Tre feriti gravi, fra cui un 15enne ridotto in fin di vita da una pallottola al cranio sparata dalle milizie libiche che lo hanno colpito mentre tentava la traversata del Mediterraneo a bordo di un peschereccio fatiscente. Centocinquanta persone o più, fra cui diversi bambini, che disperate per oltre 12 ore hanno aspettato invano aiuto in zona di ricerca e soccorso europea e solo oggi riescono a raggiungere Pozzallo. Mentre in Italia cresce la mobilitazione contro il rinnovo automatico del Memorandum Italia Libia, la traversata del Mediterraneo si rivela sempre più una roulette russa. E la guerra fra le diverse milizie, che si contendono il monopolio dell’industria della detenzione arbitraria e delle traversate correlate, inizia a mietere vittime fra chi cerca solo una via per fuggire dall’inferno, documentato dai report di diverse agenzie Onu e da un’inchiesta della Corte penale internazionale.
L’allarme
L’allarme è scattato ieri, quando dal barcone, che aveva già raggiunto le acque…
Tre feriti gravi, fra cui un 15enne ridotto in fin di vita da una pallottola al cranio sparata dalle milizie libiche che lo hanno colpito mentre tentava la traversata del Mediterraneo a bordo di un peschereccio fatiscente. Centocinquanta persone o più, fra cui diversi bambini, che disperate per oltre 12 ore hanno aspettato invano aiuto in zona di ricerca e soccorso europea e solo oggi riescono a raggiungere Pozzallo. Mentre in Italia cresce la mobilitazione contro il rinnovo automatico del Memorandum Italia Libia, la traversata del Mediterraneo si rivela sempre più una roulette russa. E la guerra fra le diverse milizie, che si contendono il monopolio dell’industria della detenzione arbitraria e delle traversate correlate, inizia a mietere vittime fra chi cerca solo una via per fuggire dall’inferno, documentato dai report di diverse agenzie Onu e da un’inchiesta della Corte penale internazionale.
L’allarme
L’allarme è scattato ieri, quando dal barcone, che aveva già raggiunto le acque di competenza maltese, è arrivata ad Alarm phone una prima richiesta di soccorso. “Aiuto, i libici ci stanno sparando, uno di noi è morto, altri sono feriti”. In realtà, non sarebbero ancora stati trovati corpi sul barcone, ma due persone sono ferite gravemente. Un ragazzino, colpito alla testa da un proiettile, è in coma. E’ stato trasferito d’urgenza all’ospedale di Catania, ma le possibilità di sopravvivenza sono scarse. Un altro è stato colpito al volto: è vigile, sembra determinato a resistere, ma le sue condizioni sono gravi, mentre preoccupano di meno quelle di un altro, colpito da un proiettile a una gamba.
La lunga attesa
Tutti sono in via di trasferimento in vari ospedali e per tutti, la situazione è stata resa più complessa dalle lunghe ore passate prima che si potesse intervenire sulle ferite. Eppure il mayday già ieri era stato immediatamente trasmesso a tutte le autorità e rilanciato sui social anche da Mediterranea Saving Humans, che ha sollecitato un intervento delle autorità competenti. Un aereo di Frontex aveva iniziato a monitorare il caso, ma nessuna motovedetta è arrivata in soccorso.
La Garganey IV, la barca del progetto Tom di Arci, nonostante fosse a circa venti ore di navigazione, si è subito messa in rotta per raggiungere le coordinate indicate da Alarm phone. “La nostra imbarcazione – hanno fatto sapere – una barca a vela di 17 metri non equipaggiata per operazioni di soccorso su larga scala, né, ovviamente, per gestire attacchi armati, si sta dirigendo verso l’area con l’obiettivo di monitorare la situazione e fornire assistenza di emergenza nei limiti delle proprie possibilità”. Anche da Arci è arrivata una segnalazione alle autorità competenti, con la richiesta di “attivare assetti militari in grado di fermare le violenze in corso, soccorrere i feriti portare in salvo tutte le persone in un porto sicuro”.
Solo in mattinata sarebbe stata avviata un’operazione istituzionale di soccorso e il peschereccio sarebbe stato raggiunto dalle motovedette della Guardia costiera italiana.
I precedenti
Non è la prima volta che le milizie sparano sulle persone in fuga dalla Libia. Circa un mese fa, l’8 settembre, 14 naufraghi arrivati a Lampedusa hanno raccontato terrorizzati di essere stati attaccati dalle milizie mentre erano in navigazione . Sul caso sarebbe stata aperta un’inchiesta, ma al momento nessuno ne conosce l’esito. Lo stesso succede per le indagini partite dopo gli attacchi dei libici contro le navi della flotta civile, come Ocean Viking e Sea Watch. E nessuno dell’esecutivo, a dispetto delle pressioni delle opposizioni e della società civile, come delle denunce sulle connivenze fra le istituzioni di Tripoli e le milizie in mare denunciate ai tribunali nazionale e alla Cpi da Mediterranea, sembra voler mettere in discussione i patti con la Libia.