calabrese e della questura, e dispone l’amministrazione giudiziaria del Crotone. Il club non è accusato di nulla. Ma secondo le indagini, l’attività economica della società è stata sottoposta, nel corso di dieci anni, «a condizioni di intimidazione e assoggettamento da parte di esponenti delle cosche locali di ’ndrangheta». Non una gestione mafiosa, ma una contiguità sistemica: una pressione costante sulle aree più vulnerabili del club, come la gestione della sicurezza, dei biglietti, e dei rapporti con la tifoseria. «Un pericolo di infiltrazione mafiosa stabile», lo definiscono i giudici.

Il Foggia oggi in campionato è in difficoltà: una vittoria, quattro pareggi, allenamenti a 50 chilometri dal capoluogo (a Trinitapoli), una campagna abbonamenti zoppicante. La gestione dello stadio Zaccheria è finita al centro di uno scontro con l’amministrazione comunale.

Il Crotone, invece, punta a consolidare la classifica. Ma le partite da vincere, per entrambe, sono ben altre. Perché Foggia-Crotone non è solo una sfida sportiva. È la prima volta in cui queste due società si affrontano sotto l’occhio vigile dei tribunali. È un tentativo di riscrivere le regole prima che la criminalità scriva le sue.

Un atto di fiducia

Sarà sufficiente un anno di amministrazione controllata per restituire autonomia e trasparenza a società esposte, da anni, alla pressione dei clan? Sarà abbastanza per bonificare ambienti dove le curve sono diventate terminali del potere mafioso, e dove un biglietto o una panchina valgono quanto una minaccia?

La misura adottata non è punitiva. È un atto di fiducia: nelle società, nei tifosi, nel gioco stesso. Un tentativo, fragile ma necessario, di rimettere ordine dove il potere criminale ha inquinato e confuso tutto.

Il pallone tornerà a rotolare. Ma oggi, allo Zaccheria, si gioca molto più di una partita. Si gioca una scommessa dello Stato. E la posta in palio non è la promozione. È la libertà del calcio.

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