Educazione sessuo-affettiva a scuola, il fronte delle associazioni: “Errore vietarla alle medie”
di Viola GiannoliNon solo le opposizioni che dal Pd ad Avs, da Più Europa ai Cinque Stelle fino a Italia viva, concordano nel bocciare il passo indietro sull’educazione sessuo-affettiva. Anche le associazioni che se ne occupano in classe lamentano il peggioramento del testo del ddl Valditara che già prevedeva il via libera delle famiglie alle superiori e tagliava fuori le elementari. Non solo non sarà materia obbligatoria a scuola, come accade invece in quasi tutto il resto d’Europa, ma i progetti e le attività didattiche extra-indicazioni nazionali sull’educazione sessuo-affettiva saranno vietati anche alle medie e subordinati al consenso dei genitori in licei e tecnici se il testo licenziato dalla commissione Cultura della Camera non subirà modifiche in Aula.
Non solo le opposizioni che dal Pd ad Avs, da Più Europa ai Cinque Stelle fino a Italia viva, concordano nel bocciare il passo indietro sull’educazione sessuo-affettiva. Anche le associazioni che se ne occupano in classe lamentano il peggioramento del testo del ddl Valditara che già prevedeva il via libera delle famiglie alle superiori e tagliava fuori le elementari. Non solo non sarà materia obbligatoria a scuola, come accade invece in quasi tutto il resto d’Europa, ma i progetti e le attività didattiche extra-indicazioni nazionali sull’educazione sessuo-affettiva saranno vietati anche alle medie e subordinati al consenso dei genitori in licei e tecnici se il testo licenziato dalla commissione Cultura della Camera non subirà modifiche in Aula.
«Avevo accolto come un’opportunità il ddl Valditara, leggere ieri la bozza del nuovo disegno di legge è stato sconfortante perché oggettivamente negare che nelle scuole medie ci sia bisogno di affrontare l’educazione sessuo-affettiva è scorretto», commenta Luca Butini, presidente di Anlaids (Associazione nazionale per la lotta contro l’Aids) e direttore dell’Immunologia clinica presso l’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche.
L’associazione propone nelle scuole di primo e di secondo grado incontri gratuiti di educazione alla sessualità e all’affettività e di formazione scientifica e psicologica. Ogni anno, il progetto coinvolge circa 150 istituti scolastici, di primo e secondo grado, in 10 regioni diverse. «Solo nell’ultimo anno le richieste di un nostro intervento da parte degli insegnanti di scuola media sono raddoppiate», racconta Butini.
Escludere i ragazzini tra i 10 e i 14 anni è, secondo lui, rischioso, «ancor più in questi ultimi anni, è in quella età che vengono fuori dubbi, angosce, domande, necessità di conoscenza su argomenti che non è sempre facile affrontare in famiglia e che trovano allora risposta nell’informazione casuale dei social».
«Non c’entra essere né trasgressivi né aggressivo. L’approccio è rispettoso delle paure, dei disagi, dello sviluppo, del linguaggio dei ragazzi. Ma l’età del debutto sessuale sta scendendo – aggiunge Butini – e le prime esperienze le troviamo già in terza media. Le ragazze chiedono “come devo comportarmi se un ragazzo non ha portato il profilattico?”, “cosa pensano di me le amiche se vado in giro con un preservativo nello zaino?”. Questioni che c’entrano meno con le malattie sessualmente trasmissibili e più con i rapporti interpersonali. Oggi, pure noi che siamo nati per la lotta all’Aids, la maggior parte del tempo la spendiamo a parlare di cosa accade in adolescenza, di come vengono vissute le emozioni, di come capire se c’è consenso o meno. Alla fine ci occupiamo delle infezioni e delle gravidanze indesiderate».
Per questo i programmi scolastici di scienze, che pure il ministro Giuseppe Valditara rivendica comprendere, a ragione, la conoscenza del corpo e della riproduzione, «sono imprescindibili ma non bastano, spesso si limitano alla anatomia, non affrontano nodi che vanno dal ciclo mestruale al consenso, almeno finché l’Italia non si allineerà al resto d’Europa e non avremo l’educazione sessuo-affettiva come materia curricolare e dunque generazioni di insegnanti formati e consapevoli sull’obbligo, l’importanza e la modalità di affrontarla».
