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Pedofilia, la commissione vaticana: “In Italia resistenza culturale ad affrontare gli abusi”

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Nel rapporto annuale l’organismo riconosce i progressi della Cei ma mette in luce che molte diocesi non hanno risposto al questionario vaticano e incoraggia maggior ascolto delle vittime e collaborazione con le autorità civili. Ma la Cei contesta i numeri “del tutto parziali”
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Pur riconoscendo “progressi significativi nel coordinamento di un sistema di tutela multilivello”, la Pontificia commissione per la tutela dei minori, ossia l’organismo vaticano per la prevenzione della pedofilia, denuncia una “notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi”.

“Notevole resistenza culturale”

“La Commissione rileva una notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi”, si legge nella sezione dedicata all’Italia del secondo rapporto annuale pubblicato oggi dalla commissione guidata dal vescovo francese Thibault Verny. “I tabù culturali possono rendere difficile per le vittime/sopravvissuti-e e per le loro famiglie parlare delle proprie esperienze e denunciarle alle autorità”.

Ampia sezione sull’Italia

Nel rapporto di 103 pagine, l’organismo vaticano esamina lo stato di avanzamento delle politiche di prevenzione della pedofilia e di altre forme di abuso nelle conferenze episcopali di tutto il mondo. Un’ampia sezione è dedicata quest’ann…

Pur riconoscendo “progressi significativi nel coordinamento di un sistema di tutela multilivello”, la Pontificia commissione per la tutela dei minori, ossia l’organismo vaticano per la prevenzione della pedofilia, denuncia una “notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi”.

“Notevole resistenza culturale”

“La Commissione rileva una notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi”, si legge nella sezione dedicata all’Italia del secondo rapporto annuale pubblicato oggi dalla commissione guidata dal vescovo francese Thibault Verny. “I tabù culturali possono rendere difficile per le vittime/sopravvissuti-e e per le loro famiglie parlare delle proprie esperienze e denunciarle alle autorità”.

Ampia sezione sull’Italia

Nel rapporto di 103 pagine, l’organismo vaticano esamina lo stato di avanzamento delle politiche di prevenzione della pedofilia e di altre forme di abuso nelle conferenze episcopali di tutto il mondo. Un’ampia sezione è dedicata quest’anno all’Italia. Il quadro che ne emerge presenta luci e ombre. “Nel corso degli anni”, si sottolinea, “sono stati profusi notevoli sforzi nello sviluppo di strumenti e politiche integrali per la prevenzione e la protezione, tenendo conto sia delle esigenze locali che degli aggiornamenti del diritto canonico”. Oggi, riporta la commissione, nella Chiesa italiana esistono “16 Servizi per la Tutela regionali, 226 Servizi per la Tutela diocesani e interdiocesani e 108 centri di ascolto. La Commissione rileva con favore la pubblicazione in una unica pagina dell’elenco dei Servizi per la Tutela diocesani e interdiocesani”.

81 diocesi su 226

D’altra parte, “la Commissione si rammarica di non aver ricevuto risposte al suo questionario quinquennale sulla tutela dalla totalità delle diocesi”. Il questionario quinquennale inviato dalla commissione vaticana sulla tutela ha ricevuto risposta “da 81 diocesi delle 226 appartenenti alla Conferenza” episcopale italiana. La commissione rileva una “significativa disparità nel personale e nelle risorse assegnate a molti di questi uffici” e sottolinea che “permangono forti disparità tra le diverse regioni”. Inoltre, la Cei “non dispone di un ufficio centralizzato di ricezione delle segnalazioni/denunce e di analisi, in modo tempestivo e comparativo, della corretta gestione dei casi nelle diverse regioni, al fine di promuovere lo sviluppo uniforme ed efficace di servizi inerenti alle denunce”.

Collaborazione con autorità civili

Per la commissione del Papa, bisogna “ampliare la collaborazione formale con le autorità civili nella risposta alle denunce, per garantire un esame più efficace delle accuse e una maggiore trasparenza”. Inoltre bisogna “promuovere e sviluppare il dialogo con le vittime/sopravvissuti-e, le loro famiglie e le associazioni che le rappresentano nonché di ampliare le opportunità per un dialogo franco e costruttivo inerente alle loro preoccupazioni, aspettative ed esperienze, in particolare per quanto riguarda la gestione dei casi, la riparazione e l’esercizio della responsabilità istituzionale da parte della Chiesa”.

