✕

Due fratelli, una sorella e la vita da Medioevo: “Non ci caccerete mai”

Maria Luisa Ramponi

 

Ascolta l'audio

In occasione dell’ultimo tentativo di sgombero, un anno fa, Maria Luisa Ramponi era salita sul tetto e aveva minacciato di darsi fuoco
2 minuti di lettura

Castel d’Azzano (Verona) – Era iniziato tutto con un incidente nel 2012: uno dei fratelli Ramponi si era scontrato con un camion mentre guidava il trattore di notte a fari spenti. L’autista era morto, erano scattati i risarcimenti e le finanze della famiglia avevano iniziato il tracollo. Nel 2014 la sottoscrizione di un mutuo ipotecario, firmato da Dino Ramponi a nome del proprietario della casa, il fratello Franco. O quantomeno è quello che ha sempre contestato la sorella in un’infinita battaglia legale, che si è conclusa però col riconoscimento della legittimità del prestito. E una montagna di debiti che era diventata una valanga. Così era scattato il pignoramento del casolare, che la famiglia possedeva da generazioni, in una località chiamata la pesa perché era dove una volta c’era la pesa pubblica.

Franco Ramponi 

 

Ma loro — tre fratelli nati e cresciuti lì, non sposati, senza figl…

Castel d’Azzano (Verona) – Era iniziato tutto con un incidente nel 2012: uno dei fratelli Ramponi si era scontrato con un camion mentre guidava il trattore di notte a fari spenti. L’autista era morto, erano scattati i risarcimenti e le finanze della famiglia avevano iniziato il tracollo. Nel 2014 la sottoscrizione di un mutuo ipotecario, firmato da Dino Ramponi a nome del proprietario della casa, il fratello Franco. O quantomeno è quello che ha sempre contestato la sorella in un’infinita battaglia legale, che si è conclusa però col riconoscimento della legittimità del prestito. E una montagna di debiti che era diventata una valanga. Così era scattato il pignoramento del casolare, che la famiglia possedeva da generazioni, in una località chiamata la pesa perché era dove una volta c’era la pesa pubblica.

Franco Ramponi 

 

Ma loro — tre fratelli nati e cresciuti lì, non sposati, senza figli — non volevano andarsene. «Non aprivano la porta a nessuno — spiega il vicesindaco Antonello Panuccio — vivevano come nel Medioevo, come gli amish, avevano uno stile di vita rurale, vetusto. Senza luce elettrica, senza gas, per questo avevano le bombole in casa. Avevano solo queste trenta mucche, che pascolavano di notte perché la strada che dovevano attraversare per arrivare nei loro campi di giorno era molto trafficata. Dopo la morte dei loro genitori si erano chiusi ancora di più in loro stessi. Vivevano isolati, fuori dalla società». Ma «non avevano mai chiesto aiuto, erano adulti, lucidi perfettamente in grado di intendere e di volere», precisa la sindaca Elena Guadagnini.

In occasione dell’ultimo tentativo di sgombero, un anno fa, Maria Luisa Ramponi era salita sul tetto e aveva minacciato di darsi fuoco. Cappello calato in testa e sciarpa rosa, aveva dichiarato: «Con mio fratello lottiamo da cinque anni per avere giustizia. Ha avuto un pignoramento ingiusto, gli hanno portato via tutta l’azienda agricola, terreni ed adesso la casa. Oggi volevano fare lo sgombero e ci siamo opposti in tutti i modi. Abbiamo riempito la casa di gas per riuscire a lottare. Gli avvocati si sono venduti, ci hanno rovinato, il tribunale fa di tutto per tenere nascosta questa cosa attraverso sentenze sbalorditive».

Anche il Comune era stato contattato per tentare una mediazione con l’autorità giudizaria. «Avevano provato con tutti, con dei loro parenti, col medico di base, col parroco — prosegue il vicesindaco — Alla fine una nostra assistente sociale aveva agganciato la donna perché lei era venuta a informarsi per l’erogazione di un sussidio, non mi ricordo se il reddito di cittadinanza o quello di inclusione, e da lì l’aveva convinta a partecipare a dei tentativi di mediazione. C’era andata un paio di volte ma aveva sempre ripetuto la stessa cosa: no, io da casa mia non me ne vado neanche se mi date una casa in centro. Gli avevamo anche proposto degli altri pascoli più su». Era questo il tema. Le bestie. Lo conferma anche un vicino, Marcello Fusini: «I servizi sociali l’anno scorso avevano trovato un accordo per dargli una casa. Ma loro vogliono una casa anche diroccata, con la stalla per le mucche». Ieri sera neanche loro se ne volevano andare, si nascondevano dietro agli alberi e scappavano, magre e smunte. I veterinari ci hanno messo ore e svariati viaggi, per caricarle sul furgone e portarle via.

Leggi i commenti