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Il Papa: “Le donne nella Chiesa ancora vittime dei pregiudizi”

(ansa)

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Scambio a braccio con le equipe sinodali: “Esistono ostacoli culturali di cui sono vittime In alcune comunità di fede sono trattate da cittadine di seconda classe
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Non tutti i vescovi o i sacerdoti «vogliono permettere che le donne esercitino» il loro ruolo nella Chiesa, ci sono culture dove le donne nella loro comunità di fede sono ancora trattate come «cittadine di seconda classe». Papa Leone non usa mezzi termini per descrivere i «pregiudizi» e le «discriminazioni» di cui le donne sono vittime in alcuni luoghi della Chiesa cattolica mondiale.

Dopo il Sinodo

L’occasione è un confronto con le “equipe sinodali”, ossia i gruppi di vescovi, sacerdoti, religiosi, suore e laici che dopo il doppio sinodo voluto da papa Francesco stanno traducendo nelle loro diocesi le novità emerse a Roma nel 2023 e 2024. Robert Francis Prevost, che domani celebra una messa a San Pietro per il loro Giubileo, ieri sera li ha voluti incontrare per uno scambio informale. Ha risposto a braccio – in inglese, spagnolo e italiano – alle domande poste dai rappresentanti di tutti i continenti. Ha sottolineato l’importanza di ascoltare le reciproche posizioni, notando che ci s…

Non tutti i vescovi o i sacerdoti «vogliono permettere che le donne esercitino» il loro ruolo nella Chiesa, ci sono culture dove le donne nella loro comunità di fede sono ancora trattate come «cittadine di seconda classe». Papa Leone non usa mezzi termini per descrivere i «pregiudizi» e le «discriminazioni» di cui le donne sono vittime in alcuni luoghi della Chiesa cattolica mondiale.

Dopo il Sinodo

L’occasione è un confronto con le “equipe sinodali”, ossia i gruppi di vescovi, sacerdoti, religiosi, suore e laici che dopo il doppio sinodo voluto da papa Francesco stanno traducendo nelle loro diocesi le novità emerse a Roma nel 2023 e 2024. Robert Francis Prevost, che domani celebra una messa a San Pietro per il loro Giubileo, ieri sera li ha voluti incontrare per uno scambio informale. Ha risposto a braccio – in inglese, spagnolo e italiano – alle domande poste dai rappresentanti di tutti i continenti. Ha sottolineato l’importanza di ascoltare le reciproche posizioni, notando che ci sono priorità diverse nei diversi continenti e nella Chiesa non può prevalere un «modello uniforme». E poi ha approfondito la questione femminile nella Chiesa.

Il nodo diaconesse

Se già nei primi mesi di pontificato ha manifestato l’intenzione di promuovere le donne in ruoli di responsabilità in Vaticano, ieri ha articolato il suo pensiero in modo circostanziato. E’ stata una delegata di lingua tedesca che, a nome degli europei presenti, ha posto al Pontefice nato a Chicago la domanda sulle donne: la parità tra uomini e donne, ha domandato, può essere una realtà nella Chiesa del futuro? Leone ha subito chiarito che intendeva «lasciare da parte» il nodo delle donne diacono: è una richiesta storica degli ambienti cattolici progressisti, e ora è oggetto di approfondimento di uno dei dodici gruppi di studio teologico e canonistico che già Bergoglio ha creato e che consegneranno al nuovo Papa le loro conclusioni a fine anno.

Mamma Prevost

Leone ha cominciato da «due esperienze molto personali»: la prima quando negli anni Settanta chiese a sua madre, donna molto attiva in parrocchia, se volesse essere uguale agli uomini, e la madre rispose: «No perché siamo già migliori» – «e non lo diceva scherzando!», ha chiosato Prevost. La seconda in Perù, dove è stato missionario e vescovo, e dove ha conosciuto una congregazione di suore che lavoravano dove non c’erano sacerdoti, occupandosi anche di battesimi e matrimoni: «Un lavoro missionario stupendo».

Differenze culturali

Per il Papa, dunque, «non è che non esistono opportunità» già oggi per le donne nella Chiesa, ma «esistono ostacoli» di ordine culturale, e, ad esempio, «non tutti i vescovi o i sacerdoti» vogliono «permettere che le donne esercitino quello che può essere molto bene il loro ruolo». In particolare, «ci sono culture» dove le donne sono trattate come «cittadine di seconda classe» e «non hanno in realtà gli stessi diritti». Per Prevost, «non tutti i paesi e continenti» sono nella stessa situazione di «Europa o Stati Uniti», e non basta nominare «qui o là una donna» per risolvere il problema, perché ci sono «discriminazioni» e «pregiudizi» strutturali. Succede, ha lamentato Leone, che la vita della Chiesa sia «più determinata» dalla cultura che dai «valori evangelici» e su questo bisogna «essere coraggiosi» e adoperarsi perché «pian piano si possa introdurre cambiamenti e trasformazioni» e far sì che «sia veramente rispettato e valorizzato» il «carisma di ogni persona», donne comprese.

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