Suore studentesse a Roma

Nella Chiesa italiana è necessario, per la commissione del Papa, “ampliare la collaborazione formale con le autorità civili nella risposta alle denunce, per garantire un esame più efficace delle accuse e una maggiore trasparenza”. I protocolli locali “dovrebbero garantire che le vittime/sopravvissuti-e siano informati del fatto di poter presentare denuncia alle autorità civili e che la Chiesa locale è disposta a facilitare tale denuncia”. La Cei dovrebbe “elaborare linee guida aggiornate che includano disposizioni sulle dinamiche di potere e sull’abuso di potere”. Inoltre, sarebbe opportuno “garantire un’attenta supervisione di sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e futuri consacrati e consacrate che vengono a studiare ed a esercitare il ministero pastorale in Italia. L’attrazione esercitata da Roma all’interno della Chiesa universale spinge molte persone ad intraprendere i propri studi ed i propri primi lavori in Italia. Sebbene non tutti/e siano sotto la supervisione della Chiesa italiana, la Commissione raccomanda di prestare particolare attenzione al rafforzamento delle politiche di tutela nei loro confronti. La Commissione raccomanda altresì di prestare attenzione ai rischi associati a potenziali abusi subiti durante questo periodo di esposizione a dinamiche di potere e contesti culturali nuovi e spesso sconosciuti”: quello che sembra un chiaro riferimento alle suore provenienti da paesi in via di sviluppo e non di rado vittime di abuso.

La contestazione della Cei

In serata la Conferenza episcopale italiana ha diramato una nota di contestazione: “Nel ringraziare la Pontificia Commissione per la tutela dei minori per l’ampio spazio dedicato all’Italia nel II Rapporto annuale sulle politiche e le procedure della Chiesa per la tutela, la Conferenza Episcopale Italiana ritiene necessario integrare i dati del tutto parziali che sono stati offerti dal documento. Essi, infatti, sono stati tratti da incontri facoltativi presso la Pontificia Commissione e che fanno riferimento alla visita ad limina svolta nel 2024: dati, dunque, non affatto esaustivi. In realtà, come emerge anche dalla III Rilevazione sulle attività dei Servizi territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, che prende in esame il biennio 2023-2024, ed è basata sul metodo della participatory action research, con il coinvolgimento di 184 Diocesi (il 94,2% del totale), 16 servizi regionali e 103 Centri di ascolto attivi, tutte le regioni e tutte le Diocesi italiane si sono dotate di un Servizio diocesano o interdiocesano per la tutela, così da svolgere un servizio di presidio e di formazione capillarmente distribuito. Di tutto questo lavoro il Rapporto non rende conto. Come la Commissione ha espressamente riconosciuto, i Centri diocesani godono della presenza di professionalità formate e competenti quando si tratta di ascolto e accoglienza delle vittime o di familiari: sorti sul territorio, sono in un numero circoscritto proprio per poter contare su personale qualificato e costantemente aggiornato. Per accompagnare la formazione, online e in presenza, nelle prossime settimane saranno presentati due strumenti operativi destinati agli operatori ed elaborati per uniformare le procedure a livello nazionale”. “La formazione – sottolinea nella nota Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI – resta un impegno rigoroso e costante. Nel 2024 sono stati realizzati 781 incontri, con 22.755 partecipanti, tra cui operatori pastorali, sacerdoti, religiosi, educatori e membri di associazioni; sommando i partecipanti agli incontri del 2023 si arriva a un totale di 42.486 persone raggiunte e formate in due anni”. “Allo stesso modo – prosegue il Presule – preme rilevare il valore dei rapporti con la società civile. Tra le collaborazioni avviate a livello nazionale, si evidenzia la partecipazione all’Osservatorio contro la pedofilia e pedopornografia, contribuendo alla stesura delle schede di azione del Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso dello sfruttamento sessuale dei minori”. “Una collaborazione, risulta dalla III Rilevazione, che è in crescita anche a livello locale”, prosegue la nota, “passando dal 13,1 % nel 2023 al 18,3% nel 2024, in termini di iniziative promosse con associazioni e organismi non ecclesiali, così come la partecipazione a Tavoli presso le istituzioni civili. Infine, la Conferenza Episcopale Italiana, il 28 ottobre 2022, ha siglato un accordo con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori per un progetto “Memorare” volto a promuovere da quel momento in poi, quindi anche nel 2023, un impegno comune sempre più incisivo nel combattere gli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Alla base c’è la condivisione di un approccio integrale e delle buone prassi adottate dalla Chiesa in Italia per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Tale accordo prevede aggiornamenti regolari – dalla CEI a livello nazionale e dalla Pontificia Commissione a livello universale – sulle iniziative di tutela e di salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili. Si contempla inoltre uno scambio di competenze e professionalità, legate alle buone prassi, al fine di creare una rete globale di Centri per l’accoglienza, l’ascolto e la guarigione delle vittime, secondo gli standard internazionali individuati dalla Commissione e sul modello di quelli già diffusi nelle Diocesi italiane”. “Con tutte queste azioni, e altre ancora, quali ad esempio lo studio pilota, stiamo operando – e per questo esprimiamo un sincero ringraziamento alla Presidente Chiara Griffini e a tutto il Servizio nazionale per la tutela dei minori - per promuovere una cultura della tutela a più livelli, anche sociale, e contrastare ogni forma di abuso. In tutte le Chiese locali c’è la ferma consapevolezza che questo sia un cammino inarrestabile”, conclude nella nota il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Cei.

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