Papa Leone XIV nomina un arcivescovo progressista a Vienna
di Iacopo ScaramuzziPapa Leone XIV ha nominato arcivescovo di Vienna monsignor Josef Grünwidl, sacerdote noto per le sue posizioni pastorali progressiste.
“Ho esitato ad accettare”
Lo scorso 22 gennaio, quando l’allora arcivescovo, il cardinale Christoph Schönborn, ha compiuto 80 anni, papa Francesco aveva nominato Grünwidl, sino ad allora vicario episcopale, quale amministratore apostolico della capitale austriaca. Il prefetto del dicastero dei vescovi, all’epoca, era il cardinale Robert Francis Prevost, oggi papa Leone XIV. Se da quella nomina a quella odierna sono passati tanti mesi, ha spiegato egli stesso in un video, “ha anche un po' a che fare con me”: il nuovo arcivescovo, infatti, non voleva inizialmente la nomina episcopale. L'ufficio di arcivescovo di Vienna è un "compito molto grande e impegnativo", ha ammesso Grünwidl, i tempi per la Chiesa non sono facili, “siamo sempre di meno”, ciononostante la Chiesa "non sarà meno giusta per le persone e per la nostra società" se offrirà il Vangelo. "So…
Papa Leone XIV ha nominato arcivescovo di Vienna monsignor Josef Grünwidl, sacerdote noto per le sue posizioni pastorali progressiste.
“Ho esitato ad accettare”
Lo scorso 22 gennaio, quando l’allora arcivescovo, il cardinale Christoph Schönborn, ha compiuto 80 anni, papa Francesco aveva nominato Grünwidl, sino ad allora vicario episcopale, quale amministratore apostolico della capitale austriaca. Il prefetto del dicastero dei vescovi, all’epoca, era il cardinale Robert Francis Prevost, oggi papa Leone XIV. Se da quella nomina a quella odierna sono passati tanti mesi, ha spiegato egli stesso in un video, “ha anche un po' a che fare con me”: il nuovo arcivescovo, infatti, non voleva inizialmente la nomina episcopale. L'ufficio di arcivescovo di Vienna è un "compito molto grande e impegnativo", ha ammesso Grünwidl, i tempi per la Chiesa non sono facili, “siamo sempre di meno”, ciononostante la Chiesa "non sarà meno giusta per le persone e per la nostra società" se offrirà il Vangelo. "Sono stato aiutato a dire di sì a questo compito da un'intuizione maturata e rafforzata in questi mesi”, ha spiegato il presule: “Dio non ha bisogno che io sia perfetto, ma piuttosto che io sia disponibile". Molte persone in questi mesi gli hanno espresso il desiderio che assumesse il ruolo: "Saresti un buon vescovo per noi". E allora "con fiducia in così tante persone che mi sostengono con la preghiera – e in definitiva con fiducia nell'aiuto di Dio, che mi guiderà, mi sosterrà e mi rafforzerà – accetto volentieri questo compito", ha spiegato Grünwidl.
Un “appello alla disobbedienza”
Monsignor Josef Grünwidl aderì negli anni passati alla Pfarrer Initiative, una iniziativa riformista alla quale, all’epoca di Benedetto XVI (che non la gradì), aderì il dieci per cento dei parroci austriaci: nata nel 2006 per chiedere cambiamenti nella Chiesa, nel 2011 pubblicò un “appello alla disobbedienza” finalizzato, in particolare, a concedere la comunione ai divorziati risposati, a permettere ai fedeli delle parrocchie senza parroco di celebrare messa, e a promuovere pubblicamente l’ordinazione sacerdotale delle donne oltre che degli uomini sposati. Negli anni successivi gli stessi parroci hanno pubblicamente preso posizione a favore della benedizione delle coppie omosessuali.
“Un’arcidiocesi in buone mani”
Nato il 31 gennaio 1963, Grünwidl è stato ordinato sacerdote nel 1988 ed ha ricoperto diversi incarichi. Eì stato anche segretario personale dell’arcivescovo Schönborn dal 1995 al 1998, cioè nei primissimi anni del suo ministero, segnati dalla difficile transizione a cui lo aveva chiamato Giovanni Paolo II dopo che il predecessore, il cardinale Hermann Groer, si era ritirato con l’accusa di abusi sessuali seriali nei confronti di minorenni. Anni dopo, quando partì la Pfarrer Initiative, don Grünwidl ingaggiò con il cardinale arcivescovo di Vienna, allievo di Benedetto XVI ma anche fedele alleato di Francesco, un dibattito serrato e fruttuoso. Tanto che è stato lo stesso Schönborn a suggerirlo come successore. “Conosce la nostra arcidiocesi in tutte le sue dimensioni – i suoi grandi punti di forza, le sue debolezze – e anche le sfide qui, in Austria e in Europa”, ha scritto oggi l’arcivescovo emerito su X. “In lui, la Chiesa acquisisce un uomo dall'orecchio attento, ma anche uno che sa come far risuonare armoniosamente i vari aspetti di questa diocesi, per usare un'immagine di Sant'Ignazio di Antiochia, la cui memoria celebriamo oggi. Per me oggi è un peso sollevato: dopo trent'anni di servizio come arcivescovo, cosa potrebbe esserci di più gratificante che sapere che la nostra arcidiocesi è in buone mani?”.