RIETI – Suo figlio è in carcere per un reato che lei non riesce a pronunciare. Annalisa Donati, 43 anni, è la mamma di Kevin Pellecchia, uno dei tre fermati per l’agguato a colpi di sassi contro il pullman dei tifosi del Pistoia Basket. Seduta nello studio dell’avvocato Andrea Vella, che assiste il figlio, fatica a parlare di quell’accusa di omicidio volontario: «Io metterei la firma col sangue sul fatto che mio figlio non è in grado di raccogliere una pietra e scagliarla contro qualcuno».
E se invece lo avesse fatto?
«Se ha sbagliato è giusto che paghi. Aspettiamo se il fermo viene convalidato oppure no. Resterà comunque il mio Kevin, non cancellerò mio figlio. Avrà già la sua croce addosso, quella di avere provocato …
RIETI – Suo figlio è in carcere per un reato che lei non riesce a pronunciare. Annalisa Donati, 43 anni, è la mamma di Kevin Pellecchia, uno dei tre fermati per l’agguato a colpi di sassi contro il pullman dei tifosi del Pistoia Basket. Seduta nello studio dell’avvocato Andrea Vella, che assiste il figlio, fatica a parlare di quell’accusa di omicidio volontario: «Io metterei la firma col sangue sul fatto che mio figlio non è in grado di raccogliere una pietra e scagliarla contro qualcuno».
Rieti, un minorenne ha incastrato gli ultrà arrestati per l’omicidio dell’autista del bus dei tifosi
E se invece lo avesse fatto?
«Se ha sbagliato è giusto che paghi. Aspettiamo se il fermo viene convalidato oppure no. Resterà comunque il mio Kevin, non cancellerò mio figlio. Avrà già la sua croce addosso, quella di avere provocato la morte di una persona. Sono una donna finita. Se ha fatto quello che gli viene contestato, mi sento di dire che è stato per errore e non per volontà».
Suo figlio però ha partecipato comunque a una spedizione punitiva.
«Quello è il primo sbaglio, avere aderito a quella folle pianificazione. Doveva tornare a casa. Mi chiedo anche chi risarcirà noi per quello che stiamo subendo se Kevin, che piange in cella, con la fine di quel povero autista non c’entra nulla».
Ci pensa che a 300 chilometri da qui c’è la famiglia di Raffaele Marianella che piange un padre e un marito?
«Sono straziata dal dolore per quella famiglia. Posso solo immaginare cosa stanno provando e mi permetto di porgere le mie condoglianze. Anche Kevin vorrebbe scrivergli una lettera».
Da quanto tempo suo figlio è un tesserato della curva Terminillo?
«Da un anno e mezzo. Non so come arriva lì, chi lo coinvolge. Lui è sempre stato bravo a calcio, poi ha cominciato a seguire il basket».
Potrebbero esserci dei motivi politici, ha una tessera di partito?
«Kevin non sa nemmeno cosa sia la politica. Non è mai andato a votare, non ha proprio un’identità politica».
Conosce Alessandro Barberini e Manuel Fortuna?
«Kevin ha fatto il nome di Giuseppe Aguzzi, il capo degli ultrà, e diceva che era un bravo ragazzo. Io e mio marito conosciamo Alessandro Barberini, lo abbiamo incontrato al bar. Kevin andava alle cene, li incontrava al pomeriggio in sede, facevano gli striscioni. Ma non avrei mai pensato che potesse accadere una cosa del genere, altrimenti lo avrei incatenato al divano».
È stato mai denunciato o ha precedenti?
«È incensurato. A noi non ha mai parlato di denunce di nessun tipo. Penso che ci avrebbero chiamati come è successo domenica. Secondo me Kevin ha seguito questo gruppo ma non è da lui essere un violento, non schiaccerebbe nemmeno una formica. Non è manesco, a casa non è mai tornato con segni di botte. Gli abbiamo anche fatto le analisi del sangue di nascosto, una volta, per toglierci il dubbio sull’uso di droghe. Non è risultato nulla».
Le indagini parlano di un tifo che guarda al fascismo.
«Hanno fotografato i tatuaggi sul corpo di Kevin dopo il fermo. Sa cosa ha tatuato? Il trattore con il nonno defunto, il cane e il simbolo dei Bulldog del Rieti. E poi la data di nascita del fratello. Non mi sembrano tatuaggi da fascisti».
Lo ha incontrato in queste ore?
«Non lo vedo da domenica mattina. Forse domani riesco a incontrarlo in carcere. E spero di sentire dalla sua voce che lui con tutta questa storia non c’entra niente».