Secondo Save the children «per fermare la violenza maschile contro le donne e le ragazze occorre prima di tutto agire sulla prevenzione, fin dalle età più giovani”. Per questo l’associazione «auspica che il Parlamento modifichi l’emendamento al ddl sul consenso informato approvato ieri in commissione Cultura alla Camera, dice la direttrice delle relazioni istituzionali, Giorgia D’Errico.
Anzi, «è fondamentale – prosegue D’Errico - introdurre percorsi obbligatori di educazione all'affettività e alla sessualità nelle scuole all’interno dei piani formativi, rivolti ai minori e delineati tenendo conto dell’età dei beneficiari, in linea con le Linee guida Unesco e gli Standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tanto più efficaci quanto più avviati precocemente».
Per l’Aied, l’associazione italiana per l’educazione demografica che in 70 anni si è battuta per la contraccezione e i diritti civili e ha portato nelle classi progetti di educazione sessuale, «l’attuale disegno di legge mette a rischio quel poco di educazione di genere che viene fatta nelle scuole. Non tutte le famiglie dispongono delle competenze adatte, per non parlare del fatto che spesso ad affrontare questi temi negli istituti ci sono educatori e centri antiviolenza che, proprio in questo contesto, scoprono situazioni di abusi in famiglia». «L’educazione sessuo-affettiva – rilancia l’Aied che due anni fa promosse una raccolta firme – deve diventare materia di insegnamento, sono i ragazzi i primi a chiederlo».
Dura la reazione della Fondazione Una Nessuna Centomila: «Mentre Pamela Genini viene uccisa, il governo spazza via qualsiasi possibilità che le cose cambino. Un atteggiamento anacronistico, questo sì ideologico». «In questi tre eanni di attività – spiega la vicepresidente Celeste Costantino – abbiamo concentrato la nostra attenzione proprio sulla scuola media: dagli 11 ai 14 anni il corpo cambia, arriva il ciclo, le prime pulsioni sessuali e spesso non sai a chi rivolgerti per capire cosa sta succedendo. Lo sa il governo che si è abbassata tantissimo l’età della pornografia online? Lo sanno che sono aumentate tra giovanissimi le malattie sessualmente trasmissibili? Lo sanno che la violenza sulle donne più diffusa è quella domestica? In queste famiglie chi la fa l’educazione sentimentale?»
Più politico il giudizio di “Educare alle differenze”, la rete nazionale di diverse associazioni che da Bergamo a Siracusa lavorano per la realizzazione di progetti educativi per il superamento di sessismo, omolesbobitransfobia, abilismo e razzismi: «Dietro la retorica del “consenso informato” si nasconde un controllo politico sui saperi che sa di stato confessionale, una diffidenza sistematica verso docenti, educatrici ed educatori e il tentativo di cancellare dalle scuole tutto ciò che riguarda corpi, relazioni, desideri, differenze», afferma la presidente Monica Pasquino. «L’idea che parlare di emozioni, genere, consenso o identità significhi “indottrinare” è l'arma ideologica usata per alimentare paura e ignoranza da questo governo».
Tra le associazioni che fanno parte di Educare alle differenze c’è la romana “Scosse” che porta avanti progetti di educazione all’affettività e alle emozioni anche nelle scuole secondarie di primo grado: «Paura del consenso, paura dell'autodeterminazione, paura dell’educazione, paura delle differenze: ecco la loro pedagogia».
Critica anche la segretaria del Pd Elly Schlein: "Sapete cosa ha fatto la destra? Ha pensato bene di vietare l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole medie e primarie. L'Italia è uno dei soli sette paesi dei ventisette in Europa che non ha l'educazione sessuale e affettiva obbligatoria nelle scuole. E la Lega, siccome la legge di Valditara non era abbastanza oscurantista ha pensato di peggiorarla ancora, vietando l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole medie e primarie. E' il contrario di quello che servirebbe fare, lo abbiamo detto in tutte le salse: la repressione non basta se non c'è un lavoro di prevenzione a partire dalle scuole. Pensate al tema della violenza di genere, proprio ieri c'è stato l'ennesimo brutale femminicidio, quello di Pamela Genini, 29 anni, a Milano, uccisa a coltellate dall'uomo con cui aveva una relazione, davanti ai vicini e con gli agenti che stavano arrivando in casa. La politica deve fare molto di più per contrastare la violenza di genere, non basta la repressione, serve anche la prevenzione e la prevenzione comincia a scuola".