Sei neonati in un giorno nel centro storico di Venezia non li vedevano da dieci anni. Nel secondo capoluogo più vecchio d’Italia, dopo Genova, il prodigio si è compiuto martedì e le vecchie comari non smettono di ringraziare la luna piena: sicure che la luce della notte, nella laguna, governi la vita non solo grazie alle maree. È però l’intera città a registrare la notizia, diffusa dai medici dell’ospedale civile e rilanciata dall’assessorato comunale alla demografia, con la felicità che concede una boccata d’ossigeno a una comunità in cui l’aria manca ormai da lungo tempo.
Il centro storico dell’ex Serenissima, mezzo secolo fa, contava 105 mila abitanti. Ai primi di settembre si era scesi a quota 47.984. Veneziani dimezzati: mentre l’assalto dei turisti, favorito dall’indifferenza politica verso la conversione di ogni pertugio in un approdo vacanziero da capitalizzare a peso d’oro, rovescia nelle calli oltre 100 mila persone al giorno. L’emergenza sopravvivenza resta, ma almeno per u…
Sei neonati in un giorno nel centro storico di Venezia non li vedevano da dieci anni. Nel secondo capoluogo più vecchio d’Italia, dopo Genova, il prodigio si è compiuto martedì e le vecchie comari non smettono di ringraziare la luna piena: sicure che la luce della notte, nella laguna, governi la vita non solo grazie alle maree. È però l’intera città a registrare la notizia, diffusa dai medici dell’ospedale civile e rilanciata dall’assessorato comunale alla demografia, con la felicità che concede una boccata d’ossigeno a una comunità in cui l’aria manca ormai da lungo tempo.
Il centro storico dell’ex Serenissima, mezzo secolo fa, contava 105 mila abitanti. Ai primi di settembre si era scesi a quota 47.984. Veneziani dimezzati: mentre l’assalto dei turisti, favorito dall’indifferenza politica verso la conversione di ogni pertugio in un approdo vacanziero da capitalizzare a peso d’oro, rovescia nelle calli oltre 100 mila persone al giorno. L’emergenza sopravvivenza resta, ma almeno per un giorno la speranza ha un nome femminile e cinque maschili: Alma, Pietro, Mattia, Daniele, Aurelio Giulio e Dino Fernando. Sei famiglie che a Venezia abitano davvero, fatto tutt’altro che scontato ed anzi eroico. Quattro sono italiane, una palestinese e una dello Sri Lanka, a confermare la secolare multiculturalità veneziana.
Le prime ad essere sorprese, nonostante l’infallibilità delle previsioni diagnostiche, sono state le ostetriche dell’ospedale, costrette agli straordinari. Alma è stata la prima a venire al mondo, 26 minuti dopo la mezzanotte, e a partire dall’alba è stato un susseguirsi di vagiti che nessuno ricordava più: Pietro alle 6.07, Mattia alle 6.13, Daniele alle 10.37, Aurelio Giulio alle 13.39. Ha bruciato sul filo Dino Fernando: l’ultimo bebè della giornata in cui, dopo un decennio, chi ha cominciato a respirare l’aria delle isole ha superato chi ha smesso. Martedì 7 ottobre resterà così nella memoria della città anche come il giorno in cui, anno su anno, i neonati sono stati capaci di superare la corsa di chi li ha preceduti nel 2024. Nella stessa data, un anno fa, i nati da gennaio erano stati 211: nel 2025 siamo arrivati a 214. Una goccia nel mare, considerato il luogo. Trent’anni fa i veneziani del centro storico erano ancora 71 mila, crollati a 55 mila nel 2015.
Lo scorso anno il saldo negativo ha rallentato a 285 residenti in meno: 959 i veneziani d’acqua emigrati sulla terra ferma. In un decennio il flusso da Venezia centro storico verso Mestre e cerchia metropolitana è arrivato a quota 7100, a cui si devono sommare i 3170 defunti in più rispetto ai nati. Tendenza, a meno di altri prodigi che nemmeno la luna sa più compiere, irreversibile: nell’ultimo trentennio Mestre ha perso solo 5 mila residenti, scendendo da 182 a 177 mila.
La colpa di un invecchiamento da primato? L’industria del turismo, che pure nutre chi rimane: case e costo della vita a prezzi proibitivi, o quantomeno insostenibili per chi è giovane. Solo nell’ultimo anno a Venezia gli affitti sono aumentati di un altro 9%: per acquistare un immobile medio e non centrale si parte da un minimo di 5 mila euro al metro. Per questo l’assessore alla demografia Laura Besio, anche in vista delle elezioni comunali della primavera, alla notizia dei sei neonati in un giorno ha diffuso una nota entusiasta per registrare «il segnale di speranza in una Venezia che non deve essere solo una città da visitare, ma un luogo dove vivere». Bellissima idea: i veneziani sognano di risentire i bambini che urlano nei campielli, ma gli aspiranti genitori devono prima riuscire ad arrivare a fine mese.
©RIPRODUZIONE RISERVATA