New York – Francesco Piccoli difende aziende e paesi dagli hacker, prima ancora che criminali, terroristi o cattivi soggetti internazionali possano colpirli; Riccardo di Molfetta sta creando il “gene della creatività”, per democratizzarla e offrirla a tutti tramite l’intelligenza artificiale; Jessica Mustali punta a liberare i biologi dalla fatica e la perdita di tempo di cercare i dati, mettendoli in condizione di dedicarsi solo agli esperimenti con cui realizzare farmaci per salvare vite umane.
Sentendo le loro storie, uno potrebbe pensare che vengano da un film di fantascienza, magari anche per come suonano i loro cognomi. Invece sono giovani italiani che vivono negli Stati Uniti, dove stanno spingendo l’innovazione tecnologica verso frontiere di utilità pratica che la maggior parte di noi non saprebbe nemmeno immaginare. Li ha riuniti ieri a New York Vento, la società italiana, con base a Torino, che scommette sulle loro start up per cambiare il mondo.
«Cerchiamo di guardare al fu…
New York – Francesco Piccoli difende aziende e paesi dagli hacker, prima ancora che criminali, terroristi o cattivi soggetti internazionali possano colpirli; Riccardo di Molfetta sta creando il “gene della creatività”, per democratizzarla e offrirla a tutti tramite l’intelligenza artificiale; Jessica Mustali punta a liberare i biologi dalla fatica e la perdita di tempo di cercare i dati, mettendoli in condizione di dedicarsi solo agli esperimenti con cui realizzare farmaci per salvare vite umane.
Sentendo le loro storie, uno potrebbe pensare che vengano da un film di fantascienza, magari anche per come suonano i loro cognomi. Invece sono giovani italiani che vivono negli Stati Uniti, dove stanno spingendo l’innovazione tecnologica verso frontiere di utilità pratica che la maggior parte di noi non saprebbe nemmeno immaginare. Li ha riuniti ieri a New York Vento, la società italiana, con base a Torino, che scommette sulle loro start up per cambiare il mondo.
«Cerchiamo di guardare al futuro — spiega John Elkann, animatore dell’iniziativa ed editore di questo giornale — con ottimismo ed entusiasmo, offrendo strumenti a chi ha capacità e volontà di costruirlo». In un certo senso la ragione per cui oggi verrà premiato dalla National Italian American Foundation, nel gala per il cinquantesimo anniversario, come ponte imprenditoriale fra il nostro paese e gli Stati Uniti.
Francesco Piccoli
Piccoli è nato in provincia di Ferrara e ha studiato prima ingegneria aerospaziale al Politecnico di Torino, e poi machine learning a Berkeley. Quindi ha fondato Almanax: «È una piattaforma per la sicurezza delle infrastrutture digitali». Per capirsi meglio, tutti abbiamo sentito parlare di dati personali rubati in rete, criptovalute rapinate, servizi di intelligence russi, cinesi o nordcoreani, che ci attaccano con gli hacker: «Ecco, noi verifichiamo in anticipo queste vulnerabilità, per impedire le aggressioni». Sembra un problema assai lontano dalla casalinga di Voghera, finché qualcuno non le ruba la pensione, per non parlare della sicurezza dello Stato.
Riccardo di Molfetta
Riccardo di Molfetta ha fatto il Liceo artistico a Milano, la triennale al Kings College di Londra, e poi un master tra Mit e Harvard su cognitive science. Si è preso un anno per vivere in Giordania, ma ora ha fondato Symbiotic, per «risolvere il problema della creatività nell’intelligenza artificiale». Anche qui, la casalinga di Voghera si gratterebbe la testa, prima di scoprire che il nipote sta cercando di vincere l’Oscar con un film sulla sua vita, e la start up di Riccardo lo metterà in condizione di riuscirci: «L’intelligenza artificiale è noiosa, noi vogliamo renderla creativa. Puntiamo a democratizzare la creatività. Questo non significa che tutti diventeranno Picasso o Leonardo, ma aumenteranno le possibilità e gli ambiti in cui riuscirci».
Jessica Mustali
Jessica Mustali è nata a Verona da genitori albanesi. Ha fatto la triennale in ingegneria biomedica a Padova, la magistrale al Politecnico di Milano, e da due mesi vive a San Francisco per sviluppare Misogi Labs. «In media — spiega — per sviluppare una singola molecola che arrivi ai pazienti come farmaco ci vogliono 12 anni e 2 miliardi di dollari. I ricercatori perdono l’80% del tempo a collezionare dati: noi offriamo un assistente di intelligenza artificiale che completa questo lavoro in pochi minuti». E qui non ci vuole un genio per capire quanto ciò potrebbe ridurre i tempi per realizzare, ad esempio, un vaccino in grado di fermare il Covid o la prossima pandemis.
«Vediamo — nota Elkann — come abilità imprenditoriale e competenza tecnica, non sempre presenti insieme, fanno parte invece delle capacità di questa nuova generazione di italiani». Che non vede il fattore geografico come un limite, perché «essere italiano non limita la tua capacità di stare nel mondo, e stare nel mondo non limita la possibilità di essere italiano».
Questo vale anche per lui, che vede il premio della Niaf come «un riconoscimento alla mia storia e a quella della mia famiglia, venuta qui in momenti difficili come la guerra». È un momento delicato nei rapporti tra Usa ed Europa, ma Elkann investe 13 miliardi di dollari in Stellantis e finanzia i giovani imprenditori italiani negli Usa: «Investire qui ti rende più forte in America, ma anche nel mondo. Non bisognerebbe guardare se sia a scapito o a vantaggio di un paese, perché gli effetti complessivi rafforzano tutto il gruppo».
Per il futuro punta in particolare su «salute, energia, l’incrocio tra hardware e software, con applicazioni nella robotica». E l’intelligenza artificiale: «La vedo come l’elettricità. Permetterà di fare sempre più e meglio. L’importante è restare in controllo del proprio destino, quindi governare la tecnologia piuttosto che prenderla e farsi governare».