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Caso Almasri, la Corte europea dei diritti dell’uomo indaga sull’Italia

Il generale libico Njeem Osama Almasri Habish atterra a Tripoli il 21 gennaio 2025

 (ansa)

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La Cedu ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato da un migrante vittima di tortura durante la sua detenzione illegale in Libia
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Dopo la Cpi dell’Aja, la Corte europea dei diritti dell’uomo. L’Italia dovrà rispondere della liberazione del torturatore e assassino libico Almasri anche davanti alla Cedu: la Corte ha infatti dichiarato ammissibile, registrando formalmente la domanda, il ricorso presentato da un migrante vittima di tortura durante la sua detenzione illegale in Libia.

«Per la prima volta, la Corte europea dei diritti dell’uomo esaminerà il rifiuto di uno Stato di consegnare un sospettato di tortura e omicidi, ricercato su mandato di arresto della Cpi. La vita del ricorrente è stata messa in grave pericolo non solo per mano di Almasri mentre era detenuto in Libia, ma anche per l’inadempienza dell’Italia ai propri obblighi giuridici che ha portato alla mancata consegna del sospettato», spiega Chantal Meloni, una dei legali che rappresentano il ricorrente in Italia. «Il comportamento dell’Italia viola il dovere degli Stati di cooperare con i meccanismi di giustizia internazionale e di condurre indagini …

Dopo la Cpi dell’Aja, la Corte europea dei diritti dell’uomo. L’Italia dovrà rispondere della liberazione del torturatore e assassino libico Almasri anche davanti alla Cedu: la Corte ha infatti dichiarato ammissibile, registrando formalmente la domanda, il ricorso presentato da un migrante vittima di tortura durante la sua detenzione illegale in Libia.

«Per la prima volta, la Corte europea dei diritti dell’uomo esaminerà il rifiuto di uno Stato di consegnare un sospettato di tortura e omicidi, ricercato su mandato di arresto della Cpi. La vita del ricorrente è stata messa in grave pericolo non solo per mano di Almasri mentre era detenuto in Libia, ma anche per l’inadempienza dell’Italia ai propri obblighi giuridici che ha portato alla mancata consegna del sospettato», spiega Chantal Meloni, una dei legali che rappresentano il ricorrente in Italia. «Il comportamento dell’Italia viola il dovere degli Stati di cooperare con i meccanismi di giustizia internazionale e di condurre indagini effettive sulle violazioni del diritto alla vita e del divieto di tortura, ai sensi degli articoli 2 e 3 della Convenzione. Rilasciando Almasri, l’Italia ha ostacolato le indagini e negato alle vittime qualsiasi prospettiva di giustizia».

Il migrante che ha denunciato il governo arrivava da un paese dell’Africa subsahariana ed era stato catturato dalla guardia costiera libica mentre attraversava il Mediterraneo a bordo di un gommone. Portato nella base militare di Mitiga, controllata da Almasri, è stato sottoposto a lavori forzati e torture prima di riuscire a fuggire in Italia dove ora risiede. La stessa Italia che, dopo aver arrestato il suo aguzzino su mandato della Cpi, lo ha scarcerato e rimandato a casa. Una scelta di cui ora la Cedu chiede conto al nostro Paese sulla base del ricorso presentato da un team guidato dai professori Meloni e Andrea Saccucci, e con il sostegno dell’Ecchr e di Refugees in Libya. La notizia dell’istruttoria alla Cedu arriva pochi giorni dopo la decisione del Parlamento di non concedere l’autorizzazione a procedere per i tre ministri.

Nel frattempo la maggioranza prova a scudare la capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi: ieri i capigruppo di maggioranza hanno scritto al presidente della Camera per avviare l’iter che porta al conflitto di attribuzione con il tribunale dei ministri e la procura di Roma che non hanno ritenuto di estendere l’immunità anche a Bartolozzi.

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