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Papiri di Ercolano, carbonizzati e ridotti in frammenti, ma la scienza è riuscita a decifrarli

Una nuova tecnica del Cnr chiamata termografia attiva è riuscita a leggere i testi anneriti dall’eruzione del Vesuvio. Lo stoico Zenone ne emerge misantropo e debole per il troppo digiuno
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Da un papiro annerito esce un uomo debole, che a malapena riesce a stare in piedi per via dei rigorosi digiuni. Non ama i banchetti, predica il distacco dalle passioni, preferisce isolarsi ed è spesso deriso dagli altri. I suoi gusti sessuali sono oggetto di scherno, così come il continuo brontolare e criticare gli altri, con un accento fenicio che sporca il suo greco zoppicante.

La descrizione di Zenone di Cizio che emerge dai papiri carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovati a Ercolano nel ‘700 combacia con l’immagine che del fondatore della scuola stoica ci siamo fatti noi posteri.

La cosa sorprendente è che la descrizione del filosofo del quarto-terzo secolo a.C. di origine cipriota sia riemersa così nitida da un papiro completamente annerito dalle ceneri dell’eruzione.

I danni

Come se non bastassero i danni del vulcano, il documento scritto attorno all’anno zero si è frantumato in 21 brandelli di circa 30 centimetri durante il tentativo di srotolarlo, effettuato nel 1808 con uno strumento artigianale ideato da padre Antonio Piaggio, genovese, una cinquantina di anni prima.

Dalla macchina di Piaggio – un rullo, dei ganci e dei delicati fili di seta che lentamente stendevano il papiro – a oggi ne sono stati fatti di passi avanti. Grazie a una tecnologia chiamata termografia attiva, applicata sul papiro della Storia della scuola stoica scritta da Filodemo di Gadara, Zenone è così potuto tornare a raccontarsi.

La nuova tecnica

“Nel testo che abbiamo decifrato grazie alla nuova tecnica il filosofo si lamenta perché durante un banchetto o un bagno termale gli è stata riservata la posizione vicina all’ingresso” racconta Graziano Ranocchia, professore di papirologia all’università di Pisa e appassionato coordinatore del progetto GreekSchools, finanziato dai bandi europei per la ricerca Erc con 3,5 milioni dal 2009.

“Zenone viene accusato di infastidire i giovani con le sue chiacchiere e i suoi rimproveri. Viene deriso perché apparentemente non è capace di portare alle persone presenti un calderone pieno d’acqua calda. Come filosofo restava comunque molto stimato. Alla sua morte infatti gli furono tributati dei funerali pubblici solenni”.

Come funziona la termografia

La termografia consiste nel riscaldare il reperto carbonizzato di 2 o 3 gradi. Papiro e inchiostro, avendo composizione chimica diversa, assorbono il calore in modo diverso. Le infinitesime differenze di temperatura vengono registrate da un apparecchio che restituisce il testo scritto in greco.

Gli esperimenti, descritti da uno studio appena uscito sulla rivista Scientific Reports, sono stati eseguiti nell’Officina dei Papiri Ercolanesi della Biblioteca Nazionale di Napoli, dove sono conservati i circa 1.840 testi ritrovati negli scavi di Ercolano.

A mettere a punto la nuova tecnica sono stati i ricercatori di due istituti del Cnr: l’Isasi di Pozzuoli (Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti) e l’Ispc (Istituto di scienze del patrimonio culturale) di Napoli.

“La termografia crea un contrasto tra l’inchiostro a base di carbonio e il papiro” spiega Costanza Miliani, direttrice dell’Ispc. “Così abbiamo reso visibili dei testi completamente illeggibili a occhio nudo”.

Silvia Scipioni, direttrice della Biblioteca nazionale di Napoli, ricorda che “in passato i tentativi di svolgimento e lettura dei papiri di Ercolano avevano causato danneggiamenti gravi. Le nuove tecnologie permettono di ricostruire parti del testo che prima erano illeggibili senza deteriorare i reperti”.

Fra i frammenti carbonizzati dalla cenere del Vesuvio si è consumato così il matrimonio fra filologi, fisici e ingegneri. “Io, il più tradizionale dei papirologi mi sono trovato a guidare un gruppo che usa le tecniche più avanzate al mondo per lo studio dei documenti antichi”, sorride Ranocchia.

I progressi nel decifrare i papiri

Rispetto alla precedente edizione della Storia della scuola stoica, che risaliva al 1994, la termografia ha permesso di leggere il 10% di testo in più. “Ma stiamo andando avanti. Puntiamo a pubblicare tutti quei testi dei papiri di Ercolano che per varie ragioni erano stati finora trascurati dai papirologi” spiega Ranocchia.

“Finora abbiamo decifrato nuove porzioni del testo variabili tra un sesto e metà, in più rispetto al passato, per quanto riguarda i papiri srotolati. In precedenza, usando tecnologie diverse, avevamo iniziato a leggere anche piccole parti dei papiri srotolati. Con i miei studenti, dottorandi e ricercatori lavoriamo sei giorni su sette”.

Nel 2015 per la prima volta dagli scavi borbonici del Settecento i rotoli non svolti di Ercolano sono usciti dalla biblioteca di Napoli. Hanno viaggiato in direzione di Grenoble, dove si trova l’acceleratore di particelle europeo Esrf. I raggi X emessi dalla macchina, chiamata sincrotrone, insieme agli algoritmi matematici creati ad hoc hanno permesso di leggere alcuni passaggi senza srotolare i papiri.

Le altre tecniche di decifrazione

Negli ultimi due anni è stato chiesto aiuto anche all’intelligenza artificiale. Addestrata sui testi greci dell’epoca, ha aiutato i filologi a riempire le lacune di alcuni testi, suggerendo le parole più probabili (ma lasciando ai ricercatori la scelta finale).

Decifrando un papiro con un’altra tecnica innovativa, chiamata imaging iperspettrale a onda corta (Swir), l’anno scorso il gruppo di Ranocchia ha trovato anche l’indicazione del luogo in cui è sepolto Platone, nei giardini della sua Accademia di Atene.

Trasportare in Francia i fragilissimi reperti resta comunque un’impresa troppo delicata. Gran parte del lavoro si svolge tra gli scaffali di legno della biblioteca di Napoli, dove il gruppo di Ranocchia, inclusi alcuni studenti e assegnisti di ricerca, ha tre stanze dedicate.

Le nuove scoperte

La loro pazienza e la termografia non hanno svelato solo nuovi dettagli della vita di Zenone. Un altro papiro è stato arricchito del 45% di testo in più. Lungi dall’essere una storia della scuola pitagorica, come si credeva, il volume racconta una storia della medicina nella Magna Grecia e in Sicilia.

Anche il terzo papiro analizzato con la termografia si è rivelato sorprendente. Quella che si riteneva essere una storia della scuola epicurea è una raccolta di testamenti dei seguaci di quella dottrina, piena di riferimenti a soldi, valute, trasferimenti di beni mobili e immobili. Tutte pratiche che Zenone, da stoico, avrebbe accolto con il suo solito spirito critico.

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