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L’addio a Valerio, Marco e Davide. “Quei pazzi hanno ucciso degli eroi”

Una combo dei tre carabinieri morti nell'esplosione avvenuta in un casolare a Castel D'Azzano (Verona). Da sinistra: il Carabiniere Scelto Davide Bernardello, il Brigadiere Capo Valerio Daprà e il Luogotenente Marco Piffari

 (ansa)

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I familiari delle vittime riuniti davanti all’ospedale. Il comandante generale Luongo: “Un dolore che ci riporta a Nassiriya”
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VERONA – Se c’è un qualche senso, Sandra Botton non lo sa dire. Stretta in un piumino bianco che non la scalda – c’è il sole ma lei ha mani gelide – dice «in questo momento non ricordo tutti i posti dove Valerio è stato». Ah sì, «è stato in Somalia. In Kosovo. E in Afghanistan». Era un uomo esperto, questo Valerio Daprà, «e non tornerà più a casa, mi capisce?». Si aspettano le autorità, qui davanti alla Cella Salme dell’ospedale di Borgo Roma, e ogni tanto si passeggia lentamente sotto gli abeti, proprio davanti alla cappella mortuaria con la croce e il ramo d’ulivo.

Lo sbalordimento e il dolore

Ma c’è un senso, in questo lutto tremendo che incurva le spalle e rende tutti ugualmente grigi in faccia, se persino don Corrado, cappellano di tutti …

VERONA – Se c’è un qualche senso, Sandra Botton non lo sa dire. Stretta in un piumino bianco che non la scalda – c’è il sole ma lei ha mani gelide – dice «in questo momento non ricordo tutti i posti dove Valerio è stato». Ah sì, «è stato in Somalia. In Kosovo. E in Afghanistan». Era un uomo esperto, questo Valerio Daprà, «e non tornerà più a casa, mi capisce?». Si aspettano le autorità, qui davanti alla Cella Salme dell’ospedale di Borgo Roma, e ogni tanto si passeggia lentamente sotto gli abeti, proprio davanti alla cappella mortuaria con la croce e il ramo d’ulivo.

Lo sbalordimento e il dolore

Ma c’è un senso, in questo lutto tremendo che incurva le spalle e rende tutti ugualmente grigi in faccia, se persino don Corrado, cappellano di tutti i carabinieri di tutto il Veneto, ha finito le parole utili? C’è, perché «a Valerio piaceva il suo lavoro. Anzi, lo amava», ricorda finalmente Sandra, e l’altra sera «se ne è uscito tranquillo, come sempre, per il servizio assegnato. Ha chiuso la porta e se ne è andato». Affiorano, nello sbalordimento dei parenti delle vittime, quei pezzi di vita appena vissuta, «il 9 ottobre abbiamo festeggiato i suoi 56 anni in un ristorante a Pontecorvo». «Prima di uscire ha salutato il cane Sean e gli ha detto “fai il bravo”». E «voleva comprarsi un camper, appena in pensione», ma il brigadiere capo Daprà in pensione non ci voleva ancora andare, perché quel lavoro era il suo, e proseguiva nell’addestramento continuo dell’API di Padova, che sarebbero le Aliquote di Primo intervento dell’Arma, e che non sono forze speciali ma quasi, «perché gli piaceva».

Una follia totale

«E la beffa, è che loro invece si sono salvati. Valerio è morto con i suoi due colleghi, e quei tre… sono vivi!», e qui parla Tatiana, che è figlia di Sandra, «ma per me lui era un padre, mi creda». Le crediamo, mentre arriva il ministro Crosetto, e allora i parenti dei morti vengono radunati all’ingresso, il ministro li saluta uno a uno, e poi passa ai carabinieri già sull’attenti, schierati, seri, uno si aggiusta la cravatta di nascosto. Crosetto dice che «uno dei feriti ha detto, a me e al generale dell’Arma, che “siamo carabinieri, sappiamo anche di dover rischiare”». È stata «una follia totale. Una pazza che con la sua pazzia ha ucciso tre servitori dello Stato…», ma le sue parole si perdono un po’, mentre a una ragazza si piegano le ginocchia, poi si riprende e la accompagnano alla panchina. Ma come è difficile resistere al dolore, e in pubblico, e dovendo stringere mani e ringraziare, quando si avrebbe solo voglia di urlare.

L’incredulità

“È dura. Molto dura», dice Sandra. «Io non mi rendo ancora conto che non tornerà a casa. E avevo paura quando era in Afghanistan, perciò non meritava una fine così», intendendo che un conto è la guerra, un altro morire in una frazione di paese, a Castel d’Azzano. Arriverà anche il figlio del primo matrimonio di Daprà, Christian, e quindi la famiglia può riunirsi in un pianto incredulo, con un collega del padre che non gli sembra neanche vero, di trovarsi qui con l’auto di servizio, per accompagnare i parenti del suo amico morto.

Poi c’è Marika, con un maglione nero e grandi cuori bianchi, ed è la fidanzata di Davide Bernardello, carabiniere scelto di 36 anni. Un ragazzo, a confronto degli altri. Marika è disperata, se la parola rende l’idea. La loro casa a Vigodarzere, vuota. I genitori, muti. L’altro figlio racconta che Davide «aveva scelto di fare il carabiniere, perché lo sognava da sempre». Entrato nell’Arma nel 2015, a Caprino Veronese, poi al Nucleo Operativo radiomobile di Padova, e quindi nell’API, con l’amico Daprà.

Tutti esperti

«Era tutto personale molto esperto, specializzato», dice il comandante generale Luongo, ma più che l’orgoglio, qui prevale il dolore, qui sulla soglia delle camere mortuarie, «è da Nassiriya che non avevamo così tante vittime». Cita anche la strage del Pilastro, 34 anni fa a Bologna, tre carabinieri uccisi da quelli della Uno bianca. Ma qualcuno la ricorda, a parte i parenti? Intanto si cercano i famigliari del luogotenente “carica speciale” Marco Piffari, che lavorava al Quarto battaglione Veneto di stanza a Mestre. Era nel SOS, le Squadre operative di supporto, utilizzate sia in Italia che all’estero, e sempre di volontari come era Pifferi, che viveva solo a Trebaseleghe e aspettava di partire per una missione in Medio Oriente.

Arruolato nel 1987, quasi 40 anni in divisa e anche no, perché questi del SOS e dell’API, spesso sono in borghese, oppure indossano tute speciali, visori e talvolta fucili d’assalto. Perciò ieri si discuteva se piantonare questo obitorio tutta la notte, in una specie di veglia d’onore in attesa dei funerali di Stato. Restava sul posto un capitano richiamato al volo da Peschiera del Garda, e mandato qui fin dal mattino. Passato tutto quello sbattere di tacchi, e gli “attenti”, e le frasi formali, restava un gruppetto di giovani militari, anche loro abbastanza increduli. E come confidava uno al “collega”, «ti rendi conto che uno esce per servizio e poi finisce qui dentro, morto?». Ma è proprio così.

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