Vendere libri è una cosa seria: una verità, ma anche il titolo di un interessantissimo saggio in uscita per Utet. L’ha scritto Vittorio Graziani, proprietario della libreria “Centofiori” di Milano, Libraio dell’anno 2025, premio assegnato dalla Scuola Librai Mauri. Consigliare e vendere parole, di persona, al tempo di Amazon: com’è possibile?
«Studiamo tanto per essere più preparati del famigerato algoritmo, per proporre libri e a volte spiazzare il cliente: funziona».
Perché ha scritto questo saggio?
«Perché sono arrabbiato nero: in Italia si può aprire una libreria senza essere preparati, non è richiesta alcuna formazione, e poi ci si lamenta se questi negozi improvvisati chiudono alla svelta. Qui non si tratta di essere romantici, anche se un po’ serve, ma realisti. Essere librai significa, prima di tutto, far quadrare i conti di un’azienda».
Ma come? Le belle lettere, l’empatia, il buon profumo della vecchia carta…
«Chi apre pensando solo alle pagine che gli piacciono e che ha …
Vendere libri è una cosa seria: una verità, ma anche il titolo di un interessantissimo saggio in uscita per Utet. L’ha scritto Vittorio Graziani, proprietario della libreria “Centofiori” di Milano, Libraio dell’anno 2025, premio assegnato dalla Scuola Librai Mauri. Consigliare e vendere parole, di persona, al tempo di Amazon: com’è possibile?
«Studiamo tanto per essere più preparati del famigerato algoritmo, per proporre libri e a volte spiazzare il cliente: funziona».
Perché ha scritto questo saggio?
«Perché sono arrabbiato nero: in Italia si può aprire una libreria senza essere preparati, non è richiesta alcuna formazione, e poi ci si lamenta se questi negozi improvvisati chiudono alla svelta. Qui non si tratta di essere romantici, anche se un po’ serve, ma realisti. Essere librai significa, prima di tutto, far quadrare i conti di un’azienda».
Ma come? Le belle lettere, l’empatia, il buon profumo della vecchia carta…
«Chi apre pensando solo alle pagine che gli piacciono e che ha amato, è votato al fallimento. Ormai se ne vedono di tutti i colori: a Napoli hanno aperto una “Libreria Emotiva”, ci sono più volumi a casa mia che sui loro ripiani. Per non parlare dei librai “esotici”, quelli che lo fanno strano, oppure quelli di nicchia spinta. Bisogna avere rispetto dell’ecosistema librario, lasciando perdere l’idea del circolo per pochi amici: è pericoloso ed è sbagliato».
Scusi, ma lei sta demolendo le piccole librerie indipendenti.
«Non tutte, ci mancherebbe, ma quelle di catena hanno di solito un personale più preparato. Purtroppo, il credito si sta esaurendo: è colpa dell’assenza di formazione per chi comincia».
Aprire una libreria ha ancora senso?
«Certo che sì, a patto di essere già del mestiere, oppure di appoggiarsi a qualche altro libraio che ne sappia. E per iniziare servono soldi, almeno mille euro a metro quadrato: dunque, per un locale di 100 metri quadrati bisogna avere in tasca almeno 100 mila euro, solo per partire. Ma senza fretta: occorre studiare bene il luogo dove aprire, oltre ovviamente alla città giusta».
Metterci dentro un piccolo bar può servire?
«No, è una sciocchezza. Non funziona, ormai è dimostrato».
Cosa fa la differenza in libreria?
«Le persone, il rapporto faccia a faccia con il venditore preparato. Se entro, devo trovare quello che cerco e magari uscire anche con qualcos’altro che non mi aspettavo, o neppure conoscevo. Il bravo libraio legge più del lettore medio e non dev’essere snob: qui da noi trovate i primi dieci libri di tutte le classifiche, più ovviamente il meglio del resto, siamo “di servizio” ma anche “di proposta”. Però, quello che conta davvero è creare una comunità».
I social fanno vendere più libri?
«Il nostro profilo Instagram è gestito da una regista di professione, Silvia Rubino, che viene pagata come una libraia: oggi, in Italia, i dipendenti del nostro settore incidono solo per l’undici per cento, cioè pochissimo. Su Instagram non parliamo mai di noi, soltanto dei testi da consigliare. Non ci occupiamo di come si pettinano i cocker o futilità del genere».
È vero che andate a casa di qualche vostro cliente per parlare di libri?
«Facciamo anche questo: prendiamo tre volumi dalla sua libreria e ne discutiamo, anche così si crea e si alimenta una comunità. Un altro aspetto decisivo è che il cliente capisca qual è la direzione editoriale della libreria che frequenta».
Quanto sono importanti le sezioni per bambini?
«Essenziali. Nel 2025 le vendite di libri sono scese del 4 per cento, ma quelle per i più piccoli sono cresciute nell’identica percentuale. Almeno un terzo di ogni libreria dovrebbe prevedere spazi per bambini, e librai altamente specializzati. Si va lì con i genitori, i nonni o gli zii, si sta tranquilli come in biblioteca oppure a casa, si prendono e si posano i volumi senza alcuna fretta. Da noi c’è chi viene, resta un pomeriggio intero e magari esce senza avere comprato niente: non importa, quel bambino e la sua famiglia torneranno, perché sono stati bene».
Il bravo libraio è anche un po’ un critico letterario?
«Ma no! Naturalmente ho i miei gusti, mi confronto con i clienti, non di rado scopro cose nuove proprio grazie a loro, ma chi sono io per giudicare quello che leggono? Forse, Pietro Citati?».
Ci par di capire che lei detesti la retorica legata a libri e lettura.
«Leggere deve anche sporcare, deve sorprendere e mettere in crisi. Non è un atto sdolcinato: i buoni libri non appiccicano e non consolano».
Vittorio, facciamo finta di entrare nella sua libreria adesso. Ci dica un romanzo e un saggio con i quali dovremmo proprio uscire dal negozio. Ci convinca.
«Per quanto riguarda la narrativa: Wallace Stegner, Verso un sicuro approdo, Bompiani. Un grande romanzo puro: ci sono ritmo, scrittura, commozione e personaggi tridimensionali. E c’è una storia, vivaddio. Comincio a non poterne più degli autori che raccontano solo i fatti loro, e di quanto hanno patito della vita». (Vittorio Graziani qui non usa il termine “fatti”, n.d.r.).
E il saggio da non perdere per nulla al mondo?
«Volga Blues di Marzio Mian, edito da Gramma Feltrinelli. Racconta un viaggio di sei settimane lungo il corso del Volga, partendo da San Pietroburgo: seimila chilometri indimenticabili». (Ma adesso, amico lettore, non comprare questi due libri online, fatti un giro in un negozio di carne, ossa, carta e persone, ok?)