“Via il tetto del 5 per mille”, la rivolta del Terzo settore dopo gli 80 milioni finiti allo Stato
di Alessandra ZinitiDiciotto milioni di italiani l’anno scorso hanno destinato il cinque per mille della loro dichiarazione dei redditi alle associazioni e agli enti del terzo settore. Un tesoretto non da poco per finanziare le attività del sociale, 604 milioni di euro. Ma ne sono arrivati 525, una quota che si aggira attorno al 15 per cento, 79 milioni di euro è stata stornata nelle casse dello Stato. E questo nonostante la scelta dei contribuenti fosse diversa.
Effetto perverso di una norma, quella del tetto al 5 per mille che adesso, con una apposita campagna che verrà presentata lunedì prossimo a Roma, dal titolo “5 per mille, ma per davvero”, Vita, impresa sociale editoriale, ed altre 67 realtà dell’associazionismo, chiedono di eliminare.
Come funziona adesso
Il tetto fissato dallo Stato stabilisce un limite massimo alle risorse che possono essere effettivamente distribuite (attualmente 525 milioni di euro); così, anche se le scelte complessive dei cittadini superano questa soglia, la quota eccedent…
Diciotto milioni di italiani l’anno scorso hanno destinato il cinque per mille della loro dichiarazione dei redditi alle associazioni e agli enti del terzo settore. Un tesoretto non da poco per finanziare le attività del sociale, 604 milioni di euro. Ma ne sono arrivati 525, una quota che si aggira attorno al 15 per cento, 79 milioni di euro è stata stornata nelle casse dello Stato. E questo nonostante la scelta dei contribuenti fosse diversa.
Effetto perverso di una norma, quella del tetto al 5 per mille che adesso, con una apposita campagna che verrà presentata lunedì prossimo a Roma, dal titolo “5 per mille, ma per davvero”, Vita, impresa sociale editoriale, ed altre 67 realtà dell’associazionismo, chiedono di eliminare.
Come funziona adesso
Il tetto fissato dallo Stato stabilisce un limite massimo alle risorse che possono essere effettivamente distribuite (attualmente 525 milioni di euro); così, anche se le scelte complessive dei cittadini superano questa soglia, la quota eccedente resta nelle casse dello Stato e non può essere devoluta agli enti beneficiari.
Con oltre 910.000 lavoratori dipendenti e 4,6 milioni di volontari, le attività sociali del Terzo settore hanno un valore economico di 84 miliardi pari al 4,4% del Pil. Un numero sempre maggiore di cittadini destina il 5 per mille a queste attività ma il tetto alla redistribuzione ne riduce consistentemente la portata,
La richiesta della Campagna
Alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al governo e al Parlamento la Campagna lanciata dal Terzo Settore chiede di rispettare il volere dei cittadini e di non far venire meno fondi necessari ad un’azione sociale che sempre più spesso supplisce alle mancanze del pubblico.
«Il 5 per mille è una delle più autentiche espressioni di democrazia fiscale e partecipazione civica – dice Stefano Arduini, direttore di Vita -. Ma oggi, a causa
del tetto imposto, ciò che arriva davvero agli enti è solo un 4,3 per mille: un segnale che rischia di minare la fiducia dei cittadini e la capacità del Terzo settore di generare impatto sociale. Chiediamo dunque di ascoltare questo appello e di restituire al 5 per mille la sua funzione originaria, eliminando il tetto e permettendo che ogni scelta sia rispettata fino in fondo»,