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L’anno nero delle nascite, già 13mila bimbi in meno. Più parti solo in montagna

Una nursery 

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Culle vuote, in controtendenza Valle d’Aosta, Bolzano e Trento. E nel 2050 si andrà in pensione a 69 anni, molti anziani al lavoro
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Tredicimila in meno. In sei mesi. Con un crollo così radicale, pur nell’Italia senza figli, da lasciare attoniti. Da gennaio a luglio del 2025 nel nostro Paese sono nati tredicimila bambini in meno rispetto agli stessi mesi del 2024. Come se, con un tratto di pennarello, fossero scomparse le future scolaresche di centinaia di classi, di asili, di parchi giochi, come se la paura del domani avesse inghiottito tutta la fiducia delle giovani coppie.

Il minimo storico

Bisogna provare a dare un’immagine concreta e visiva dei dati sulla natalità diffusi dall’Istat per capire cosa sta succedendo in Italia, oggi al minimo storico come numero medio di figli per donna 1,13 nei primi sette mesi del 2025, contro l’1,18 del 2024. Questo vuol dire che il numero già esiguo di 369.944 bebè nati nel 2024 è destinato a scendere ancora quando l’Istat diffonderà i dati definitivi del 2025.

Meno bambine

E a ogni erosione di nuove culle, dunque con meno bambine venute al mondo, corrisponde nel tempo una di…

Tredicimila in meno. In sei mesi. Con un crollo così radicale, pur nell’Italia senza figli, da lasciare attoniti. Da gennaio a luglio del 2025 nel nostro Paese sono nati tredicimila bambini in meno rispetto agli stessi mesi del 2024. Come se, con un tratto di pennarello, fossero scomparse le future scolaresche di centinaia di classi, di asili, di parchi giochi, come se la paura del domani avesse inghiottito tutta la fiducia delle giovani coppie.

Il minimo storico

Bisogna provare a dare un’immagine concreta e visiva dei dati sulla natalità diffusi dall’Istat per capire cosa sta succedendo in Italia, oggi al minimo storico come numero medio di figli per donna 1,13 nei primi sette mesi del 2025, contro l’1,18 del 2024. Questo vuol dire che il numero già esiguo di 369.944 bebè nati nel 2024 è destinato a scendere ancora quando l’Istat diffonderà i dati definitivi del 2025.

Meno bambine

E a ogni erosione di nuove culle, dunque con meno bambine venute al mondo, corrisponde nel tempo una diminuzione di potenziali madri. Uno scenario di crescita zero dove ogni bambino, quasi sempre figlio unico, sarà circondato da una folla di adulti, anziani, vecchi e grandi vecchi.

L’età pensionabile

E a proposito di età matura: secondo l’Istat il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia salirà al 2050 a 68 anni e 11 mesi per entrambi i sessi (dai 67 anni attuali), e toccherà la quota dei 70 anni nel 2007.

I pochi aiuti alle famiglie

Perché nulla è servito a nulla. Né gli appelli alla natalità, né il tentativo di dare (pochi) aiuti alle famiglie, privilegiando in realtà i nuclei numerosi ma non le prime nascite, i bonus mamme (con paletti enormemente rigidi), l’allargamento dei congedi di paternità. Senza contare le difficoltà di conciliazione tra vita e lavoro, visto che in Italia una donna su cinque è costretta a rinunciare alla propria occupazione dopo essere diventata madre. Così accade che spesso i figli restino unici, perché oggi l’età media al parto è di 32,6 anni, in crescita di quasi tre anni rispetto al 1995. Età media vuol dire che in gran parte dei casi la maternità arriva ben oltre, addirittura in vista dei 40 anni, decuplicando i problemi di fertilità e quindi la possibilità di nuova gravidanze. La “posticipazione” della maternità accomuna sia le donne italiane che le straniere.

Figli fuori dal matrimonio

L’età continua a essere più alta nel Centro e nel Nord (33 e 32,7 anni) rispetto al Mezzogiorno (32,3). I figli poi nascono sempre più spesso fuori dal matrimonio: sono un progetto d’amore al di là delle convenzioni. Quasi il 50% dei nuovi nati (43,2% nel 2024) arriva in coppie non coniugate, anzi sempre più spesso le nozze, quando ci sono, seguono la comparsa della culla. In questo scenario fosco, a Sardegna e Abruzzo tocca il record di denatalità (meno 10% di bambini, un crollo assoluto) ci sono però tre regioni, tutte in montagna, dove la statistica è al contrario. In Valle d’Aosta e nelle province autonome di Bolzano e di Trento si registra un aumento delle nascite del 5,5%, dell’1,9% e dello 0,6%. Ma sono regioni con un altissimo welfare e statuti speciali dove da sempre la demografia resiste rispetto al crollo italiano.

Le accuse al governo

E davanti a numeri così impietosi, davanti a un fallimento così evidente delle politiche di natalità, le opposizioni mettono sotto accusa il governo Meloni che aveva fatto della demografia la sua bandiera pro-life. Per Raffaella Paita di Italia Viva, «è la dimostrazione più evidente della totale assenza di politiche per la famiglia». Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali, rilancia: «Il governo Meloni si riempie la bocca di parole come famiglia e natalità, ma poi non fa nulla per chi vorrebbe crearne una». Amaro il commento di Gigi De Palo, presidente Fondazione per la natalità: «Siamo di fronte a un trend che mette a rischio la sostenibilità economica e sociale della nostra nazione».

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