✕

Assalto al pullman a Rieti, l’autista Raffaele Marianella ucciso a pochi mesi dalla pensione

Una combo con il pullman colpito da pietre e mattoni sulla Rieti-Terni e la foto dell'autista morto Raffaele Marianella di 65 anni

 

Ascolta l'audio

Il figlio: “Mio padre era casa e lavoro. Una tragedia inimmaginabile, quello non era un incontro a rischio” I colleghi: “Ora giustizia”
2 minuti di lettura

È una tragedia inimmaginabile — sospira il figlio Andrea sull’uscio dell’officina alle porte di Roma, sostenuto dalla sua compagna — stava trasportando dei tifosi a vedere una partita di basket, non era un incontro di calcio a rischio. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che sarebbe potuta accadere una cosa simile. Papà era casa e lavoro: quando non viaggiava, pensava alla famiglia». E tra pochi mesi sarebbe arrivata la pensione.

L’universo di Raffaele Marianella, prima che quel sasso gli rubasse la vita strappandolo all’affetto dei suoi famigliari, era diviso tra Roma e Firenze. Tra la villetta alla periferia nord della Capitale, dove ancora oggi vivono la ex moglie Paola e Riccardo, uno dei tre figli, e la nuova casa nel quartiere delle Cure, a due passi dallo stadio Artem…

È una tragedia inimmaginabile — sospira il figlio Andrea sull’uscio dell’officina alle porte di Roma, sostenuto dalla sua compagna — stava trasportando dei tifosi a vedere una partita di basket, non era un incontro di calcio a rischio. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che sarebbe potuta accadere una cosa simile. Papà era casa e lavoro: quando non viaggiava, pensava alla famiglia». E tra pochi mesi sarebbe arrivata la pensione.

L’universo di Raffaele Marianella, prima che quel sasso gli rubasse la vita strappandolo all’affetto dei suoi famigliari, era diviso tra Roma e Firenze. Tra la villetta alla periferia nord della Capitale, dove ancora oggi vivono la ex moglie Paola e Riccardo, uno dei tre figli, e la nuova casa nel quartiere delle Cure, a due passi dallo stadio Artemio Franchi e da un deposito dei pullman.

«Ti porterò sempre nel cuore», scrive sui social la figlia più piccola, Federica. Suo padre è stato ucciso a 65 anni, da un sasso lanciato dagli ultrà del Rieti basket mentre il pullman con a bordo di tifosi del Pistoia aveva già imboccato la statale per rientrare in Toscana. A breve sarebbe tornato a Roma. Con Federica si sarebbero visti. Perché, quando non lavorava, tornava nella sua città per passare del tempo in famiglia. Lo raccontano i colleghi della Jimmy Travel, l’azienda che lo aveva assunto tre mesi fa, dopo anni alle dipendenze della Giotto Bus e ancora prima della Flixbus. Lo testimonia il figlio Andrea, che anche ieri, nonostante il trauma della perdita, non ha rinunciato a cambiare le gomme ai clienti nell’officina di Cesano, all’estremo Nord di Roma.

«Raffaele era un grande professionista, con decenni di esperienza — ricorda Giada, una collega di Marianella — mi faceva fare un sacco di risate e mi ha aiutata tanto quando ero alle prime armi. Scherzavamo sempre, era un bonaccione». Non si dà pace Giada, appresa la notizia del fermo dei primi tre ultrà sospettati dell’omicidio, chiede che la giustizia sia esemplare. «Lo hanno colpito per uccidere, perché miravano al parabrezza — aggiunge — se il pullman avesse sbandato sarebbe stata una strage. Spero che chi ha strappato Raffaele alla vita, agli amici, alla sua famiglia paghi per quello che ha fatto — insiste — vogliamo giustizia».

Giada dà voce a un sentimento collettivo. «Era una persona allegra, sempre gentile — è il ricordo di Fabio, il titolare della pasticceria sotto la casa fiorentina di Marianella — veniva quasi tutti i giorni». Faceva colazione, parlava della sua Roma. Quella di oggi, ma soprattutto di quella degli anni ’70 e ’80, quando era ancora ragazzino. Adesso si divertiva a pubblicare selfie sui social mentre era a bordo dei pullman, al volante o come autista in seconda. Esattamente dove era seduto domenica. Sorrideva Marianella, prima che un sasso gli rubasse la vita.

Leggi i commenti