Nel Golfo di San Lorenzo, sulle coste orientali del Canada, si è formata una nuova classe di asilo. Undici piccoli di balena franca nordatlantica sono nati quest’anno, alcuni da madri che hanno partorito per la prima volta. Può sembrare un numero piccolo, ma per una specie arrivata molto vicina all’orlo dell’estinzione, anche passare dai 376 esemplari dell’anno scorso ai 384 attuali è un segno di ottimismo.
Il censimento appena pubblicato dal North American Right Whale Consortium legge i nuovi dati in senso positivo. Nel 1970 la specie era stata classificata come a rischio estinzione. Il declino di un gigante del mare cacciato nell’Ottocento quasi fino allo sterminio, vittima spesso delle collisioni con le navi che attraversano l’Atlantico del Nord o delle reti abbandonate dai pescatori, capaci di soffocarlo e bloccarne i movimenti, era sembrato inarrestabile tra il 2010 e il 2020.
In quel decennio c’era stata una dimin…
Nel Golfo di San Lorenzo, sulle coste orientali del Canada, si è formata una nuova classe di asilo. Undici piccoli di balena franca nordatlantica sono nati quest’anno, alcuni da madri che hanno partorito per la prima volta. Può sembrare un numero piccolo, ma per una specie arrivata molto vicina all’orlo dell’estinzione, anche passare dai 376 esemplari dell’anno scorso ai 384 attuali è un segno di ottimismo.
Il censimento appena pubblicato dal North American Right Whale Consortium legge i nuovi dati in senso positivo. Nel 1970 la specie era stata classificata come a rischio estinzione. Il declino di un gigante del mare cacciato nell’Ottocento quasi fino allo sterminio, vittima spesso delle collisioni con le navi che attraversano l’Atlantico del Nord o delle reti abbandonate dai pescatori, capaci di soffocarlo e bloccarne i movimenti, era sembrato inarrestabile tra il 2010 e il 2020.
In quel decennio c’era stata una diminuzione degli esemplari del 25%, interrotta nel 2000, da quando il numero di balene franche è cresciuto del 7%. Non è ancora un ritmo rassicurante, ma rappresenta un’inversione di tendenza.
Le balene franche, lunghe 15-20 metri e pesanti 70 tonnellate, migrano ogni anno dalla Florida e la Georgia, i mari caldi in cui nascono i cuccioli, fino alle coste del Canada e del New England, dove trovano più cibo.
In passato le navi baleniere le prendevano di mira per la loro relativa lentezza, il grasso abbondante e la tendenza a restare a galla dopo l’uccisione. Per questo in inglese si chiamano “right whales”, cioè “balene giuste”. C’è stato chi ha assimilato le caratteristiche di Moby Dick a quelle di una balena franca, anche se l’attribuzione più probabile è quella del capodoglio.
Oggi durante la loro migrazione le balene franche del nordatlantico incrociano una delle rotte commerciali più battute dell’Atlantico. Si sperava che l’ex presidente americano Joe Biden firmasse un progetto di legge avanzato dagli ambientalisti per ridurre la velocità delle navi lungo le coste, abbassando il rischio di collisioni. La scorsa legislatura si è conclusa invece a gennaio di quest’anno con un nulla di fatto.
Il riscaldamento degli oceani sta modificando anche la distribuzione del loro cibo, il krill, costringendole a uscire dalle rotte tradizionali per trovare sufficiente nutrimento. Il Golfo di San Lorenzo è rimasto uno dei luoghi protetti in cui più riescono a rifocillarsi.
Questi animali possono vivere tranquillamente fino a cento anni, ma la loro aspettativa di vita oggi si aggira attorno ai 50-60 anni proprio per il pericolo di incidenti in mare.
La nascita di un buon numero di piccoli quest’anno è un particolare segno di speranza. Le femmine (una settantina quelle in età fertile) hanno infatti un tasso di fecondità molto basso, soprattutto se sono malnutrite o hanno subito ferite che le hanno indebolite. Quattro degli undici piccoli nati quest’anno sono stati partoriti da balene che sono diventate madri per la prima volta e che, si spera, potranno dare il loro contributo al ripopolamento della specie anche in futuro.