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Italia campionessa di cybersecurity. “La mia vita da hacker buono tra studi, gare e chitarra”

La squadra italiana vincitrice dei campionati europei di hacker 

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Lorenzo Leonardini a 24 anni ha ha guidato la squadra italiana alla vittoria nel campionato europeo di cybersicurezza. “In questo campo tutto cambia in fretta. L’università è importante ma non riesce a tenere il passo. Giocare serve a restare in esercizio”
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Ci sono questioni talmente serie da poter essere affrontate solo per gioco. La cybersicurezza è una di queste. Prendiamo la European Cybersecurity Challenge 2025, la gara per giovani hacker europei che si è svolta a Varsavia ed è stata vinta dalla squadra italiana. I partecipanti, raggruppati in squadre da dieci, possono avere al massimo 25 anni. Si sono sfidati su due prove ispirate l’una al gioco televisivo Jeopardy, l’altra a rubabandiera, laddove la bandiera è una stringa di testo da sottrarre agli avversari violandone i sistemi informatici.

La figurina del capitano, Lorenzo Leonardini 

Il clima è quello di una gara sportiva e lo stesso Lorenzo Leonardini, 24enne capitano della nostra squadra, quando descrive i compagni (nessuna ragazza è presente in squadra) dice “giochiamo da molto insieme”. Il suo gruppo di amici, chiamato mHACKERoni, nel 2023 si è impadronito dei comandi di un satell…

Ci sono questioni talmente serie da poter essere affrontate solo per gioco. La cybersicurezza è una di queste. Prendiamo la European Cybersecurity Challenge 2025, la gara per giovani hacker europei che si è svolta a Varsavia ed è stata vinta dalla squadra italiana. I partecipanti, raggruppati in squadre da dieci, possono avere al massimo 25 anni. Si sono sfidati su due prove ispirate l’una al gioco televisivo Jeopardy, l’altra a rubabandiera, laddove la bandiera è una stringa di testo da sottrarre agli avversari violandone i sistemi informatici.

La figurina del capitano, Lorenzo Leonardini 

Il clima è quello di una gara sportiva e lo stesso Lorenzo Leonardini, 24enne capitano della nostra squadra, quando descrive i compagni (nessuna ragazza è presente in squadra) dice “giochiamo da molto insieme”. Il suo gruppo di amici, chiamato mHACKERoni, nel 2023 si è impadronito dei comandi di un satellite in orbita. Nulla di illegale, anzi. Era una gara organizzata dal dipartimento per la difesa americano, che aveva messo a disposizione un suo satellite per la sfida “Hack a sat”.

La stessa European Cybersecurity Challenge di Varsavia, che si è conclusa con il trenino di tutti i concorrenti, ha alle spalle un organizzatore serio come l’Unione Europea, in particolare la sua agenzia per la sicurezza informatica Enisa. Leonardini, come molti suoi amici, studia informatica all’università di Pisa ma è cresciuto giocando in cameretta sulla piattaforma CyberChallenge.IT. Ci si entra da ragazzini partecipando a piccole sfide, poi si accumulano punti e a volte si diventa campioni. L’aspetto è ludico, ma fra gli organizzatori ci sono una manciata di università italiane, l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale e il Cybersecurity National Lab. E’ così che si coltivano le nuove generazioni di esperti di difesa informatica.

Perché questo approccio ludico, non basta studiare all’università?

“Nella cybersicurezza tutto cambia rapidamente. Le università non farebbero in tempo ad aggiornare i programmi. Le basi di un corso di laurea sono importanti, ma giocando è molto più facile tenere il passo. Durante le gare studi, esplori, impari, altrimenti non è divertente. Nei tornei entriamo in contatto con una comunità internazionale e sviluppiamo capacità indispensabili anche nel mondo reale”.

Ci sono molte gare di cybersicurezza?

“Almeno una a settimana. A volte anche tutti i giorni”.

Lei nel mondo reale cosa fa?

“Ho diversi lavori, ma il mondo reale è più semplice rispetto alle gare, ci sono meno sfide astruse. A volte mi occupo di programmazione tradizionale, e la forma mentis della cybersicurezza mi aiuta a creare programmi meno vulnerabili. Altre volte effettuo analisi di sistemi informatici per individuarne i punti deboli”.

Ne trova?

“Sì, molti sistemi sono stati creati quando il problema della sicurezza non si poneva nemmeno. Aggiornarli ora richiede investimenti. Ma stiamo migliorando, la situazione non è così tragica”.

Ha mai incontrato un hacker russo?

“No, ci sono effettivamente squadre di hacker finanziate dagli stati, ma si muovono in altri contesti, governativi o di intelligence. Non li troviamo certo nelle nostre gare. La loro influenza, così come quella della disinformazione in rete, è un problema che bisogna capire come risolvere. Ammesso che sia risolvibile”.

Ci racconta come è andata la gara di Varsavia? Avete vinto su 40 squadre partecipanti.

“Ero alla quinta partecipazione. Altre volte avevamo sfiorato la vittoria, ma stavolta ce l’abbiamo fatta. La squadra ha fatto due raduni prima della gara, ma prepararsi è sempre difficile. E’ il paese ospitante infatti a decidere le prove. A volte si vede il coinvolgimento dell’esercito nella preparazione, con maggiore enfasi sulle sfide di analisi forense o crittografia. E’ facile restare spiazzati, per questo si cerca di mettere in squadra ragazzi con competenze diverse. Quest’anno è andata bene, la seconda prova, quella di attacco e difesa, era nelle nostre corde. Gli organizzatori danno un sistema informatico alle squadre. Ognuna deve cercare di violare le difese dell’altro, entrando nel sistema e rubando le sue bandiere, che sono delle righe di testo segrete”.

Come si diventa campioni di sicurezza informatica?

“Per quanto mi riguarda molto per caso. Nel 2018 ho letto un articolo che parlava del progetto CyberChallenge. Frequentavo il liceo a Genova, ero appassionato di informatica e mi sono incuriosito”.

Servono doti particolari?

“No, molta curiosità e voglia di impegnarsi per risolvere le sfide. Oggi che sono a un livello avanzato mi capita di trascorrere l’intera giornata studiando a fondo un problema. A restare indietro è l’altra mia passione, la musica. Molti informatici sono anche musicisti. C’è in comune l’aspetto della creatività, ma io alla chitarra e al sassofono mi dedico solo quando ho tempo”.

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