ROMA – Il consumo del suolo, in Italia, è ripreso in maniera consistente, dopo la frenata del 2023. Nell’intero 2024 c’è stata una trasformazione del territorio in aree artificiali pari a 83,7 chilometri quadrati, con un incremento del 15,6 per cento rispetto all’anno precedente. Il ritmo di crescita raggiunge i 230.000 metri quadrati il giorno, una superficie pari a 35 campi di calcio nuovi ogni 24 ore. Nel 2024 si certifica, quindi, il consumo più alto degli ultimi 12 anni.
Il rapporto Ispra “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” illustra come nel Paese sia occupato artificialmente il 7,17 per cento del territorio, contro il 4,4 per cento della media europea. Tra il 2018 e il 2024, un arco di sei anni, si è registrata una crescita quasi tripla …
ROMA – Il consumo del suolo, in Italia, è ripreso in maniera consistente, dopo la frenata del 2023. Nell’intero 2024 c’è stata una trasformazione del territorio in aree artificiali pari a 83,7 chilometri quadrati, con un incremento del 15,6 per cento rispetto all’anno precedente. Il ritmo di crescita raggiunge i 230.000 metri quadrati il giorno, una superficie pari a 35 campi di calcio nuovi ogni 24 ore. Nel 2024 si certifica, quindi, il consumo più alto degli ultimi 12 anni.
Il rapporto Ispra “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” illustra come nel Paese sia occupato artificialmente il 7,17 per cento del territorio, contro il 4,4 per cento della media europea. Tra il 2018 e il 2024, un arco di sei anni, si è registrata una crescita quasi tripla rispetto al 2006-2018, e qui sono ben dodici gli anni presi in considerazione.
Il record nella provincia di Monza
Le regioni con la maggiore concentrazione di cemento o asfalto restano la Lombardia (12,22 per cento del totale), il Veneto (11,86 per cento) e la Campania (10,61 per cento), mentre le maggiori perdite di suolo nel 2024 si registrano – ed è la prima volta - in Emilia-Romagna. Va anche detto che quest’ultima amministrazione ha ripristinato, durante lo scorso anno, 143 ettari di suolo, grazie alla rimessa in natura di cave dismesse e la chiusura di cantieri legati alla realizzazione di metanodotti.
Le regioni più virtuose sono Liguria e Molise, che hanno contenuto il loro aumento sotto i 50 ettari. La provincia di Monza e Brianza si conferma al primo posto per percentuale di suolo artificiale, con addirittura il 41 per cento del territorio provinciale impermeabilizzato. La crescita delle superfici artificiali è solo in piccola parte compensata dal ripristino di aree naturali.
Nel 98% dei comuni aumentano le solette
Dal 2006 al 2024, come dimostra la cartografia del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), nel 98 per cento dei comuni italiani si è registrato un aumento del suolo consumato. I cambiamenti rilevati nell’ultimo anno sono particolarmente elevati nella Pianura Padana, in particolare lungo l’asse Milano-Venezia e la direttrice della Via Emilia. Il fenomeno rimane evidente nel Salento, su quasi tutta la costa adriatica, nel Lazio, in Campania, nella Sicilia occidentale e meridionale, nelle principali aree metropolitane.
I valori più alti di nuovo consumo di suolo interessano i comuni di Tarquinia (in provincia di Viterbo), Uta (nella città metropolitana di Cagliari) e Montalto di Castro (sempre in provincia di Viterbo). L’aumento generale, e in particolare nel Viterbese, dipende anche dalla crescita delle pose in opera per gli impianti fotovoltaici. I pannelli a terra sono quadruplicati in un anno (+1.702 ettari, di cui l’80 per cento su superfici precedentemente utilizzate ai fini agricoli). Nell’etroterra di Viterbo è cresciuto un movimento fortemente contrario alle pale eoliche.
Sul territorio nazionale sono aumentate sia le aree estrattive che le discariche. Quindi, gli edifici destinati alla logistica e quelli per i data center, occupazione alimentata dalla crescente esigenza di infrastrutture digitali e servizi cloud. Si assiste, ancora, a uno sviluppo delle superfici artificiali anche in aree di decrescita della popolazione residente. Il consumo di suolo è in aumento, infine, nelle aree a rischio idraulico, in quelle con pericolo di frane e nelle zone protette (parchi).
Differenze di calore di 11,3 gradi
Il fenomeno ha effetti diretti o indiretti su due terzi del territorio nazionale, con un impatto significativo sulla frammentazione ecologica e sul microclima. Le analisi sull’isola di calore in città mostrano differenze di temperatura tra aree urbane e rurali che superano i 10 gradi centigradi, con picchi di 11,3° al Nord.
Ogni anno persi 10,59 miliardi
I costi del consumo variano da un minimo di 8,66 a un massimo di 10,59 miliardi di euro persi ogni anno tra il 2006 e il 2024.
Il regolamento europeo sul ripristino della natura impone l’azzeramento della perdita netta di aree verdi urbane entro il 2030 e il loro incremento dal 2031. Peraltro, proprio ieri il Parlamento europeo ha approvato la prima Direttiva sul suolo, che definisce un quadro comune per monitorarne la salute e contrastarne il degrado.
Scrive Ispra, a conclusione del rapporto: “Arrestare il consumo di suolo nel nostro Paese permetterebbe, in definitiva, di fornire un contributo fondamentale per affrontare le grandi sfide poste dai cambiamenti climatici, dal dissesto idrogeologico, dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, dal diffuso degrado del territorio, del paesaggio e dell’ecosistema, dalla perdita di biodiversità”.