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Anna Grassellino: “Da Marsala a Chicago per guidare la rivoluzione del computer quantistico”

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Dirige il progetto del governo Usa al Fermilab: “La mia vita da scienziata con tre figli, marito e cagnolino”
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“Il Nobel per la fisica assegnato la settimana scorsa? E’ proprio quello che noi del Fermilab facciamo noi qui al centro nazionale Sqms”. Anna Grassellino era una bambina quando a metà degli anni Ottanta John Clarke, Michel Devoret e John Martinis, conducevano i loro esperimenti sulla possibilità di usare le bizzarre proprietà della meccanica quantistica per una elettronica innovativa. “Ma fin da piccola sono stata attratta dalla matematica: merito delle maestre elementari e degli insegnanti alle medie. E anche di una mentalità scientifica ‘di famiglia’: un nonno radiologo, un bisnonno chirurgo…”. Quarant’anni dopo quell’infanzia a Marsala, Grassellino si ritrova a guidare la principale iniziativa del governo federale Usa per la messa a punto di un computer quantistico: dal 2020 dirige il Superconducting Quantum Materials and Systems Center al Fermilab di Chicago. Del suo lavoro e delle sfide ancora aperte per costruire un “elaboratore fotonico”, anziché elettronico, parlerà in un inc…

“Il Nobel per la fisica assegnato la settimana scorsa? E’ proprio quello che noi del Fermilab facciamo noi qui al centro nazionale Sqms”. Anna Grassellino era una bambina quando a metà degli anni Ottanta John Clarke, Michel Devoret e John Martinis, conducevano i loro esperimenti sulla possibilità di usare le bizzarre proprietà della meccanica quantistica per una elettronica innovativa. “Ma fin da piccola sono stata attratta dalla matematica: merito delle maestre elementari e degli insegnanti alle medie. E anche di una mentalità scientifica ‘di famiglia’: un nonno radiologo, un bisnonno chirurgo…”. Quarant’anni dopo quell’infanzia a Marsala, Grassellino si ritrova a guidare la principale iniziativa del governo federale Usa per la messa a punto di un computer quantistico: dal 2020 dirige il Superconducting Quantum Materials and Systems Center al Fermilab di Chicago. Del suo lavoro e delle sfide ancora aperte per costruire un “elaboratore fotonico”, anziché elettronico, parlerà in un incontro con il pubblico italiano il 19 ottobre nell’ambito del festival Bergamo Scienza (in corso dal 3 di questo mese). “Sarà anche l’occasione per rivedere i miei genitori”.

Andrà a trovarli a Marsala?

“Saranno loro a raggiungermi a Bergamo. Ci vediamo così poco che sfruttiamo anche i miei viaggi di lavoro in Europa per incontrarci. Mii mancano, ma soprattutto mi dispiace che i miei tre figli crescano così lontani dai nonni, con un oceano di mezzo”.

Quand’è che ha lasciato l’Italia?

“Praticamente ancor prima della laurea in Ingegneria elettronica a Pisa: ebbi la possibilità di far un tirocinio al Fermilab. E mi innamorai subito dell’aria che si respirava qui: una comunità internazionale di scienziati impegnati a costruire esperimenti per comprendere la fisica delle particelle elementari”.

C’è ancora quell’atmosfera nel laboratorio che gli Stati Uniti hanno intitolato a Enrico Fermi?

«Nel 2011 con lo spegnimento del Tevatron, il principale acceleratore di particelle del laboratorio, il Fermilab si è trovato davanti a un bivio: su cosa puntare in futuro?».

Anche il suo lavoro è cambiato: prima si occupava di dispositivi per accelerare le particelle, ora di computer quantistici…

«Abbiamo trasferito le competenze acquisite nella fisica delle alte energie al campo del quantum computing. L’obiettivo è costruire il computer quantistico più potente al mondo, capace di fare operazioni molto più velocemente degli elaboratori attuali. Il segreto è nella logica quantistica, che non si basa solo su sequenze di 0 e 1, il codice binario usato dai computer tradizionali, ma anche su stati che sono sia 0 che 1 simultaneamente».

Quanto ci vorrà perché un computer quantistico sia capace di prestazioni pari o superiori a quelle di un cervello elettronico attuale?

