Verona. “Volevo convincerli a lasciare il casale, mi hanno minacciato: salterai in aria con noi”
dalla nostra inviata Caterina GiusbertiL’avvocato Piergiorgio Bonini era il custode giudiziario del casolare dei fratelli Ramponi dal 2018. Lo scorso 25 settembre si è presentato con un acquirente per mostrargli la proprietà in vista dell’asta, fissata il 23 di ottobre, ed è stato minacciato: «Ci hanno detto: saltiamo in aria noi ma pure voi».
Avvocato, dalla sua querela è scaturita la perquisizione che ha portato alla tragedia di lunedì.
«Sì. I carabinieri hanno fatto questa perquisizione con l’obiettivo di cercare di neutralizzare eventuali pericoli in vista dello sgombero, che sarebbe dovuto avvenire subito dopo. Purtroppo questa vicenda è finita nel peggiore dei modi».
È andato spesso a casa dei Ramponi?
«Diverse volte, anche un anno fa quando si sono barricati sul tetto con le molotov. Però vorrei sottolineare che ci sono stati davvero molti tentativi di colloquio. Io ho parlato sia con loro che con i loro avvocati, che cambiavano di continuo. Provavo a spiegare che sarebbero stati aiutati. Anche gli avvocati glielo…
L’avvocato Piergiorgio Bonini era il custode giudiziario del casolare dei fratelli Ramponi dal 2018. Lo scorso 25 settembre si è presentato con un acquirente per mostrargli la proprietà in vista dell’asta, fissata il 23 di ottobre, ed è stato minacciato: «Ci hanno detto: saltiamo in aria noi ma pure voi».
Avvocato, dalla sua querela è scaturita la perquisizione che ha portato alla tragedia di lunedì.
«Sì. I carabinieri hanno fatto questa perquisizione con l’obiettivo di cercare di neutralizzare eventuali pericoli in vista dello sgombero, che sarebbe dovuto avvenire subito dopo. Purtroppo questa vicenda è finita nel peggiore dei modi».
È andato spesso a casa dei Ramponi?
«Diverse volte, anche un anno fa quando si sono barricati sul tetto con le molotov. Però vorrei sottolineare che ci sono stati davvero molti tentativi di colloquio. Io ho parlato sia con loro che con i loro avvocati, che cambiavano di continuo. Provavo a spiegare che sarebbero stati aiutati. Anche gli avvocati glielo dicevano, ma quando cercavano di farli ragionare loro li cambiavano. Gli assistenti sociali avevano trovato loro una sistemazione. Ci sono andati i negoziatori dei carabinieri. La signora Maria Luisa aveva parlato col prefetto e sembrava che si fosse convinta. Poi, tre settimane fa, a dispetto della disponibilità dimostrata hanno detto: se entrate facciamo scoppiare tutto».
Un anno fa com’era finita?
«Per evitare la tragedia le forze dell’ordine avevano deciso di fermarsi. Io avevo pronto un fondo cassa per procurare loro un alloggio per qualche giorno. E anche il Comune. Davvero, si è cercato in tutti i modi di trovare una soluzione non cruenta. Sono molto scosso. Pensare che dei carabinieri perdano la vita così...».
Forse è stato sottostimato il pericolo? Si è pensato a un bluff?
«Un bluff non lo era perché avevano fatto delle ricognizioni con i droni e delle bottiglie sul tetto c’erano. Era un pericolo reale. Erano coinvolti i corpi speciali dei carabinieri. Cos’è che non si aspettavano di trovare? Cos’è andato storto? È una domanda che mi faccio anche io e non so rispondere. Mi viene da dire che se una persona si comporta in maniera folle forse non è mai del tutto prevedibile».
Da quanto tempo era custode della casa?
«Dal 2018. Poi c’era stato il Covid e si era sospesa la procedura. Visto che era anche la loro residenza io, come custode, avevo lasciato dentro questi signori con il presupposto che non ostacolassero le procedure. Ma in tutti questi anni hanno continuato a fare opposizioni di tutti i tipi. Con le cause che hanno intentato hanno aumentato i loro debiti, oltre a quello che avevano con la banca si sono aggiunti altri creditori e siamo arrivati a emettere un ordine di liberazione».
Di quanto erano i loro debiti? «Oltre 150mila euro».
La casa com’era?
«In condizioni fatiscenti. I Ramponi vivevano allo stato brado, le condizioni igieniche non erano positive. Era una situazione ai limiti. Se non oltre».