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Vernacoliere, quegli sberleffi a prova di ChatGpt

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La sua libertà è oggi impossibile nel panorama digitale fatto di parole bannate, asterischi e algoritmi politicamente corretti. Con la crisi della carta dunque va in crisi anche una certa idea di libertà
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Ho provato a chiedere a ChatGPT come “Il Vernacoliere” titolerebbe per annunciare/commentare la sospensione della sua pubblicazione; e per quanto l’intelligenza artificiale si sia applicata, abbia provato e riprovato sotto i miei input, e per quanto i titoli del Vernacoliere siano così caratteristici, per non dire iconici, ChatGpt non è riuscita a tirare fuori nemmeno un titolo che vagamente possa avvicinarsi all’impudicizia, alla bambinesca licenziosità, alla spudorata svergognatezza del celebre giornale satirico – sarà anche perché, per quanto possa essere intelligente, l’Ia non è ancora in grado d’imitare il vernacolo livornese.


Del resto “Il Vernacoliere”, benché dotato di sito online, è sempre stato un’espressione car…

Ho provato a chiedere a ChatGPT come “Il Vernacoliere” titolerebbe per annunciare/commentare la sospensione della sua pubblicazione; e per quanto l’intelligenza artificiale si sia applicata, abbia provato e riprovato sotto i miei input, e per quanto i titoli del Vernacoliere siano così caratteristici, per non dire iconici, ChatGpt non è riuscita a tirare fuori nemmeno un titolo che vagamente possa avvicinarsi all’impudicizia, alla bambinesca licenziosità, alla spudorata svergognatezza del celebre giornale satirico – sarà anche perché, per quanto possa essere intelligente, l’Ia non è ancora in grado d’imitare il vernacolo livornese.


Del resto “Il Vernacoliere”, benché dotato di sito online, è sempre stato un’espressione cartacea di sfrontata libertà satirica; e proprio per la crisi della carta oggi il suo fondatore e storico direttore, Mario Cardinali, si dichiara “un po’ stanchino”, come Forrest Gump dopo la sua lunga maratona, e annuncia lo stop del celebre mensile “in attesa di tempi migliori” – anche se è proprio nei tempi peggiori che la satira dà il meglio di sé, e serve come il pane. La libertà del Vernacoliere, senza limiti tanto meno dettati dal decoro o dal buon gusto (che altro non è che il cattivo gusto dei benpensanti e delle persone senza senso dell’umorismo), quella libertà dicevo è oggi impossibile nel panorama digitale fatto di parole bannate, asterischi e algoritmi politicamente corretti. Con la crisi della carta dunque va in crisi anche una certa idea di libertà: una libertà “maleducata” e volgare, talvolta escatologica o sessista, ma sempre espressione genuina di uno sberleffo ruvido e sfrontato, innegabilmente efficace nel suo graffiare e mai realmente gratuita.

E pensare che “Il Vernacoliere” fu raccontato solo tre anni fa dalla sofisticata rivista “Monocle” su un numero dedicato alla satira nel mondo: come esempio italiano, scelsero proprio lo spregiudicato giornale livornese, la sua cifra e la sua storia. Della cui fine, forse, oggi gioiscono solo a Pisa.

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