«Dai 5 ai 10 anni per un impatto visibile sulla società. Abbiamo ancora delle difficoltà, ma i progressi sono rapidi ed evidenti, anche perché sia colossi come Ibm e Google stanno investendo sul quantum computing, sia perché è considerato un settore di ricerca importante dai governi. Anche l’Italia ha da poco varato la sua Strategia nazionale».

Però questo è anche un periodo di pesanti tagli alle agenzie scientifiche, soprattutto negli Usa.

“Noi siamo finanziati dal Dipartimento dell’Energia e non abbiamo alcun segnale di questo tipo. Anzi, mi aspetto che gli investimenti pubblici continueranno a crescere, perché il quantum computing è una priorità dell’attuale governo”.

Tempo fa in una intervista ha detto: “Non riesco a passare con i miei figli tutto il tempo che vorrei, e a volte mi chiedo: sto facendo la scelta giusta?”. Si è data una risposta?

“I bambini stanno crescendo: ora hanno 9, 11 e 14 anni. Quando erano piccoli è stato molto faticoso, perché io e mio marito non avevano familiari a cui appoggiarci. Ma al Fermilab c’è un asilo nido, e se con il primogenito sono stata assente dal lavoro per sei mesi, già con il secondo sono rientrata in laboratorio dopo appena sei settimane. Naturalmente un ruolo essenziale lo ha avuto mio marito, che fa il mio stesso lavoro e che ha condiviso la genitorialità. Anzi, ora che i figli vanno portati a fare tutte le loro attività sportive, è forse più presente lui di me”.

Cosa chiedono a una mamma così impegnata?

“Hanno chiesto e infine ottenuto, dopo che mi ero strenuamente opposta, un cane. Ora la famiglia si è allargata a Teddy, un Coton de Tuléar, razza originaria del Madagascar di cui ignoravo l’esistenza. L’hanno scelto loro”.

E trova anche il tempo di portalo fuori?

“Sì, tocca anche a me”.

Inoltre la mattina va a correre.

“Sì, mi piace molto. E’ un piccolo spazio che ritaglio per me, totalmente disconnessa da mail e telefono. Ma non sono una atleta: corro 3 o 4 volta a settimana per un totale di circa 15 miglia. E mi sto preparando per battere il mio record personale sui cinque chilometri”.

La dobbiamo immaginare in un sobborgo di Chicago, con viali alberati, villette e vialetti che portano al garage?

“Proprio così”.

Correva anche quando era ragazza a Marsala?

“Allora preferivo nuotare. Mi manca il mare siciliano. Anche in questi giorni di ottobre i miei genitori mi dicono che c’è gente a fare il bagno, mentre qui quasi nevica. E’ uno dei motivi per cui quasi ogni estate andiamo in vacanza a Favignana”.

A scuola era considerata una secchiona?

“Mai stata una secchiona. Ho sempre studiato, ma riuscendo a fare tante alte cose, in campo sociale e dentro la scuola. Sono stata anche rappresentante d’istituto”.

Bravissima in matematica…

“Sì, nelle autogestioni al liceo organizzavo lezioni per gli altri studenti. Ma ho amato altrettanto il latino, anzi forse avevo voti più alti che in matematica. E mi piace ancora… sarà perché mia madre era insegnate di greco e latino”.

Come prese la sua scelta di fare il liceo scientifico?

“Ci rimase un po’ male. E poi ci fu la scelta di fare ingegneria in cui ebbe un ruolo decisivo mio padre. Ero indecisa tra medicina e filosofia, lui mi suggerì di studiare qualcosa di più concreto e immediato. Però un lato umanistico è rimasto in me: oltre al latino, amo la poesia. Anche qui, forse, una questione familiare: il poeta Rolando Certa era il fratello di mia nonna”.

Ha conosciuto al Fermilab l’uomo che sarebbe diventato suo marito: lei siciliana, lui russo-ucraino di Zaporizzja. La scienza è ancora capace di unire persone e culture diverse?

“Con noi ha funzionato. E in generale la comunità scientifica internazionale vive con grande dolore, ma senza dividersi, i conflitti a cui assistiamo”.

Che ripercussioni ha avuto la guerra in Ucraina sulla vostra famiglia?

“Pesantissime. I genitori, la sorella e la nipotina di mio marito erano sotto le bombe nella zona della centrale nucleare contesa: siamo riusciti a farli uscire dal Paese e a farli arrivare negli Sati Uniti. Adesso vivono non lontano da noi. Un risvolto positivo del dramma è che ora abbiamo almeno un pezzo della famiglia vicino”.

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