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Desaparecidos, la figlia di una vittima: “50 anni per l’ergastolo a Troccoli, ma è valsa la pena”

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Beatriz Garcia Filippazzi parla dopo la condanna del comandante che nel 1977 sequestrò sua madre mandandola poi a morire in un carcere in Uruguay: “Questa sentenza dà speranza anche agli altri”
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Per avere giustizia ha dovuto aspettare quasi cinquant'anni. Ma oggi finalmente Beatriz Garcia Filippazzi può vedere condannato Jorge Nestor Troccoli, l'uomo che nel 1977 sequestrò sua madre mandandola poi a morire in un carcere in Uruguay. Solo nel 2016 i resti di Rafaela Giuliana, ritrovati in una fossa comune, furono identificati. Beatriz, che aveva dodici anni quando la donna fu arrestata non hai smesso di lottare come racconta a Repubblica.

“Per me questa sentenza significa speranza e significa forza e giustizia per coloro che non ci sono più. L'Italia è un Paese generoso che non solo si è occupato di una cittadina italiana che viveva in Argentina, ma anche di suo marito Potenza, che era argentino, e di Elena Quinteros, che era uruguaiana. Quindi è una sentenza esemplare per quelli che ancora cercano i loro familiari”.

La giustizia italiana è riuscita dove quella sud americana ha fallito?

“Non lo so. So solo che bisogna avere pazienza e aspettare che le cose accadano quando devon…

Per avere giustizia ha dovuto aspettare quasi cinquant'anni. Ma oggi finalmente Beatriz Garcia Filippazzi può vedere condannato Jorge Nestor Troccoli, l'uomo che nel 1977 sequestrò sua madre mandandola poi a morire in un carcere in Uruguay. Solo nel 2016 i resti di Rafaela Giuliana, ritrovati in una fossa comune, furono identificati. Beatriz, che aveva dodici anni quando la donna fu arrestata non hai smesso di lottare come racconta a Repubblica.

“Per me questa sentenza significa speranza e significa forza e giustizia per coloro che non ci sono più. L'Italia è un Paese generoso che non solo si è occupato di una cittadina italiana che viveva in Argentina, ma anche di suo marito Potenza, che era argentino, e di Elena Quinteros, che era uruguaiana. Quindi è una sentenza esemplare per quelli che ancora cercano i loro familiari”.

La giustizia italiana è riuscita dove quella sud americana ha fallito?

“Non lo so. So solo che bisogna avere pazienza e aspettare che le cose accadano quando devono accadere. Mia madre e gli altri sono stati sequestrati in Uruguay e uccisi in Paraguay, un Paese dove non hanno mai fatto alcun processo perché non hanno mai fatto i conti con questa tragedia. Per fortuna l'avvocato Speranzoni che ci ha seguito è stato molto bravo a fare le ricerche negli archivi di quei paesi”.

Che ricordo ha di sua madre?

“Ricordo che non ho mai potuto festeggiare la festa della mamma perché mai madre non c'era più. Sono stati anni difficili”.

Che cosa vuole dire oggi ai famigliari di altri desaparecidos?

“Tempo fa ho chiesto di parlare con Troccoli per chiedergli di dare informazioni che permettessero di trovare i corpi di altri scomparsi, ma lui non ha mai risposto. Mi ha chiesto scusa per quello che era successo, ma non ha dato nessun indizio ulteriore che permettesse di poter, diciamo, chiarire le situazioni. Eppure la sentenza deve dare speranza anche ad altri. Come ne dà oggi a me”.

Non pensa che ormai Troccoli è una persona anziana con pochi anni davanti a sè? La sentenza arriva tardi?

“Lamento molto questo soprattutto per i miei familiari. Mio fratello non ha potuto vivere questo momento perché è morto giovane avendo perso la voglia di vivere. Mia nonna piangeva sempre. Mi dispiace molto aver dovuto attendere tutta una vita, quasi cinquant'anni in cui ho cercato di farmi forza. Ma valeva la pena, valeva la pena perché oggi non solo mia mamma ha avuto giustizia ma forse l'avranno anche gli altri che ancora mancano. Il mio messaggio è: andate avanti e continuate a cercare. Lo dovete ai vostri parenti che chiedono giustizia”.

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